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Vi racconto le mosse (economiche) della Germania tra Usa e Russia

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Le ultime novità in Germania sui rapporti fra economia, energia e geopolitica con Russia e Usa. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

I moniti da Washington non serviranno a nulla, così come le pressioni da parte dei partner est-europei. La Germania considera di interesse vitale il proprio rapporto economico con la Russia e farà di tutto per ampliarlo. A cominciare dalle forniture di gas. Non poteva essere più esplicito il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier, intervenendo alla conferenza sulla Russia organizzata dalla Camera dell’industria e del commercio tedesca, la potente Dihk: “Sono intenzionato e deciso a incrementare i rapporti commerciali fra la Germania e la Russia”.

Proprio nei giorni in cui nuove inquietudini arrivano dai territori orientali dell’Ucraina, Berlino rilancia le ragioni del suo rapporto speciale con Mosca. Altmaier addirittura intravvede “nuove speranze nelle grandi questioni politiche” e “deplora” il fatto che le sanzioni nei confronti della Russia non siano diminuite ma addirittura aumentate, grazie alla decisione degli Stati Uniti di punire le aziende che lavorano al completamento del gasdotto Nord Stream 2.

Proprio il tema del gas, al centro delle polemiche con gli Usa, delle frizioni con Polonia e Paesi Baltici, delle preoccupazioni dell’Ucraina e, finché c’era Juncker a Bruxelles, anche dei distinguo della Commissione europea, è portato da Altmaier a esempio della voglia di Russia di Berlino: “Avremo bisogno di più gas, non di meno”, ha detto di fronte alla platea degli industriali, molti dei quali legano le loro fortune all’export verso Est. L’abbandono del carbone, che la Germania ha fissato al 2038, accentuerà questo bisogno: l’Energiewende, la svolta energetica verso le rinnovabili che implica l’addio al carbone e al nucleare, non ridurrà il bisogno di ricorrere al gas.

Il ministro ha sottolineato che una componente importante del futuro mix energetico sarà costituito oltre che dall’idrogeno verde, prodotto al 100% da fonti rinnovabili, dall’idrogeno blu, ottenuto tramite il processo di steam reforming del gas naturale e abbinato alle tecnologie per catturare le emissioni di CO2 (CCS, Carbon Capture and Storage). Il gas russo sarà dunque ancor più necessario e gli esperti ritengono che il processo di trasformazione potrebbe essere svolto direttamente in Russia per poi trasportare l’idrogeno blu direttamente in Germania proprio attraverso i condotto del Nord Stream 2.

Prospettive che amplierebbero la contestata dipendenza di Berlino dal gas russo, motivo che è ufficialmente alla base delle pressioni americane. Le sanzioni varate da Washington alla fine del 2019 hanno paralizzato il completamento del Nord Stream 2, costringendo la società titolare della nave che stava depositando gli ultimi tubi sotterranei a interrompere il lavoro e abbandonare le acque del Mar Baltico. Altmaier ritiene di poter gestire il confronto con gli Stati Uniti: la diplomazia è al lavoro, il dialogo con Washington è aperto, i tedeschi stanno provando a salvaguardare le aziende tedesche dalle conseguenze negative delle nuove sanzioni. La Germania spera anche che Donald Trump voglia mandare a Berlino un ambasciatore più morbido in sostituzione di Richard Grenell, appena richiamato a Washington per coordinare le agenzie di intelligence statunitensi (ruolo nel quale continuerà ad avere a che fare con la Germania, visto lo stretto rapporto che lega il servizio di sicurezza tedesco a quello americano). Grenell è stato una costante spina nel fianco del governo di Angela Merkel, anche sulla questione del Nord Stream 2. Berlino spera in una figura più diplomatica, ma forse si fa qualche illusione di troppo.

Ma al di là del gas, il ministro dell’Economia vorrebbe risollevare le sorti di quelle imprese esposte sul versante del mercato russo, che dai tempi dell’invasione della Crimea soffrono le sanzioni imposte dai paesi occidentali. Il governo tedesco ha danzato sul filo sottile dell’equilibrio, da un lato sostenendo per bocca soprattutto della cancelliera la posizione dura nei confronti del Cremlino, dall’altro tentando (assieme ad altri governi europei fra cui quello italiano) di allentare le pressioni economiche. L’interscambio Germania-Russia, che nel 2012 raggiungeva gli 80 miliardi di euro, era calato fino a 48 miliardi nel 2016. Da allora quel volume è sempre leggermente risalito, anno dopo anno, ma l’aumento è stato causato soprattutto dal forte aumento del prezzo del petrolio. Dopo il 2014 migliaia di aziende hanno dovuto fare fagotto e rientrare in patria. Le esportazioni tedesche sono rimaste sostanzialmente stabili, le importazioni dalla Russia sono aumentate del 30%. Gas e petrolio costituiscono il 65% delle importazioni tedesche.

Secondo il ministero dell’Economia tedesco però, lo stallo nell’interscambio fra i due paesi non soffre soltanto per le sanzioni. La società per il commercio e gli investimenti tedeschi all’estero Gtai, che ha sede proprio nel dicastero, ha evidenziato una crescente tendenza all’isolamento dell’economia russa: in un rapporto sul tema vengono citate 232 leggi di natura protezionistica varate da Mosca a difesa delle proprie imprese contro interessi economici tedeschi, normative che complicano il lavoro delle imprese tedesche in Russia. Anche su questo aspetto Altmaier ha promesso impegno: “Mi auguro una ripartenza nei rapporti bilaterali”, ha detto rimarcando l’importanza dei contatti con Mosca sia per la riorganizzazione del Wto che per la soluzione dei conflitti geopolitici aperti.

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