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Missili e laser insieme, Israele punta sull’integrazione tra Iron Dome e Iron Beam

Israele ha completato con successo una serie di test su una versione aggiornata dell'Iron Dome, il sistema di difesa aerea perno della protezione nazionale, dimostrando nuove capacità operative congiunte con il sistema laser Iron Beam. Tutti i dettagli

Israele ha testato l’Iron Dome con Iron Beam, combinando missili e impulsi laser per la difesa aerea, contrastando uno scenario di minaccia multipla.

È quanto ha reso noto il ministero della Difesa dello stato ebraico in un comunicato, spiegando di aver condotto un’esercitazione congiunta in cui ha utilizzato insieme i sistemi di difesa laser Iron Beam e Iron Dome, basati su intercettori. Secondo quanto riportato, tali test hanno anche incluso “lezioni operative apprese durante la guerra” e scenari come attacchi di razzi, missili da crociera e droni.

Il capo della Direzione Ricerca e Sviluppo della Difesa (DDR&D) dell’Organizzazione Israeliana per la Difesa Missilistica (IMDO), Moshe Patel ha sottolineato l’importanza di coordinare le capacità difensive di Iron Beam e Iron Dome per massimizzarne l’efficacia congiunta. A metà del 2025, il Ministero della Difesa ha rivelato che Iron Beam aveva abbattuto circa 40 droni di Hezbollah già nell’autunno del 2024.

L’annuncio del dicastero israeliano giunge nel contesto del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, uno sviluppo diplomatico che ha lasciato Israele in uno stato di elevata tensione strategica lungo il confine settentrionale con il Libano, segnala Defense News.

Tutti i dettagli.

COS’È E COME FUNZIONA IL SISTEMA DI DIFESA AEREA IRON DOME

L’Iron Dome è ampiamente considerato uno degli strumenti più importanti nell’arsenale di Israele. Tanto che anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, vuole un sistema simile (Golden Dome) per il suo paese.

Il sistema di difesa aerea ha 10 batterie mobili dispiegate in tutto il paese, ciascuna con tre o quattro lanciatori, con l’obiettivo di difendere un’area popolata di 155 chilometri quadrati. I lanciatori possono lanciare circa 20 intercettori Tamir, dando al sistema la capacità di lanciare fino a 800 missili contro i razzi in arrivo, senza contare le ricariche.

È composto da batterie di difesa missilistica in grado di difendersi da attacchi di mortai e razzi. Le batterie sono mobili, quindi possono essere spostate dove sono necessarie. Il sistema è progettato per funzionare efficacemente in tutti i tipi di condizioni atmosferiche.

SVILUPPATO DALLA RAFAEL E COPRODOTTO CON L’AMERICANA RAYTHEON

Operativo dal 2011, il sistema ha intercettato migliaia di razzi lanciati da Hezbollah e da Hamas nella Striscia di Gaza. Il sistema, sviluppato dalla Rafael Advanced Defense Systems israeliana e coprodotto dal 2014 con la Raytheon Technologies con sede negli Stati Uniti, è progettato per contrastare proiettili e droni a corto raggio, compreso tra 4 e 70 km.

L’azienda israeliana Rafael è anche il principale sviluppatore dell’Iron Beam, un sistema di difesa laser per intercettare minacce a corto raggio in modo più economico rispetto ai missili Tamir.

I NUOVI TEST

Durante i test, il governo di Israele ha affermato di aver eseguito e gestito con successo scenari operativi congiunti direttamente dal centro di controllo operativo dell’Iron Dome.

Secondo il ministero della Difesa, le nuove capacità dimostrate da Iron Dome durante i test rappresentano un “significativo passo avanti” nell’abilità del sistema di contrastare diversi scenari, aggiungendo un altro pilastro alla strategia del ministero di migliorare la prontezza operativa delle forze di difesa di Israele (Idf).

L’INTEGRAZIONE CON IRON BEAM

Un elemento chiave dell’ultima serie di test riguarda proprio l’integrazione operativa dell’Iron Beam.

Consegnato alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) alla fine dello scorso anno ricorda The Jerusalem Post, il sistema Iron Beam rappresenta una pietra miliare storica: la prima piattaforma di difesa laser operativa al mondo in grado di neutralizzare razzi, droni e mortai a una frazione del costo dei tradizionali intercettori.

Quest’ultimo sistema è progettato per neutralizzare i bersagli entro quattro o cinque secondi dal momento in cui li aggancia, a distanze fino a 10 chilometri. Si ritiene che un impulso laser Iron Beam costi solo pochi dollari, mentre un singolo missile intercettore Tamir costa circa 50.000 dollari, sottolinea Defense News.

Questa integrazione è un prerequisito per i futuri dispiegamenti operativi, consentendo di passare dinamicamente dall’intercettazione missilistica a quella laser in base alla natura della minaccia in arrivo, alla disponibilità del sistema e ai calcoli costi-benefici.

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