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Ecco i primi grilli di Vito Crimi. I Graffi di Damato

di

Vito Crimi

Che cosa succede nel Movimento 5 Stelle e che cosa dice il neo capo dei Pentastellati, Vito Crimi, secondo il notista politico Francesco Damato

In attesa della verifica del governo e della maggioranza affidata alla mediazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte accontentiamoci di quella avviata sotto le cinque stelle, sempre all’interno della maggioranza, da Vito Crimi, reggente del movimento che, per quanto malmesso da qualche tempo a questa parte nelle urne, continua a disporre dei gruppi parlamentari più grandi e svolge quel ruolo centrale, cioè determinante, che fu una volta della Dc. Non dico che essi continui a disporre della chiave della legislatura, perché questa è affidata dalla Costituzione alle mani del presidente della Repubblica, ma quasi.

Per non cadere in equivoci seguiamo la verifica fra i grillini, allungatasi nei tempi quasi scaramanticamente da metà marzo, e dalla memoria delle idi che costarono la vita a Cesare, al successivo mese di giugno, dopo il referendum confermativo sui tagli alle Camere, seguendo Crimi per quello che ha appena detto ad un giornale di fiducia come Il Fatto Quotidiano. Che non a caso vi ha aperto la sua prima pagina, quasi con l’orgoglio di uno scoop.

Pur deluso dall’andamento del suo primo incontro, dopo le dimissioni di Luigi Di Maio da capo, con i parlamentari del suo movimento per averli sentiti mormorare alla fine che “non c’è dialogo”, Crimi si sente un po’ l’uomo indicato dalla Provvidenza per il cammino che attende i grillini. Già primo capogruppo del movimento al Senato e fra i primi candidati a governatore regionale nella breve storia del quasi partito in cui milita, egli ha immodestamente osservato che “ogni volta che bisogna aprire una strada” tocca a lui.

Ma qual è la strada che deve imboccare Crimi? Quella della partecipazione al centrosinistra desiderata da Grillo fra le sue apnee notturne, e forse anche diurne, o alla più generica “area vasta dello sviluppo sostenibile”, come l’ha recentemente definita il presidente del Consiglio Conte, corteggiato sempre più insistentemente dal segretario Pd Nicola Zingaretti come l’uomo o il punto di riferimento dei “progressisti” per ora solo italiani? Non sembra proprio, visto che al reggente Il Fatto Quotidiano fa dire tra virgolette, sin nel sommario del titolo, che “se si colloca in un campo politico il Movimento non esiste più”.

Mentre continuano a partire dall’interno del Pd, in vista delle elezioni regionali di primavera, richieste, appelli e quant’altro per fare alleanze antisalviniane allo scopo di non dare o confermare al centrodestra non dico la rossissima Toscana ma la Puglia, la Campania, la Liguria e altro ancora, Crimi ha spiegato che “individueremo i nostri candidati consiglieri e presidenti in Rete, come sempre”. “Il regolamento – ha spiegato o ricordato il reggente – consente comunque al capo politico di proporre un candidato esterno, ma in questo caso deve essere sottoposto agli iscritti”, secondo un percorso quindi che sembra francamente più di guerra che di pace, per come si sono messe le cose nel movimento grillino, spaccato in almeno tre tronconi, secondo l’immagine offerta al pubblico sempre dal giornale che di ciò che vi accade è il più informato, a prova anche delle smentite di turno destinate a rivelarsi farlocche in pochi giorni.

Un’ultima postilla va segnalata dell’intervista a cuore aperto di Crimi al Fatto Quotidiano sulle prospettive della verifica di governo, alla quale egli parteciperà con tutti i poteri della sua carica. Quelli che dovessero essere raggiunti tra le forze della maggioranza giallorossa non potrebbero essere chiamati “accordi” ma “progetti, in modo cioè più generico e meno vincolante.

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