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Perché contesto i grilli di Luigi Di Maio su articolo 18 e Jobs Act

Di Maio

Il commento di Giuliano Cazzola

Il M5S è il solo partito (non ci siamo occupati del pittoresco sinistrume di Potere al popolo e di altre irriducibili formazioni estremiste) che vuole abolire il jobs act e rimettere in sella il fatidico articolo 18. Neppure “Liberi & uguali” chiede una revisione tanto incisiva della disciplina del licenziamento individuale. «Noi il Jobs Act lo vogliamo abolire – ha dichiarato Di Maio – Crediamo che sotto i 15 dipendenti, non serva l’articolo 18 alle imprese, perché in quel caso sono a conduzione familiare. Per il resto, vogliamo ripristinarlo».

Secondo Di Maio, «il disegno del governo Renzi è chiaro, ha fatto il Jobs act per precarizzare ancora di più la vita dei giovani e dei meno giovani, in modo tale da potere dire che aveva dato più posti, ma ha solo fatto in modo che nascessero contratti a 2-3 mesi e poi ti licenziano. Per me la precarietà è un problema – ha aggiunto – perché non ci saranno certezze per mettere su famiglia e quindi otterremo un’economia sempre più depressa e ferma. La stabilità lavorativa serve anche a far crescere l’economia e farla sviluppare». Secondo Di Maio, «bisogna iniziare a parlare di flexsecurity: se una persona viene licenziata, deve essere inserita in un programma di riqualificazione per essere reinserita nel mondo del lavoro. Per noi questo si chiama reddito di cittadinanza: io Stato prendo quel lavoratore e lo formo per le imprese, sgravandole dell’onere di pensare alla formazione».
Ecco un chiaro esempio di un intervento contraddittorio: le politiche attive e la flexsecurity sono un’alternativa al concetto di job property (messo parzialmente in discussione dal jobs act) connesso all’articolo 18 e alla reintegra giudiziaria. Quanto ai 2 miliardi che il M5S vuole destinare ai centri per l’impiego, forse sarebbe più opportuno allocarli sulle politiche di occupabilità piuttosto che sulle strutture. Comunque, la sfida “grillina” è insidiosa, da non sottovalutare. Pur senza esprimersi con la grossolanità della Lega, alla fine, parla lo stesso linguaggio. Non è un caso che sulle pensioni le proposte contenute nei due programmi sembrano scritte usando la carta carbone.
Giuliano Cazzola

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