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Vi racconto come la stampa in Germania commenta la picconata della Corte tedesca alla Bce

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Giudizi non all’unisono della stampa tedesca sulla decisione della Corte costituzionale della Germania che ha strattonato non solo Bce e Corte Ue ma anche governo e Parlamento tedeschi… L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Numerosi i commenti della stampa tedesca sulla decisione della Corte costituzionale tedesca su Bundesbank e Bce, piombata in piena crisi pandemica nell’Unione Europea. I giudizi sono differenti, così come gli aspetti dell’articolata decisione che i quotidiani hanno deciso di evidenziare.

SÜDDEUTSCHE, UNA CATTIVA NOTIZIA PER L’EUROPA

“Cattive notizie per l’Europa” è il titolo con cui la Süddeutsche Zeitung ha commentato la decisione dei giudici di Karlsruhe, un “giudizio storico la cui portata europea non è ancora del tutto visibile”. Il quotidiano bavarese ha sottolineato come, alla vigilia, una valutazione di parziale incostituzionalità del quantitative easing della Bce era sì tra le ipotesi possibili e tuttavia inattesa: “Le rivoluzioni non si addicono ai giudici supremi, ma quelli di Karlsruhe hanno dimostrato il contrario”. L’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea confligge in parte con la costituzione tedesca e la Bundesbank può ancora parteciparvi solo a ben precise condizioni, è la sintesi della SZ: “Questo giudizio è una sollevazione, un voto contro lo status quo nella gestione della crisi europea”.

Sebbene il presidente uscente Andreas Voßkuhle abbia proprio all’inizio cercato di smorzare l’asprezza della decisione, sgombrando il campo dall’ipotesi che essa coinvolgesse anche il programma da 750 miliardi di euro per combattere l’emergenza pandemia e tranquillizzando in questo modo i mercati, “nel medio periodo essa complicherà sensibilmente le politiche anti-crisi europee” e “nel lungo periodo limiterà le capacità di azione della Bce”.

I tre mesi di tempo concessi a Bundesbank e Bce “si riducono in fondo a valutare se gli acquisti di obbligazioni allo scopo di sostenere i costi di finanziamento italiani sono ancora in corretta relazione con l’aumento dei prezzi degli immobili in Germania o la perdita dei depositi dei risparmiatori tedeschi. Si comparano spese per interessi qui con prezzi immobiliari altrove. Può funzionare politicamente? O non si nasconde qui un nuovo potenziale per scompigli fra gli Stati europei?”. Quel che infine preoccupa il quotidiano di Monaco è lo smarrimento del ruolo esemplare della Corte costituzionale nei confronti delle giurisdizioni europee: essersi espressamente opposta a una decisione della Corte di giustizia dell’Ue è un cattivo esempio per altre corti nazionali, come hanno dimostrato i casi di Polonia e Ungheria. “Il giudizio di Karlsruhe indebolisce la comunità giuridica europea”, conclude la Süddeutsche, “ai giudici della Corte costituzionale federale può anche far piacere perché può accrescere la propria importanza. Ma questa è una brutta notizia per l’Europa”.

HANDELSBLATT, UN AVVERTIMENTO

“La decisione della Corte tedesca è un rumoroso colpo di avvertimento”, scrive l’Handelsblatt, “niente di più ma anche niente di meno”. Sebbene il giudizio riguardi il quantitative easing precedente a quello lanciato per contrastare la crisi del coronavirus, c’è materiale esplosivo per i prossimi mesi. La cosa più importante, nota il quotidiano economico, è che i giudici supremi non individuano nell’acquisto dei titoli alcun illecito finanziamento agli Stati e dunque “non intendono limitare la capacità di azione della Banca centrale europea”. Un punto quest’ultimo su cui l’Handelsblatt si distingue dall’opinione della Süddeutsche Zeitung. Ma chiedono che la Bce dimostri con chiarezza la proporzionalità della propria azione, altrimenti la Bundesbank, con un periodo transitorio di tre mesi, deve uscire dal programma. Il quotidiano economico rileva anche come il giudizio di Karlsruhe sia suonato critico anche nei confronti di governo e Bundestag, accusati di non aver fatto nulla, di non aver verificato la proporzionalità delle misure della Bce. Da un lato i critici della politica di Francoforte (intesa come sede della Bce) possono ritenersi confortati dal giudizio della Corte costituzionale, ma allo stesso tempo la banca centrale ha ottenuto la possibilità di operare interventi migliorativi: “È nel suo stesso interesse recuperare in tempi rapidi la verifica della proporzionalità”, conclude l’Handelsblatt, e questo “può evitare che si aprano nuovi fossati fra la Germania e il resto d’Europa”.

FRANKFURTER, INSUBORDINAZIONE ALL’EUROPA

Chiaramente positivo è invece il giudizio della Frankfurter Allgemeine Zeitung, che evidenzia nel suo primo editoriale la ribellione di Karlsruhe all’Europa. “Mai era accaduto nella storia dell’Unione Europea, la Germania rifiuta la subordinazione, la sua corte più alta dichiara un giudizio della Corte di giustizia europea assolutamente non più comprensibile e lesivo della propria costituzione”, scrive il quotidiano di Francoforte, “e dopo tanti ‘sì, ma’ è arrivato adesso il ‘no'”. Dopo l’enfatizzazione, la Faz abbassa apparentemente i toni: non è una rottura rispetto alla linea finora tenuta dalla Corte costituzionale e non è neppure una rottura con l’Ue, perché “se la Bce si comporta in maniera conforme ai trattati, allora non cambierà nulla”. La Germania è entrata in una Unione Europea regolata dai trattati e i cittadini rivendicano il diritto che gli organi dell’Ue si attengano alle regole concordate: “Finché non c’è nessun mandato per un’unione dei debiti sovrani, la Banca centrale europea non può realizzarne una”. L’Europa è tenuta insieme anche da narrazioni, prosegue la Faz, “ma l’Ue, come unione di stati, è legata al principio democratico ed è una comunità di diritto”. A differenza della Süddeutsche, il quotidiano conservatore vede nel comportamento della Corte costituzionale un esempio positivo di diritto anche verso i paesi dell’Europa centro-orientale: “Questa non è la fine dell’Ue ma, si spera, il rifiuto di un’Europa sterile ed estranea ai cittadini”.

TAGESSPIEGEL, GOVERNO E BUNDESTAG FACCIANO I COMPITI A CASA

Il Tagesspiegel, quotidiano con un peso specifico nell’ambiente politico berlinese, si concentra sulle critiche indirizzate da Karlsruhe a governo e Bundestag. “Entrambi hanno fallito perché non hanno verificato le politiche della Bce, è un giudizio duro ma non impedisce gli acquisti dei titoli di stato da parte della Bce. In fondo, governo e parlamento possono recuperare”. Il Tagesspiegel insiste su uno dei termini cari al vocabolario tedesco delle crisi, i compiti a casa (Hausaufgabe). Anche se forse la butta giù in maniera troppo semplicistica, il quotidiano berlinese ritiene che se governo e Bundestag recupereranno i loro compiti a casa, cioè la verifica della proporzionalità dell’azione della Bce, allora il quantitative easing potà proseguire anche con il contributo della Bundesbank. Il riferimento è al programma attuale per gestire l’impatto della pandemia, che non era parte del giudizio della Corte costituzionale. Ma il Tagesspiegel avverte: il governo e il parlamento dovranno occuparsi anche di questo, e verificarlo, se non vogliono rischiare un nuovo ricorso davanti alla Corte.

WELT, SENZA BCE TOCCA AGLI STATI VIRTUOSI

Per nulla ottimista appare la Welt, che pure saluta con soddisfazione la decisione di Karlsruhe. “Molti tedeschi si sentono totalmente confortati nelle loro critiche alla politica della Bce, ma non devono gioire troppo presto”, scrive il quotidiano conservatore. Se la Banca europea non potrà più essere a disposizione come pompiere, “crescerà automaticamente la pressione nei confronti dei governi degli Stati orientati alla stabilità, come Germania, Olanda o Finlandia, ad accettare vie dirette verso l’unione di trasferimenti”. Italia, Francia e Spagna sono gli Stati dai quali attendersi tranelli, secondo la Welt. ora chiedono all’unisono coronabond, più tardi saranno climabond, e prima o poi si chiameranno solo eurobond. Le misure preannunciate dalla Bce per contrastare la crisi pandemica sono state a buon diritto tenute fuori dai giudici, in tempi di crisi bisogna agire in maniera pragmatica. “Ma il coraggioso giudizio della Corte dà indicazioni anche per il dopo”. conclude la Welt: “La Bce non può coprire a lungo i problemi con programmi di migliaia di miliardi. Gli Stati dell’Ue devono rendere pubblico il loro conflitto di fondo tra unione di stabilità e unione di trasferimenti. Solo in questo modo il cittadino ha la possibilità di influenzare il percorso con il proprio voto”.

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