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Wirecard, il governo Merkel sapeva tutto?

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Che cosa emerge dalla relazione che il ministero delle Finanze tedesco ha presentato ieri alla commissione Finanze del Bundestag sul caso della società fintech tedesca Wirecard. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

C’è un filone del caso Wirecard che corre in parallelo alle indagini della magistratura e sfiora gli alti livelli della politica tedesca. Ora si è scoperto che al ministero delle Finanze non devono essere proprio caduti dalle nuvole quando è scoppiato lo scandalo che sta travolgendo la società di pagamenti digitali: Olaf Scholz era informato dal febbraio 2019 dei sospetti di irregolarità che gravitavano da tempo intorno a Wirecard. Era esattamente il mese in cui Dpr (Deutsche Prüfstelle für Rechnungslegung), l’organo senza poteri sovrani di sorveglianza in prima istanza che ha sede a Berlino, era stato incaricato da Bafin di controllare la semestrale 2018 dell’azienda bavarese.

La notizia, riportata dai principali quotidiani tedeschi, è scaturita da una relazione che il ministero delle Finanze tedesco ha presentato ieri alla commissione Finanze del Bundestag. Il 19 febbraio 2019, Scholz era stato informato che l’Autorità federale per la vigilanza finanziaria (Bafin) stava indagando “in tutte le direzioni” su Wirecard per “sospetta manipolazione del mercato”. In quella stessa occasione, i funzionari di Bafin avevano informato il ministero dell’incarico affidato proprio alla Dpr “per indagare su accuse di possibili irregolarità di bilancio”.

Il ministero – è scritto nella relazione – aveva quindi approntato un elenco cronologico di tutte le attività relative al caso Wirecard a partire dal 2014 e successivamente, l’8 marzo 2019, il sottosegretario competente sulla vicenda Jörg Kukies aveva chiesto al presidente di Bafin Felix Hufeld informazioni “sullo stato degli eventi attuali e le misure intraprese dalla stessa autorità di vigilanza”. In quel colloquio, il sottosegretario aveva assicurato il sostegno del ministero alle indagini su Wirecard, mentre il presidente di Bafin aveva illustrato le azioni intraprese dalla sua autorità, compreso il coinvolgimento dell’organo berlinese Dpr.

Nel corso dei mesi successivi i contatti fra ministero e Bafin si sono intensificati e, sempre secondo il rapporto presentato al Bundestag, Olaf Scholz è stato nuovamente informato in maniera esaustiva sulla vicenda il 22 giugno scorso. È il giorno in cui da Wirecard si annunciava l’irrintracciabilità di 1,9 miliardi di euro.

“Il caso Wirecard ha la capacità di rovinare le vacanze al ministro Scholz”, ha commentato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, giacché l’opposizione non sembra voler mollare l’osso e insiste per chiarire ogni aspetto che riguarda l’operato del ministero nella vicenda. E in realtà non è solo l’opposizione a voler andare a fondo. È stato anche grazie alle pressioni del partner di governo cristiano-democratico che il ministero delle Finanze ha sollevato il velo di riservatezza sulle informazioni riguardanti il caso Wirecard. In concreto, scrive la Süddeutsche Zeitung, ci si riferisce a un colloquio tra il sottosegretario Kukies e l’allora Ceo di Wirecard Markus Braun il 5 novembre 2019, durante il quale “si sono affrontati vari argomenti, compresi quelli riguardanti il gruppo imprenditoriale Wirecard”. In particolare, aggiunge il quotidiano bavarese sempre basandosi sul rapporto ministeriale, i due hanno discusso “dei sospetti di manipolazione e dell’avvio della verifica straordinaria da parte di Kpmg”. La società di revisione dei conti era stata incaricata un mese prima, nell’ottobre 2019, dal consiglio di vigilanza di Wirecard di avviare un’indagine straordinaria per chiarire le accuse di manipolazioni. L’incontro tra Kukies e Braun (che peraltro proprio il 5 novembre scorso festeggiava il suo cinquantesimo compleanno) era avvenuto nelle prime ore del mattino.

Olaf Scholz è comunque sotto pressione, e sebbene appaiano un po’ precipitosi i commenti di alcune testate economiche online che si chiedono già se il ministro abbia i giorni contati, la reticenza finora mostrata su questa vicenda può rivelarsi un boomerang per le ambizioni di cancellierato che il ministro socialdemocratico cova. L’esperto delle questioni finanziarie della Cdu (il partito di Merkel) Hans Michelbach ha detto che “la riservatezza di informazioni al parlamento sul caso Wirecard non può protrarsi oltre e deve finire, tutto deve essere messo sul tavolo e non deve più accadere che il ministero sfugga all’obbligo di ragguagliare la commissione delle finanze”. Ed è stata la minaccia dei liberali di proporre una commissione d’inchiesta a spingere il ministero delle Finanze a presentare il rapporto di ieri e a rivelare i contenuti del colloquio fra Kukies e l’ex Ceo Braun.

I funzionari di Scholz ritengono che il rapporto possa dissipare una volta per tutte i sospetti di negligenza nell’operato del ministero. È chiaro il sostegno alle indagini e la volontà dell’autorità di sorveglianza di andare a fondo nella vicenda, nell’ambito delle competenze possibili. Ma l’Handelsblatt la vede diversamente. Proprio con riferimento al ruolo di Kukies, il sottosegretario che veniva dalla guida della divisione tedesca di Goldman Sachs, il quotidiano di Düsseldorf sottolinea che si tratta del più stretto collaboratore di Scholz, che lo ha fortemente voluto con sé al ministero: la sua gestione della crisi Wirecard può rivelarsi “fatale” per lo stesso ministro. “L’istituzione di una commissione di inchiesta è ancora nell’aria, una miscela che potrebbe rivelarsi esplosiva per le ambizioni di cancellierato di Scholz”, ha scritto l’Handelsblatt, con rivelazioni che potrebbero uscire centellinate dalla commissione, tenendo il ministro sulla griglia. Sembrava che nulla potesse frapporsi alla nuova avventura elettorale di Olaf Scholz, che era riuscito ad emergere nella gestione economica della crisi pandemica. Una sorta di riscatto dopo aver fallito la corsa alla presidenza del suo partito. Ma ora, più che i miseri sondaggi della sua Spd, può essere il caso Wirecard a intralciare le sue ambizioni.

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