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Wu Zetian, l’unica donna ad aver governato la Cina

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Per chi si è chiesto cosa una dinastia radicata potrebbe mai temere dalle Meghan Markle di questo mondo, qui c’è una risposta… La Nota diplomatica di James Hansen

Il femminismo di oggi è orientato a ripulire la società dagli abusi maschilisti del passato. Raramente ricorda le donne forti che nella storia hanno sconfitto gli uomini al proprio gioco, governando imperi interi senza preoccuparsi del suffragio universale, delle pari opportunità o, tanto meno, dei permessi per l’allattamento. Non hanno atteso che i maschi le facessero spazio. Perlopiù, furono detestate dalle altre donne della stessa epoca e in seguito calunniate dagli storici (maschi) che non potevano far finta di ignorare i loro straordinari successi.

La lista, non lunghissima, comprende tra le altre: Caterina la Grande di Russia, Cleopatra, Giovanna d’Arco, Nefertiti, un paio di Regine d’Inghilterra, Eleonora d’Aquitania, forse l’apocrifa “Papessa Giovanna”, la donna che, per una secolare tradizione cattolica, attorno al 10° secolo avrebbe retto di diritto la Santa Sede. Sia Petrarca sia Boccaccio la citano come una realtà storica. Figura perfino tra le immagini papali nel Duomo di Siena sin dal 1400.

Poi ci fu Wu Zetian (624-705), certamente reale: la prima – ed unica – Imperatrice regnante della Cina: non Imperatrice intesa come “moglie dell’Imperatore”, ma Huángdì, il Sovrano Imperiale, la “capa” massima di tutto il creato cinese. La storia raccontata e perlopiù accettata è che, essendo diventata consorte del terzo Imperatore della dinastia Tang — Gao Zong, un debole di salute e di volontà — acquistò su di lui una notevole influenza che la mise contro la madre dell’Imperatore, cosa che comportava a quei tempi un rischio mortale. Per risposta, Wu avrebbe strangolato la propria figlia, incolpando però la Imperatrice vedova del delitto. La fece decapitare. Wu allora si mise a sopprimere tutti gli altri possibili pretendenti al trono. Inizialmente preferì usare i veleni ad azione lenta, ma come crebbe il suo potere passò alle accuse di tradimento. Chi si opponeva veniva accompagnato davanti a lei e “indotto” a suicidarsi. Alla morte di Gao Zong, il figlio maggiore salì sul trono — ma, come capita con i figli, cominciò ad ignorare i consigli materni. Lei lo depose e fece “suicidare” pure lui. Poi lo scettro toccò al figlio minore, con Wu nel ruolo di reggente. Presto abbandonò la finzione e si dichiarò semplicemente Huángdì, “Imperatore” (il cinese non usa il genere). Il suo regno vide il completo “rinnovo” della successione dinastica, con la sistematica distruzione delle famiglie che avrebbero potuto generare altri potenziali pretendenti al trono.

Si legge che in un solo anno Wu distrusse quindici interi lignaggi — anche se altre fonti dicono che fossero solo dodici… Politica a parte, il lungo regno di Wu Zetian fu sereno e di prosperità. Lasciò la popolazione in pace, supervisionò l’espansione dell’Impero nell’Asia centrale, completò la conquista della Corea. Architettò il noto sistema cinese degli esami di Stato per reclutare i Mandarini — alti funzionari governativi — spezzando così, certamente non a caso, il potere che l’antica aristocrazia aveva sull’amministrazione statale. Sostenne il Taoismo, il Buddismo, la scolarizzazione e la letteratura. Morì, pacificamente sembra, nel 705 all’età di 81 anni — l’unica donna ad avere mai governato la Cina, sovrana a pieno titolo, in quattro mila anni.

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