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Data center, il governo accelera su EdgeConneX: 3 campus tra Milano e Lodi

Il Cdm dichiara “strategico” il piano del gruppo controllato da EQT: investimenti tra 3 e 6 miliardi a seconda delle versioni di Palazzo Chigi e Mimit. Dietro il progetto la filiera tra Usa, Olanda e finanza svedese. Fatti, numeri e approfondimenti

Il governo ha deciso di mettere il timbro della “preminenza strategica nazionale” sul maxi progetto di EdgeConneX in Lombardia. Un passaggio non soltanto simbolico: il via libera del Consiglio dei ministri apre infatti la strada alla nomina di un commissario straordinario e a procedure autorizzative accelerate per tre nuovi campus di data center tra la provincia di Lodi e l’area sud di Milano, in quello che viene ormai presentato come uno dei principali investimenti infrastrutturali digitali in Italia.

Ma attorno all’operazione restano alcuni elementi da chiarire, a partire dai numeri diffusi dal governo stesso: il Mimit parla di un piano da 6 miliardi, Palazzo Chigi di 3 miliardi diretti più 5 miliardi indiretti attesi. E dietro la società italiana che porta avanti il progetto si muove una catena societaria internazionale che passa dai Paesi Bassi, approda negli Stati Uniti e arriva fino al colosso svedese del private equity EQT, vicino alla galassia finanziaria della famiglia Wallenberg.

IL VIA LIBERA DEL CDM AI DATA CENTER DI EDGECONNEX

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, ha dichiarato di “preminente interesse strategico nazionale” il programma di investimento estero denominato “EdgeConneX Campus Italia”. Secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, il progetto prevede la realizzazione entro il 2031 di tre campus di data center di ultima generazione in Lombardia, con oltre 300 megawatt di capacità complessiva.

L’investimento diretto indicato dal comunicato del governo è pari a circa 3 miliardi di euro, a cui si aggiungerebbero altri 5 miliardi di investimenti indiretti attesi. L’esecutivo stima inoltre circa 1.500 lavoratori annui nella fase di costruzione e 300 occupati diretti a regime, con possibilità di raddoppio rispettivamente a 3.000 e 600 addetti.

Il cronoprogramma indicato dal governo prevede l’avvio dei lavori nel terzo trimestre del 2026, mentre il completamento dovrebbe arrivare entro il 2031. Per accelerare il percorso autorizzativo, la normativa consente ora la nomina di un commissario straordinario di governo, d’intesa con la Regione Lombardia, con la possibilità di rilasciare autorizzazioni uniche anche tramite ordinanze in deroga.

Uno dei poli principali sorgerà nel Lodigiano e, secondo quanto riferito dal Mimit, sarà “tra i più grandi d’Europa”, con una forte specializzazione nelle applicazioni di intelligenza artificiale e nei carichi di lavoro legati al cloud.

I NUMERI DIVERSI TRA MIMIT E PALAZZO CHIGI

Il progetto è stato accompagnato da una discrepanza numerica emersa nel giro di poche ore tra le comunicazioni del ministero e quelle della Presidenza del Consiglio.

Nel pomeriggio del 14 maggio, infatti, il Mimit ha diffuso una nota sull’incontro tra Urso e i vertici di EdgeConneX parlando apertamente di un “valore complessivo di 6 miliardi” per i tre nuovi data center in provincia di Lodi e nell’area Sud di Milano. Poche ore dopo, però, il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri ha indicato un investimento diretto da 3 miliardi di euro, accompagnato da ulteriori 5 miliardi di investimenti indiretti attesi.

Non è chiaro, dunque, se il perimetro dei 6 miliardi evocato dal Mimit comprenda soltanto gli investimenti diretti o includa già parte dell’indotto. Né è chiaro come si concili con la cifra complessiva di 8 miliardi che emerge invece dalla somma tra investimenti diretti e indiretti riportata da Palazzo Chigi.

La divergenza non è irrilevante, soprattutto considerando che il governo sta costruendo attorno ai data center una vera e propria strategia industriale nazionale. Durante l’incontro con i vertici della società, Urso ha infatti rivendicato il ruolo crescente dell’Italia come hub europeo per le infrastrutture digitali avanzate e per l’intelligenza artificiale, ricordando che tra il 2023 e il 2025 sarebbero già stati registrati oltre 7 miliardi di investimenti nel settore, mentre altri 25 miliardi sarebbero stati annunciati per il triennio 2026-2028.

CHI È EDGECONNEX E COME È CRESCIUTA

Dietro il progetto lombardo c’è EdgeConneX, gruppo globale con sede centrale negli Stati Uniti, specializzato in infrastrutture per data center, hyperscale ed edge computing. La società opera oggi in oltre 20 paesi e dichiara più di 80 strutture attive in oltre 60 mercati globali, servendo clienti cloud, operatori di rete e piattaforme tecnologiche.

L’azienda è stata fondata negli Stati Uniti ma la sua crescita internazionale ha subito una forte accelerazione nel 2020, quando è stata acquisita da EQT Infrastructure IV, fondo infrastrutturale del gruppo svedese EQT. All’epoca EQT rilevò EdgeConneX da un consorzio guidato da Providence Equity Partners.

L’intento, secondo quanto dichiarato dalla stessa EQT, era di sostenere “la crescita accelerata” della società attraverso l’ingresso in nuovi mercati e l’espansione delle sedi esistenti, puntando sulla domanda crescente di infrastrutture digitali legate a cloud, 5G, intelligenza artificiale, internet delle cose e applicazioni a bassa latenza.

Da allora la piattaforma è cresciuta rapidamente. Dall’ingresso di EQT, EdgeConneX avrebbe aumentato di quasi venti volte la propria capacità, e il gruppo punta a sviluppare oltre 10 gigawatt di nuovi data center nei prossimi anni.

IL RUOLO DI EQT E DELLA FAMIGLIA WALLENBERG

Il vero regista finanziario dell’operazione resta EQT, uno dei maggiori gruppi europei di private equity e infrastrutture.

La società è stata fondata in Svezia nel 1994 ed è storicamente legata alla famiglia Wallenberg, una delle dinastie economiche più influenti della Scandinavia. Attraverso la holding Investor AB e altre partecipazioni, i Wallenberg hanno avuto o mantengono quote rilevanti in colossi industriali e finanziari come Ericsson, ABB, SKF, Electrolux e AstraZeneca.

EQT gestisce decine di miliardi di euro di asset e negli ultimi anni ha puntato con forza sulle infrastrutture digitali. Il fondo EQT Infrastructure IV, che ha acquisito EdgeConneX, era stato lanciato nel 2018 con una dotazione di circa 9 miliardi di euro e con una strategia focalizzata su asset infrastrutturali ad alto potenziale di crescita.

Nel capitale di EdgeConneX compare anche Sixth Street Partners, fondo statunitense che gestisce asset per oltre 75 miliardi di dollari. Sixth Street ha acquisito una quota di minoranza strategica direttamente dai fondi di EQT per sostenere l’espansione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale e al cloud.

Il piano lombardo si colloca quindi in una strategia internazionale per sviluppare nuove infrastrutture digitali dedicate all’IA e al cloud e distribuite tra Europa e Stati Uniti.

LA SOCIETÀ ITALIANA E I SUOI CONTI

A portare avanti il progetto in Italia è EdgeConneX MCN Italy Srl, società costituita a Milano il 19 gennaio 2024 e controllata al 100% dalla holding olandese EdgeConneX MCN Italy 2 B.V., con sede a Schiphol-Rijk, nei Paesi Bassi. La controllante è diventata socio unico nel maggio 2025 nell’ambito di una riorganizzazione interna del gruppo, mentre il bilancio 2024 della società italiana conferma l’appartenenza a una struttura con capogruppo olandese.

La società risulta ancora inattiva dal punto di vista operativo, ma l’oggetto sociale è costruito esplicitamente attorno allo sviluppo immobiliare e infrastrutturale dei data center: dalla progettazione e costruzione di impianti tecnologici e strutture per il data storage fino alla gestione e manutenzione dei campus digitali. Amministratore unico è l’olandese Dick Theunissen.

Il primo bilancio depositato fotografa una struttura ancora in fase di avvio, ma già impegnata nella preparazione dell’operazione lombarda.

Al 31 dicembre 2024 la società presentava immobilizzazioni materiali per oltre 3 milioni di euro, con un attivo complessivo di circa 3,17 milioni e debiti pari a circa 3,25 milioni. Il patrimonio netto risultava negativo per circa 80mila euro a causa di una perdita d’esercizio di 193.811 euro. I ricavi erano ancora pari a zero, ma nel conto economico emergono già oltre 124mila euro di interessi passivi verso imprese controllanti, segnale di finanziamenti infragruppo già attivati nella fase preparatoria dell’operazione.

LA CORSA ITALIANA AI DATA CENTER

Il progetto per i tre data center in Lombardia si inserisce nella strategia del governo per attrarre investimenti nelle infrastrutture digitali e nell’intelligenza artificiale, ma anche nel più ampio tentativo europeo di rafforzare la propria autonomia tecnologica e la capacità di elaborazione dati rispetto ai grandi poli statunitensi e asiatici.

Con il via libera del Consiglio dei ministri, il piano lombardo accelera ora verso la fase operativa: il cronoprogramma prevede l’apertura dei cantieri nel terzo trimestre del 2026 e il completamento dei tre campus entro il 2031. Nelle intenzioni del governo il polo lodigiano diventerà uno dei principali hub europei per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

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