Dopo mesi di tensioni e rinvii, l’Unione Europea ha raggiunto stanotte un’intesa provvisoria per attuare il patto commerciale siglato la scorsa estate con gli Stati Uniti a Turnberry.
Il compromesso dovrebbe scongiurare l’aumento delle tariffe minacciate da Donald Trump – in particolare sui veicoli europei – e restituire un po’ di stabilità al più importante rapporto commerciale del pianeta.
Ad essere varato, però, è un testo con numerose clausole di salvaguardia, fortemente volute dal Parlamento per proteggersi da possibili future scorrettezze americane.
Un negoziato lungo e accidentato
L’accordo di Turnberry, raggiunto lo scorso luglio tra Trump e Ursula von der Leyen, prevedeva che l’Ue eliminasse i dazi su molti beni industriali e alcuni prodotti agricoli statunitensi, mentre Washington si impegnava a non superare il 15% sulle esportazioni europee.
Come scrive Reuters, però, il Parlamento e i governi Ue hanno frenato più volte l’iter: prima per le minacce americane sulla Groenlandia, poi dopo la sentenza della Corte Suprema Usa che aveva rimesso in discussione gran parte della strategia tariffaria di Trump.
La svolta è arrivata nelle ultime settimane, quando il presidente americano ha fissato la scadenza del 4 luglio, minacciando dazi al 25% sulle auto europee.
“L’Ue ha dimostrato ancora una volta di essere un partner commerciale affidabile che rispetta i suoi impegni”, ha dichiarato il commissario Maroš Šefčovič, come riportato dal Financial Times.
Cosa prevede il compromesso finale
Il testo uscito da oltre cinque ore di negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione mantiene l’impianto di Turnberry ma aggiunge importanti protezioni.
L’Europa procederà a togliere i dazi su numerosi beni industriali americani e concederà accesso preferenziale ad alcuni prodotti agricoli e ittici, tra cui l’aragosta statunitense – una concessione simbolica ma politicamente rilevante. In cambio, gli Stati Uniti dovrebbero applicare tariffe massime al 15% sulla maggior parte delle merci europee.
Tuttavia, come sottolinea Politico, i dazi americani su acciaio e alluminio rimangono in molti casi al 50%, ben sopra il livello concordato. Per questo motivo il compromesso prevede una verifica della Commissione entro la fine del 2026: se Washington non avrà ridotto quelle tariffe, l’Ue potrà valutare la sospensione dell’intero accordo.
Le tutele chieste dal Parlamento
Uno dei punti più discussi è stata la “sunset clause”: l’accordo scadrà automaticamente a dicembre 2029, quasi alla fine del prossimo mandato presidenziale americano.
Il Parlamento ha inoltre ottenuto meccanismi di sospensione rapidi nel caso in cui le importazioni Usa causino danni gravi all’industria europea, attivabili dalla Commissione o su richiesta di almeno tre Stati membri.
Bernd Lange, presidente della commissione Commercio del Parlamento e negoziatore capo, si è detto soddisfatto del risultato: “Abbiamo introdotto – ha detto Lange con parole riportate da France 24 – un meccanismo di sospensione se gli Usa non rispettano l’accordo, un monitoraggio costante sull’impatto economico, disposizioni contro tariffe ingiustificate e un forte ruolo del Parlamento”.
Sono invece cadute le richieste più dure, tra cui la sospensione automatica in caso di violazione e soprattutto la clausola che avrebbe legato l’accordo a eventuali minacce alla sovranità territoriale dell’Ue.
Reazioni e divisioni interne
Il Partito Popolare Europeo ha premuto con decisione per chiudere rapidamente la pratica. Željana Zovko, negoziatrice del gruppo, ha sottolineato che l’intesa “salverà le nostre imprese e darà loro ossigeno per continuare a commerciare con il partner più importante”.
Anche von der Leyen ha salutato il risultato con ottimismo, parlando di un commercio “stabile, prevedibile, bilanciato e reciprocamente vantaggioso”.
Dagli altri gruppi, però, sono giunti segnali contrastanti. Liberali e sinistra restano critici verso un accordo che giudicano troppo sbilanciato a favore degli Stati Uniti e potrebbero votare contro.
Il voto decisivo è atteso nella plenaria del 15-18 giugno a Strasburgo. Nel Consiglio, dove l’approvazione sembra ormai una formalità, Sabine Weyand ha parlato di un passaggio “in discesa”, secondo quanto riferisce Politico.







