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Vi racconto la mia odissea tra quarantene e tamponi

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Il post di Gaetano Sateriale già dirigente nazionale della Cgil ed ex sindaco di Ferrara, tra quarantene e tamponi…

 

Atterrati a Fiumicino in orario venerdì 14 agosto, entriamo in aeroporto direttamente dal finger. I provvedimenti del Ministro Speranza sui ritorni dalla Grecia sono già in vigore da 2 giorni. Ci aspettiamo (provenienti dalla Grecia) di essere indirizzati verso qualche punto di accoglienza. Nulla. Andiamo, dotati di mascherina, a ritirare i bagagli al nastro 7 (Alitalia da Atene), anche qui non c’è nessuno. Ritirata la valigia non ci resta che uscire e chiedere dove si fa il tampone di cui parlano i giornali. Finalmente troviamo un cartello (cfr. in foto) che ci spiega che ci sono 2 possibilità: ho hai fatto i test in Grecia prima di partire oppure ti fai un tampone entro 48 ore dall’arrivo “presso l’azienda sanitaria locale di riferimento”. Mi chiedo cosa voglia dire “di riferimento”: la tua Asl dove sei residente? O l’Asl competente nel territorio in cui sei? Credo la seconda visto che nel cartello dell’aeroporto internazionale di Fiumicino si indica (anche in inglese) un numero verde del Lazio. Mi resta qualche dubbio. Intanto andiamo a prendere l’auto lasciata al parcheggio lunga sosta ospitato momentaneamente dal parcheggio sosta breve (quello attaccato ai terminal).

Era successo che in partenza avevamo tentato di portare l’auto al parcheggio lunga sosta, seguendo tutti i cartelli stradali di indicazione. Arrivati lì abbiamo saputo da un tassista che era chiuso (non c’era nessun cartello) e che bisognava tornare in aeroporto e andare al sosta breve. Abbiamo perso una mezzoretta con qualche rischio per il volo ma tutto alla fine è andato bene. Al sosta beve ci hanno detto di entrare e di andare poi, all’arrivo, alle informazioni a chiedere che ci applicassero la tariffa lunga sosta. Così abbiamo fatto. Ci hanno chiesto il Telepass con cui eravamo entrati e tutto è andato perfettamente. 118 euro per 15 giorni di parcheggio. Ho chiesto qual era lo sconto e l’addetto mi ha spiegato che nel sosta breve la tariffa ordinaria era più o meno di 100 euro ogni tre giorni di parcheggio. Benissimo.

Saliti in macchina con un cognato e un nipotino (15 anni 2 metri precisi di altezza) siamo partiti verso Orte. All’uscita del casello li abbiamo scaricati in attesa dei loro famigliari che sarebbero venuti a prenderli lì (e che noi non abbiamo incrociato). Lungo il tragitto autostradale abbiamo preso un caffè e fatto il pieno (sempre con mascherina indossata). Dopo un paio d’ore siamo arrivati a destinazione. In Toscana, provincia di Siena, a casa dei suoceri in piena campagna dove siamo da sempre ospitati in ambiente separato (dotato di bagno autonomo e tutto il resto). Abbiamo cenato distanziati all’aperto assieme ai suoceri (con mascherina in casa). Poi ce ne siamo andati a dormire perché io mi ero alzato alle 5.30 (ora italiana) per dare le ultime ripulite e sistemate alla barchetta. (Arrivederci Donna Rosa: all’anno prossimo, tu 41enne e io 70enne, speriamo…)

La mattina dopo, verso le 9, non volendo consumare le nostre 48 ore di tempo per fare il test, ci rechiamo nel paese vicino in auto. Il paese dove andiamo da trent’anni a fare colazione, la spesa, altri acquisti (farmacia compresa). Andiamo al solito bar a prendere un caffè. Noi con mascherina, i clienti seduti al tavolino no. Salutiamo la padrona che ci riconosce e ci prepara i soliti ristretto e cappuccino senza schiuma. Notiamo un signore francese che entra ed esce di continuo dal bar con la mascherina sempre sulla bocca e non sul naso, saltando la fila e ignorando le distanze. Ci guardiamo con la barista, l’aiutiamo a comprendersi col francese e la salutiamo. Andiamo a prendere soldi al bancomat. Poi decidiamo di andare in farmacia (che è a due passi) a chiedere dove andare per il tampone. Non l’avessimo mai fatto! In 3 minuti ci sono passati davanti agli occhi tutti i “Promessi Sposi”: solo che gli untori eravamo noi!

La farmacista sta vendendo molti prodotti a una signora tutta vestita di bianco che è chiaramente un’operatrice sanitaria. Noi cerchiamo di essere gentili: “Scusi, solo una domanda. Dove possiamo andare a fare i tamponi, siamo arrivati ieri sera dalla Grecia…”. La farmacista (che conosciamo da trent’anni) ci urla contro: “Sto lavorando! Andate via! Voi dovete stare in quarantena! Andate a casa vostra!” Noi restiamo basiti. Replichiamo che nel cartello in aeroporto c’era scritto che dovevamo fare il tampone “presso la Asl” e volevamo solo sapere dove andare a farlo. Quella maleducata ricomincia a urlare: “Noooo! Voi dovete stare in quarantena a casa vostra! Andate viaaaa!!!” Noi usciamo increduli e risaliamo in macchina. A 200 metri da lì c’è l’edicola del giornalaio. Ci fermiamo a comprare i giornali. La giornalaia ce li dà attraverso una finestra (noi sempre con la mascherina mentre seduti davanti all’edicola ci sono diverse persone senza). Improvvisamente uno sconosciuto comincia a urlarci contro: “Voi, sappiamo come vi chiamate! Dovete tornare a casa vostra e non andare in giro per il paese! Avete capito? Restatevene a casa vostra!” Noi siamo esterrefatti e cominciamo anche a incazzarci… Mai nella vita ci è capitato di essere trattati da pericolo pubblico: da “untori” manzoniani, appunto. Ce ne torniamo a casa ancora increduli.

Io mi butto sul sito internet della Sanità Toscana e cosa scopro? Che la Toscana al contrario del Lazio (da cui il cartello di Fiumicino) obbliga alla “quarantena fiduciaria” in attesa del tampone chiunque torni da Grecia, Croazia, Malta e Spagna. Aveva ragione la farmacista! Anche se, essendo un’operatrice sanitaria avrebbe dovuto spiegarci e non insultarci… Per curiosità guardo anche il sito della Sanità emiliana (poiché siamo residenti in Emilia) e scopro che in Emilia uno va a farsi fare il tampone senza obbligo di quarantena fiduciaria. Insomma, siamo untori in Toscana ma non in Emilia e non in Lazio. Il paese d’Arlecchino…

Cerchiamo di sbollire l’ira (e l’umiliazione) per come siamo stati trattati. Io giuro che in quella farmacia non comprerò più nemmeno un dentifricio (questo è poco ma sicuro) e cerchiamo di regolarizzarci seguendo scrupolosamente le regole previste in Toscana. Così compilo la dichiarazione di provenienza e domicilio con tutti i dati (targa della macchina compresa) sul sito apposito della Regione (che, sia detto fra parentesi, contiene la parola “welcome” nel link: mi viene da ridere…). La pagina dice che, compilato il modulo di registrazione si riceverà una mail con tutte le istruzioni del caso. Bene! da sabato mattina alle 10 non abbiamo ancora ricevuto un bel niente (in questo momento sono le 8.50 di lunedì 17). Per sicurezza mi sono registrato anche oggi (cfr. foto): nessuna mail ricevuta.
Mi attacco al telefono e passo, con qualche intervallo, la giornata a chiamare il numero verde 800 556060 e selezionare il sottonumero 2 per chi vuole prenotare il tampone. La risposta per 2 giorni è sempre quella: “al momento avete più di un’ora di attesa per parlare con l’operatore addetto, siete pregati di telefonare più tardi”. Questo accade anche nella giornata di ieri 16 agosto. È ben vero che sabato era ferragosto e ieri era domenica ma io mi sono giocato le mie 48 ore regolamentari! E poi, se gli uffici erano chiusi perché non dirlo al telefono e perché dire che domenica sarebbe stato aperto dalle 9 alle 13?

Ieri mi sono deciso, controvoglia, a chiamare il 118. Controvoglia perché penso il 118 sia da chiamare solo per emergenze sanitarie e la nostra non è per fortuna un’emergenza (qualsiasi cosa ne pensi la farmacista). Invece ho trovato comprensione, aiuto e una grande gentilezza. Mi ha detto la signora che ha risposto che sarebbero venuti loro a fare il tampone a domicilio appena gli arrivava la segnalazione della Asl Toscana Est. Perfetto, grazie. Ho chiesto anche se, secondo lei, potevamo andarcene a casa a Ferrara (dove non c’è l’obbligo di quarantena). Mi ha risposto che se mi avesse fermato la polizia (da numero di targa registrato dalla Asl) sarei incorso in una sanzione. Mi sono ributtato a chiamare il numero verde ma, fino a questo momento, senza esito.

Noi ce ne restiamo comunque qui in casa con mascherina e pranziamo distanziati. Però mi sono chiesto, se nel viaggio di rientro da Fiumicino ci avesse fermato la polizia per accertamenti, cosa sarebbe successo? La risposta è demenziale: se ci avessero fermato in Lazio, nessun problema, se ci avessero fermato in Emilia, nemmeno. Ma se ci avessero fermato in Toscana? Sanzione solo perché eravamo in territorio toscano? Molto rispetto per l’amministrazione regionale toscana e le sue decisioni ma mi sembra veramente surreale…

A me piace l’Italia dei Comuni. Siamo fatti così da almeno 800 anni. Io sono orgoglioso di essere cittadino di Ferrara, che non ha niente a che vedere con Rovigo o Bologna o Ravenna o Modena: ci dividono i dialetti, i modi di dire, i proverbi, le abitudini, a partire dal cibo. Mi piace l’identità cittadina, insomma. Ma avere 20 diverse cittadinanze regionali in Italia? Un delirio fondato sul nulla. O meglio: una cittadinanza solo burocratica…

PS: ore 9.35 di lunedì 17: chiamato più volte il numero verde della Sanità Toscana, sempre risposta come sopra. Chiamato un ambulatorio privato che fa analisi, chiuso tutta la settimana. Comincio a innervosirmi…

(Estratto dal profilo Facebook di Sateriale)

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