Un po’ a sorpresa, EasyJet cambia idea. Nel giro di pochi giorni la compagnia aerea britannica ha ritirato il sostegno all’offerta di Castlelake e ha deciso di appoggiare, almeno in linea di principio, quella più ricca presentata dal fondo americano Apollo Global Management. Sul tavolo c’è una proposta da 7,15 sterline per azione, che valuta EasyJet circa 5,7 miliardi di sterline, contro i 5,5 miliardi e i 6,9 sterline per azione messi sul piatto dal concorrente. La mossa ha immediatamente acceso una possibile guerra di rilanci tra i due fondi statunitensi e ha spinto in Borsa il titolo della compagnia fino a +15%.
PERCHÉ EASYJET HA SCELTO APOLLO
Per il consiglio di amministrazione di EasyJet l’offerta di Apollo è abbastanza convincente da meritare il via libera degli azionisti, a patto che il fondo presenti una proposta vincolante entro il 7 agosto. Secondo la società, la nuova proposta garantisce agli azionisti “un valore in contanti superiore” rispetto a quella di Castlelake, motivo per cui il board ha fatto marcia indietro rispetto all’intesa di principio raggiunta appena pochi giorni fa con il fondo rivale.
Apollo, uno dei maggiori gruppi mondiali del private equity e del credito, finanzierà l’operazione attraverso una combinazione di capitale proprio e debito. Il capitale arriverà dai fondi gestiti dal gruppo, mentre il finanziamento bancario sarà organizzato da Barclays, che ha già manifestato grande fiducia nella possibilità di reperire le risorse necessarie. Agli azionisti verrà inoltre offerta la possibilità, anziché incassare soltanto il corrispettivo in contanti, di trasferire la propria partecipazione nel veicolo che controllerà EasyJet, continuando così a mantenere una quota indiretta della compagnia.
La trattativa con Castlelake sembrava ormai ben avviata. Il fondo statunitense, con sede a Minneapolis e una lunga esperienza nel settore dell’aviazione, si era fatto avanti già a maggio e aveva dovuto rilanciare più volte. Le prime quattro offerte erano state respinte da EasyJet, che le aveva bollate come “altamente opportunistiche” accusando Castlelake di voler acquistare la compagnia “a prezzi di saldo”. Solo con il quinto tentativo, portando il corrispettivo a 6,9 sterline per azione, il fondo aveva convinto il consiglio ad aprire i libri contabili e a raggiungere un’intesa di principio. Sembrava il passo decisivo. Invece, pochi giorni dopo, è arrivata la proposta di Apollo, che ha ribaltato gli equilibri.
Castlelake conserva comunque qualche carta da giocare. Il fondo, affiancato da Brookfield Asset Management, è già entrato nella fase di due diligence dopo aver ottenuto l’accesso ai conti di EasyJet e ha presentato un progetto più dettagliato per il futuro della compagnia, che prevede anche il coinvolgimento dell’ex manager Peter Bellew. Inoltre, ha tempo fino al 3 agosto per rilanciare e tentare il controsorpasso su Apollo.
Apollo, dal canto suo, ha cercato di rassicurare mercato e dipendenti. Il fondo ha assicurato di voler mantenere il marchio EasyJet attraverso l’attuale accordo di licenza con easyGroup, la società del fondatore Stelios Haji-Ioannou, la cui famiglia possiede circa il 15% del capitale e percepisce una royalty pari allo 0,25% dei ricavi per l’utilizzo del marchio “easy”. Ha inoltre promesso di mantenere ai propri posti il management e le figure chiave della compagnia, spiegando che, con maggiori risorse finanziarie e senza i vincoli della Borsa, EasyJet potrà sviluppare più rapidamente i propri piani di crescita.
LA PARTITA CON CASTLELAKE NON È ANCORA CHIUSA
La partita, tuttavia, non riguarda soltanto il prezzo. Essendo entrambi investitori statunitensi, né Apollo né Castlelake possono controllare direttamente una compagnia europea senza rispettare le norme che impongono una maggioranza della proprietà e del controllo in mani britanniche o dell’Unione europea. Apollo ha già dichiarato che adotterà tutte le misure necessarie per ottenere le autorizzazioni regolamentari e individuare una soluzione conforme alle regole sulla proprietà delle compagnie aeree europee.
PERCHÉ EASYJET CONTINUA AD ATTIRARE I FONDI
Se due fondi americani sono pronti a sfidarsi a colpi di rilanci è perché il mercato continua a vedere in EasyJet un potenziale ancora in parte inespresso. Per Chris Beauchamp di IG l’arrivo di un secondo pretendente era quasi inevitabile, nonostante le delusioni degli ultimi anni. Augusto Viansson Ponte, di Alton Aviation Consultancy, richiama invece il valore di una compagnia che dispone di oltre 350 aeromobili e di un modello operativo ormai consolidato, difficile da replicare per chi volesse entrare oggi nel mercato europeo. Anche secondo John Strickland, l’offerta di Apollo non punta soltanto a riconoscere un prezzo più elevato agli azionisti, ma si inserisce nella strategia di crescita già avviata da EasyJet. Più cauto Alex Irving di Bernstein: ai valori proposti dal fondo, osserva, servirebbe un deciso salto di qualità dei risultati economici perché l’operazione possa davvero reggere sul piano finanziario.
TRA CARO CARBURANTE E PRENOTAZIONI IN FRENATA
L’interesse dei fondi arriva in una fase delicata per il trasporto aereo europeo. L’aumento del prezzo del carburante provocato dalla guerra con l’Iran e un rallentamento delle prenotazioni hanno aumentato la pressione sui conti delle compagnie. Nei risultati del primo semestre dell’esercizio 2026, EasyJet ha registrato una perdita ante imposte di 552 milioni di sterline, contro i 394 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, pur mantenendo una posizione finanziaria considerata solida, con 4,7 miliardi di sterline di liquidità e una cassa netta di 434 milioni. Nello stesso periodo i passeggeri sono cresciuti del 6%, a 42 milioni, con un coefficiente di riempimento salito al 90%, mentre EasyJet Holidays ha continuato a espandersi con un aumento del 22% dei clienti. La società ha comunque confermato l’obiettivo di proseguire il piano di crescita e di operare l’intero programma estivo, pur riconoscendo che il conflitto in Medio Oriente ha reso le prenotazioni più tardive e meno prevedibili.






