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Vi racconto come Grillo e Conte stanno isolando Di Maio. I Graffi di Damato

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Tutte le manovre nel Movimento 5 Stelle lette e commentate dal notista politico Francesco Damato

 

“Eppur si muove”, ha titolato con sollievo il Fatto Quotidiano – alla faccia dell'”indietro tutta” annunciato da Libero – travestendo Giuseppe Conte da Galileo Galilei dopo un’altra giornata di tensioni e voci o sensazioni contrastanti, fra cui una mezza tentazione attribuita al presidente del Consiglio uscente e reincaricato di rinunciare di fronte al rifiuto del presidente della Repubblica, in un incontro informativo al Quirinale, di allungargli i tempi delle trattative col Pd per la formazione del nuovo governo. Sulla cui strada ormai più dei cosiddetti contenuti programmatici, che pure sono ancora molti e molto da definire bene, l’ostacolo maggiore, come “la palla al piede” gridata in prima pagina dal manifesto, è l’ambizione di Luigi Di Maio a rimanere vice presidente del Consiglio, oltre che ministro di peso. E’ un’ambizione motivata dalla paura di risultare tanto indebolito da diventare nel Movimento delle 5 Stelle meno ancora di un leader dimezzato cui l’hanno ridotto prima i sei milioni di voti perduti nelle elezioni europee del 26 maggio, poi la rottura con Matteo Salvini, sempre pronto peraltro sul suo Carroccio a rioffrirsi, e infine con la crescita esponenziale di Conte, almeno rispetto alla decadenza del giovane vice uscente.

Anche o persino Beppe Grillo, il fondatore, l’”elevato”, il garante e altro ancora del movimento pentastellato, è “esausto” per le resistenze di Di Maio, di cui pure Marco Travaglio sul già citato Fatto Quotidiano, smanioso di vedere l’alba del secondo governo Conte, si è chiesto nell’editoriale di giornata “che altro va cercando” dopo aver visto salire in un mese nei sondaggi il suo partito dal 22,3 al 24 per cento delle intenzioni di voto, pur sempre rimanendo ben al di sotto del 32 per cento e rotti delle elezioni politiche dell’anno scorso, sperperato alleandosi con la Lega di Salvini.

Per quanto “esausto”, Grillo dalla sua villa al mare, o dove altro ha preferito fermarsi e riprendersi, ha lanciato in rete un monologo per sponsorizzare ancora una volta il cambio di alleanza e unirsi come forza “progressista” al pur tanto criticato e disprezzato Pd, uscito dalla fase del “Pidielle” degli anni delle larghe intese con l’odiato Silvio Berlusconi e ancora oggi condizionato, quanto meno, dalle scelte e dalle iniziative di un altro odiato dal comico genovese: “l’ebetino” – come lo chiamava durante l’esperienza a Palazzo Chigi – Matteo Renzi. Che sta attivamente vigilando adesso perché il suo successore Nicola Zingaretti non s’attacchi a qualche ragione o pretesto fornito da Di Maio per tirarsi indietro e fermare quel che “pur si muove”, secondo il racconto di Travaglio e del giornale così sensibile agli umori e alla sorte del movimento grillino.

La rappresentazione galileiana di Conte non sembra convincere più di tanto il più diffuso giornale italiano, il Corriere della Sera. Che dopo qualche giorno di prudente attesa, forse nell’imbarazzo in cui si è trovato per una mezza campagna tentava dal Foglio, con una intervista di Annalisa Chirico, per la discesa nel campo politico dell’editore Urbano Cairo, ha affidato motivi di preoccupazione, se non di allarme, all’editorialista ed ex direttore Ferruccio de Bortoli, detronizzato a suo tempo con lo zampino dell’allora presidente del Consiglio Renzi. “Fatichiamo a pensare – ha scritto de Bortoli – che il bene del Paese, cui tutti mostrano di tenere, sia legato al destino personale di un vicepremier”.

Amaro, a dir poco, è anche il commento domenicale del fondatore della Repubblica di carta. “Ogni partito – ha scritto Eugenio Scalfari, ancora appassionato alla sua età come un giovanotto alla cronaca politica – gioca per conto proprio e naturalmente coltiva due o addirittura tre diverse soluzioni che restano in attesa di una scelta definitiva, se mai arriverà”, quanto meno in tempo per salvare il Paese dai “populismi” che lo assediano, anche dopo la sconfitta rimediata in questa crisi dal temutissimo Matteo Salvini, salvo sorprese dell’ultimo momento.

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