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Vi racconto il gran ballo delle mascherine

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Il corsivo sul gran ballo delle mascherine

 

Nella Roma del Papa Re, Giuseppe Gioacchino Belli sfornava sonetti a tempo perso con critiche severe alla corruzione allora dominante a Palazzo, dai Cardinali ai cuochi ed agli stallieri. I

l suo incarico ufficiale, però, era quello di presiedere la commissione di censura.

In questa veste era al corrente di tanti fatti e misfatti e anche lui di fronte al fascino delle monete sapeva accontentare i propri amici, trovando sagaci scappatoie.

Quando Giuseppe Verdi e l’editore Ricordi lo andarono a trovare perché l’opera “Gustavo III” veniva vietata in tutti gli Stati e Statarelli dell’Italia di allora, fu lui che, in cambio di qualche cortesia, trovò la soluzione: mutare il luogo dell’azione (dal Regno di Svezia alle colonie americane) ed il titolo (dal nome di un Re morto ammazzato durante una festa a Corte a quello, più prosaico, di «Un ballo in maschera»).

Oggi chi si aggira nel riquadro 49 dell’Altipiano del Cimitero Monumentale Campo Verano di Roma, dove c’è la tomba della famiglia Belli, sente bisbigliare, canticchiando, «ballo in mascherine». Pare che l’anima del poeta stia verseggiando un sonetto sulla vicenda tragicomica delle mascherine e delle supposte tangenti (altro che qualche monetina da Casa Ricordi!) che la avrebbero accompagnata.

Lo storia tragicomica è su tutti i giornali. Qualche settimana fa se ne erano interessate alcune testate televisive ed un quotidiano a larga diffusione nazionale. Allora, l’ufficio stampa del commissario straordinario all’emergenza aveva scritto una replica, rintuzzata, però, punto per punto dai giornalisti autori dell’inchiesta.

Ora se ne interessa la procura della Repubblica: otto persone sono indagate e sono stati effettuati sequestri per 70 milioni di euro. Il leader, per così dire, degli indagati dice di essere un amico stretto del commissario straordinario all’emergenza con il quale ha scambiato 1820 messaggi nei mesi dell’«affaire».

Ora l’ufficio stampa del commissario straordinario all’emergenza non smentisce, anzi conferma quando era apparso sulla stampa prima che scattassero i sequestri e pare anche altre cose. Al contrario, il commissario ed i suoi collaboratori proclamano di essere «parte lesa» e affermano che faranno azioni giudiziarie anche loro. Proprio «un ballo in mascherine» dal valzer lento e sentimentale a quello vorticoso. Condito da «arresti», quanto meno di carriera.

Sta alla magistratura capire quali sono i nodi del «pasticciaccio brutto» denunciato dalla stampa già da tempo. Nessuno vuole mettere in dubbio sincerità ed onestà del commissario straordinario all’emergenza.

Quest’ultimo, però, appare come un Forrest Gump che si fa infinocchiare da un amico molto stretto, da una banda improvvisata di sodali e da qualche cinese di passaggio. Sarà stato lo stress del lavoro, delle continue corse da destra a sinistra e da sinistra a destra, e della pressione di andare in onda per informare il colto e l’inclito.

Dato che l’Italia non vuole affidare a Forrest Gump l’emergenza, il futuro dell’Ilva e tante altre cose, un periodo di riposo potrebbe essere utile nella natia Melito di Porto Salvo od ancor meglio presso la serena casa delle Figlie della Chiesa nella graziosa Arghillà (nei pressi di Melito). Riposato e rinfrancato potrà tornare agli incarichi che il Governo gli vorrà dare.

Lo dice anche G.G. Belli dall’aldilà. 47 morto che parla!

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