Un segnale incoraggiante sulla capacità di agire sulla proteina tau, ma risultati clinici ancora difficili da interpretare: il nuovo studio su diranersen di Biogen ha aperto interrogativi tra gli analisti e spinto il titolo della società al ribasso. La lettura dettagliata dei dati ha infatti mostrato alcuni elementi positivi, ma anche una risposta inattesa legata al dosaggio del farmaco.
OBIETTIVO PRINCIPALE MANCATO
Le azioni di Biogen hanno registrato un calo dopo la presentazione dei risultati dettagliati dello studio di fase intermedia su diranersen, che non ha raggiunto l’obiettivo principale della sperimentazione, ovvero dimostrare che una dose elevata del farmaco fosse in grado di rallentare la progressione della malattia.
La società aveva già indicato che una dose più bassa sembrava mostrare risultati più promettenti sul piano cognitivo, mantenendo l’attenzione sul potenziale di un approccio diverso rispetto ai trattamenti attualmente disponibili.
IL PARADOSSO DELLE DOSI
I dati presentati alla Alzheimer’s Association International Conference di Londra, riferisce Bloomberg, hanno evidenziato un elemento inatteso: la dose più alta di diranersen ha prodotto le maggiori riduzioni della proteina tau, ritenuta coinvolta nei processi neurodegenerativi dell’Alzheimer.
Tuttavia, alcune misure cliniche hanno mostrato risultati migliori nei pazienti trattati con la dose più bassa, invertendo le aspettative iniziali dell’azienda. Nella Clinical Dementia Rating Sum of Boxes (CDR-SB), uno dei parametri più utilizzati per valutare la progressione della malattia, i pazienti che hanno ricevuto la dose più bassa hanno registrato dopo 76 settimane un declino medio inferiore del 26% rispetto al gruppo placebo, mentre per le dosi superiori la differenza è stata del 14% o meno.
COSA DICONO GLI ANALISTI
La reazione degli analisti riportati da Bloomberg è stata prudente. Brian Abrahams, analista di RBC Capital Markets, ha scritto in una nota agli investitori che i risultati “lasciano più domande che risposte”. Secondo Abrahams, i dati erano in gran parte in linea con le aspettative, ma restano dubbi sulla solidità e sulla possibilità di replicare i risultati.
“Le ragioni per cui i benefici più favorevoli si sono osservati nel gruppo con la dose più bassa restano poco chiare, perché le riduzioni della tau sembrano, se mai, maggiori nei gruppi con dosi più elevate – ha dichiarato l’analista -. L’entità dell’effetto anche alla dose ottimale potrebbe non essere sufficiente per essere considerata trasformativa, soprattutto se studi più ampi dovessero mostrare un’efficacia più distribuita tra le tre dosi analizzate”.
LA REAZIONE DI WALL STREET
Dopo la diffusione dei dati, le azioni di Biogen sono arrivate a perdere l’8,2% nella seduta di martedì, segnando il calo intraday più ampio da marzo. Anche Ionis Pharmaceuticals, società che ha concesso in licenza il farmaco a Biogen, ha registrato una flessione fino al 3,3%.
IL PROSSIMO PASSO DELLA SPERIMENTAZIONE
David Knopman, neurologo ed esperto di Alzheimer presso la Mayo Clinic, ha sottolineato che, nonostante la difficoltà nell’interpretare il rapporto tra dose e risultati clinici, il farmaco ha mostrato sia segnali di beneficio su alcune misure sia un’effettiva azione sul bersaglio biologico.
“Sebbene la questione della dose sia difficile da comprendere, il farmaco mostra alcuni benefici clinici su alcune misure e ha raggiunto il bersaglio”, ha dichiarato, aggiungendo che i risultati potrebbero giustificare il passaggio a una sperimentazione finale, dopo una migliore definizione del dosaggio.
Biogen ha già annunciato l’intenzione di avviare uno studio di fase avanzata per valutare benefici e rischi di diranersen.
LA SFIDA ALL’AMILOIDE
Diranersen, spiega Bloomberg, è seguito con attenzione perché adotta un meccanismo diverso rispetto ai farmaci anti-Alzheimer oggi disponibili. Trattamenti come Leqembi di Biogen ed Eisai agiscono sull’amiloide, una proteina che si accumula nel cervello anni prima della comparsa dei sintomi.
Il farmaco di Biogen punta invece alla proteina tau, considerata più strettamente collegata al declino cognitivo nelle fasi avanzate della malattia. Se i risultati futuri confermeranno l’efficacia del trattamento, diranersen potrebbe diventare il primo farmaco approvato basato su un approccio mirato alla tau contro l’Alzheimer.






