Gli Stati Uniti stanno esaurendo le scorte di missili Tomahawk?
Washington ha annunciato che non schiereranno missili da crociera Tomahawk in Germania, una decisione che rischia di complicare le capacità di deterrenza dell’Europa e della Nato in un momento di crescente tensione internazionale. I missili rappresentano infatti uno dei principali strumenti offensivi statunitensi grazie alla loro gittata superiore ai 1.600 chilometri, una capacità oggi assente nei principali arsenali europei.
Lo stop deciso dall’amministrazione Trump arriva mentre Washington deve fare i conti con una significativa riduzione delle proprie scorte di missili a lungo raggio, consumate durante l’Operazione Epic Fury contro l’Iran avviata lo scorso 28 febbraio. Secondo un report di fine marzo del Washington Post, gli Usa hanno lanciato almeno 850 Tomahawk in poco più di un mese dall’inizio della campagna militare congiunta israelo-americana, un livello di impiego superiore a quello registrato nei conflitti precedenti. Il Center for Strategic and International Studies (Csis) stima che l’arsenale americano disponga ancora di circa 3.000 Tomahawk.
“In questo momento gli americani sono costretti a non avviare una guerra ad alta intensità perché hanno finito le munizioni molto semplicemente. Hanno dimezzato i magazzini, compresi i missili Tomahawk che avevano, la lista è molto lunga”, ha spiegato stamani Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, intervenendo a Omnibus su La7.
Tutti i dettagli.
LE SCORTE USA SOTTO PRESSIONE
Secondo quanto riportato dal Washington Post a fine marzo, gli Stati Uniti hanno lanciato almeno 850 Tomahawk in poco più di un mese dall’inizio dell’Operazione Epic Fury. Una quantità superiore all’utilizzo registrato nei conflitti precedenti, secondo una valutazione del Center for Strategic and International Studies (Csis) firmata da Mark Cancian e Chris Park.

Il Dipartimento della Difesa statunitense non rende noto il numero esatto di Tomahawk presenti nell’arsenale americano, ma l’analisi del Csis stima che gli Stati Uniti dispongano ancora di circa 3.000 missili.
LE CARATTERISTICHE DEL MISSILE
“Il Tomahawk è un missile da attacco al suolo lanciato da una nave. Ha una gittata molto lunga ed è molto preciso. Esiste da molto tempo, ma è stato continuamente aggiornato nel corso degli anni e ora la versione Block V è quella attuale”, ha spiegato Mark Cancian al Military Times.
Sempre l’esperto del Csis ha sottolineato che la lunga gittata permette alle forze statunitensi di operare al di fuori delle capacità difensive avversarie. Proprio per questo le forze armate americane hanno utilizzato il Tomahawk nelle prime fasi dell’Operazione Epic Fury, fino alla neutralizzazione delle difese aeree iraniane da parte di Stati Uniti e Israele.
IL COSTO E L’UTILIZZO OPERATIVO
Una volta ottenuta la superiorità aerea, il ricorso ai Tomahawk è diminuito. “Non si è azzerato, ma è calato perché sono così costosi e rari che, se possiamo usare munizioni a corto raggio, le usiamo perché sono molto più economiche”, ha spiegato Cancian a Military Times.
Secondo l’analista, un Tomahawk costa circa 3,5 milioni di dollari e ha una gittata di 1.600 chilometri. Una bomba guidata JDAM, invece, costa circa 80mila dollari e può colpire con la stessa precisione, ma con una gittata limitata a circa 30 chilometri.
LE PREOCCUPAZIONI DEL PENTAGONO
Ad oggi la principale preoccupazione del Pentagono riguarda gli effetti dell’esaurimento delle scorte sui principali teatri strategici globali. “Il problema è l’effetto su altri teatri operativi come l’Ucraina e il Pacifico occidentale, un conflitto contro la Cina”, ha dichiarato l’esperto del Csis a Military Times.
Secondo Cancian, gli strateghi statunitensi temono che la riduzione delle scorte possa indebolire la capacità di deterrenza americana, in particolare nell’Indo-Pacifico, dove Washington considera la Cina il principale rivale strategico.
Inoltre, l’analista del Csis ha evidenziato anche il ruolo del Tomahawk nella deterrenza verso Pechino, soprattutto in relazione a Taiwan. “Con la Cina particolarmente concentrata su Taiwan, è molto utile perché la Cina possiede un numero enorme di missili”, ha concluso Cancian.







