L’Antitrust continua a tenere i fari puntati sulle compagnie aeree. Dopo la maxi sanzione da oltre 255 milioni di euro inflitta a Ryanair alla fine del 2025 per abuso di posizione dominante nei rapporti con le agenzie di viaggio, ora nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato è finita Volotea. L’Agcm ha infatti avviato un’istruttoria nei confronti della compagnia spagnola e, allo stesso tempo, ha adottato un provvedimento cautelare che punta a fermare immediatamente una pratica ritenuta potenzialmente lesiva per i consumatori: la modifica del prezzo dei biglietti già acquistati in funzione dell’andamento del costo del carburante.
COSA CONTESTA L’ANTITRUST A VOLOTEA
Al centro dell’intervento dell’Autorità c’è la cosiddetta “Promessa di Fair Travel”, una politica commerciale introdotta da Volotea per gestire gli effetti dell’aumento dei costi del carburante legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e alle oscillazioni del prezzo del petrolio.
Il meccanismo prevede che il costo finale del biglietto possa essere adeguato, sia al rialzo sia al ribasso, sulla base dell’andamento del Brent, il principale riferimento internazionale per il prezzo del greggio. Il punto contestato dall’Agcm è però il momento in cui questa variazione viene comunicata al passeggero.
Secondo quanto ricostruito dall’Autorità, sette giorni prima della partenza Volotea può richiedere un supplemento compreso tra 6 e 14 euro per passeggero e per tratta. Solo a quel punto il viaggiatore viene informato dell’eventuale aumento e deve decidere se pagare la somma aggiuntiva, modificare il volo oppure rinunciare al viaggio ottenendo un rimborso sotto forma di crediti utilizzabili con la compagnia.
Il mancato pagamento del supplemento comporta invece la cancellazione della prenotazione senza diritto al rimborso.
Per l’Antitrust, il problema non riguarda tanto il fatto che il prezzo possa risentire dell’andamento del carburante, quanto le modalità con cui ciò avviene e le conseguenze per il consumatore.
PERCHÉ È SCATTATA L’ISTRUTTORIA
L’Autorità ritiene che il sistema possa alterare il processo decisionale del cliente già nella fase di acquisto.
Sulla vicenda sono arrivati anche alcuni esposti delle associazioni dei consumatori, per le quali la richiesta di un supplemento comunicato dopo l’acquisto rischia di compromettere la trasparenza del prezzo finale del biglietto e di limitare la libertà di scelta dei passeggeri.
Chi compra un biglietto, infatti, visualizza un prezzo che potrebbe non essere quello effettivamente richiesto per viaggiare.
Ma c’è anche un secondo profilo che ha spinto l’Agcm ad aprire il procedimento. Quando la richiesta di pagamento aggiuntivo arriva a pochi giorni dalla partenza, il passeggero spesso ha già organizzato il viaggio, prenotato alberghi, programmato ferie o impegni di lavoro. In queste condizioni, secondo l’Autorità, la libertà di scelta rischia di ridursi sensibilmente.
Di fronte all’alternativa tra pagare il supplemento oppure cambiare i propri programmi, molti consumatori potrebbero sentirsi sostanzialmente costretti ad accettare l’aumento.
È proprio questa combinazione tra prezzo iniziale potenzialmente incompleto e richiesta successiva formulata a ridosso della partenza che ha portato l’Antitrust a ipotizzare una pratica commerciale scorretta.
LO STOP PREVENTIVO DELL’AUTORITÀ
La particolarità del caso è che l’Agcm non si è limitata ad aprire un’istruttoria.
Contestualmente è stato infatti avviato un procedimento cautelare “audita altera parte”, una misura d’urgenza adottata quando l’Autorità ritiene che vi sia il rischio di un danno immediato per i consumatori e che sia quindi necessario intervenire prima della conclusione dell’indagine.
L’istruttoria dovrà ora stabilire se il meccanismo introdotto dalla compagnia sia effettivamente incompatibile con la normativa a tutela dei consumatori.
IL NODO DEL CARO CHEROSENE
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che interessa l’intero settore del trasporto aereo.
Le tensioni geopolitiche non stanno incidendo soltanto sui costi delle compagnie. Secondo il FactBook 2026 sul trasporto aereo realizzato dal Centro ICCSAI dell’Università di Bergamo e riportato dal Sole 24 Ore, il traffico aereo europeo continua a crescere ma a ritmi più contenuti. Dopo il +8% registrato nel 2024, nel 2025 l’incremento si è fermato al 4%, mentre nel primo trimestre del 2026 la crescita è stata del 3,7%.
Gli analisti collegano questo rallentamento anche all’incertezza internazionale e all’andamento dei prezzi energetici, che continua a rappresentare una delle principali variabili per il settore.
Proprio richiamando questo scenario Volotea aveva giustificato l’introduzione della nuova politica commerciale.
IL PESO DELLE LOW COST NEL MERCATO ITALIANO
L’intervento dell’Antitrust arriva in un momento in cui il ruolo delle compagnie low cost nel mercato italiano è più centrale che mai.
Secondo i dati del FactBook 2026, nel 2025 gli aeroporti italiani hanno movimentato 230 milioni di passeggeri, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente, superiore alla media europea. L’Italia si conferma così il terzo mercato europeo per traffico aereo, dietro soltanto a Spagna e Regno Unito e davanti a Germania e Francia.
Anche nei primi tre mesi del 2026 il mercato italiano ha continuato a crescere (+4,6%), pur rallentando rispetto al +5,8% registrato nell’ultimo trimestre del 2025. Roma Fiumicino si conferma il principale aeroporto nazionale con 51,3 milioni di passeggeri (+4,3%), mentre Milano Malpensa ha raggiunto quota 31,4 milioni (+8,6%). Tra gli scali regionali spiccano Bari (+9,7%), Lamezia Terme (+12,4%), Trieste (+25,1%) e Pescara (+31,5%).
A dominare il mercato sono soprattutto le compagnie a basso costo. Oggi le low cost rappresentano il 60,1% del traffico aereo italiano, una quota nettamente superiore alla media europea del 46,5%. Anche sul mercato domestico la loro presenza supera il 57%. Ryanair resta il primo vettore nel Paese per numero di passeggeri e guida il mercato in 15 dei 20 principali aeroporti italiani, mentre Volotea mantiene posizioni di rilievo negli scali regionali e si conferma leader a Olbia.
Numeri che aiutano a comprendere perché le politiche commerciali adottate dai grandi vettori low cost siano osservate con particolare attenzione dalle autorità e dalle associazioni dei consumatori.
L’istruttoria dell’Agcm ora dovrà chiarire se la “Promessa di Fair Travel” possa continuare a volare oppure no.







