La gestione dei richiami di latte artificiale contaminato riporta sotto i riflettori Nestlé e Danone, mentre nuove inchieste giornalistiche e analisi precedenti sollevano dubbi sui tempi di intervento, tra notifiche alle autorità, blocchi di produzione e prodotti rimasti nei canali distributivi in diversi Paesi.
LE INCHIESTE E LE ACCUSE DI RITARDO
Secondo un’indagine congiunta di Radio France, RTBF e RTS, Nestlé avrebbe ritardato l’allerta alle autorità europee riguardo alla presenza di cereulide, una tossina in grado di provocare vomito e diarrea e considerata particolarmente rischiosa per i neonati.
La sostanza era stata rilevata in un ingrediente fornito dalla cinese CABIO Biotech e utilizzato anche da Danone e Lactalis, circostanza che ha portato a richiami in oltre 65 Paesi e a un’ampia attenzione da parte delle autorità e dei consumatori.
Le stesse inchieste, afferma The Independent, hanno inoltre ipotizzato che prodotti già immessi sul mercato siano rimasti nei canali di distribuzione o nelle abitazioni dei consumatori senza una comunicazione immediata alle autorità competenti, nonostante le regole prevedano una segnalazione tempestiva in presenza di rischi per la salute.
RICHIAMI, BLOCCI E PRODOTTI NON RITIRATI IMMEDIATAMENTE
Radio France ha riferito che circa 838.000 lattine di latte artificiale sarebbero state bloccate dal 26 dicembre negli stabilimenti in Francia e in altri siti produttivi di Nestlé.
Secondo le stesse ricostruzioni, alcune operazioni di ritiro sarebbero avvenute senza comunicazione pubblica immediata in Austria e Germania già dal 24 dicembre, circostanza che Nestlé ha contestato.
INDAGINI GIUDIZIARIE IN CORSO
Al momento, le autorità giudiziarie francesi hanno escluso un collegamento tra i decessi di due neonati e i prodotti richiamati, mentre un terzo caso resta sotto esame. Un’inchiesta aperta a Meaux, secondo quanto riportato da Radio France, è stata invece trasferita a Parigi.
LA POSIZIONE DI NESTLÉ E DI DANONE
Nestlé, stando a Reuters, ha respinto le ricostruzioni definendo le accuse “inaccurate e fuorvianti”, sostenendo di aver operato con trasparenza e in collaborazione con le autorità fin dall’inizio. Secondo quanto riportato, l’azienda avrebbe seguito un processo interno articolato che comprendeva valutazioni del rischio, verifiche di tracciabilità e identificazione dei prodotti coinvolti prima di procedere ai richiami pubblici.
La società ha inoltre indicato di aver rilevato i primi livelli bassi di cereulide a fine novembre, interrompendo l’utilizzo di miscele contenenti olio di acido arachidonico del fornitore dopo la conferma della contaminazione avvenuta il 24 dicembre. Il fornitore sarebbe stato informato il 29 dicembre, mentre le analisi dei campioni sarebbero proseguite fino al 3 gennaio, con l’avvio dei richiami dal 5 gennaio.
Danone ha dichiarato che la salute dei neonati rappresenta la priorità assoluta e ha sottolineato la collaborazione con le autorità e l’adozione di misure precauzionali man mano che le indicazioni venivano aggiornate.
L’IMPATTO SULLE VENDITE DI NESTLÉ
Un’analisi del Financial Times, pubblicata circa un mese prima delle inchieste più recenti, aveva già evidenziato effetti economici significativi per Nestlé, con un impatto stimato dello 0,9% sulla crescita delle vendite trimestrali attribuito ai richiami. Nel dettaglio, il comparto nutrizione aveva registrato un calo del 3,9%, mentre la crescita del caffè pari al 9,3% aveva compensato parzialmente le perdite, contribuendo a una crescita complessiva delle vendite del 3,5%.
Lo stesso report indicava effetti anche per Danone, con una flessione del 4,3% nella divisione nutrizione in Europa, Medio Oriente e Africa nello stesso periodo.







