Mondo

Vi racconto come galleggia la maggioranza di governo

di

prima repubblica

Che cosa succede tra M5s, Pd, Leu e Italia Viva?

Quella foto, penosa e orribile al tempo stesso, del cadavere del migrante galleggiante da ormai più di 15 giorni non solo sulle acque del Mediterraneo ma anche sull’indifferenza di tutti indistintamente i Paesi rivieraschi, che hanno voltato lo sguardo dall’altra parte per non vedere, ragionare e capire, ha messo a nudo pure la confusione che regna nella politica italiana. Che ha avuto la sfrontatezza — va detto a questo punto — di approvare la proroga dei finanziamenti delle missioni all’estero, nel capitolo riguardante gli aiuti che forniamo alla guardia costiera libica per fare non si capisce più bene che cosa, pur nel contesto caotico di un Paese come la Libia, con una maggioranza semplicemente inqualificabile, nel senso letterale della parola: né di centrodestra, né di centrosinistra, né di centrodestra e centrosinistra insieme, di carattere emergenziale.

I numeri — con quei 401 voti favorevoli, 23 contrari e 2 astensioni — sembrano persino rasserenanti, da “governissimi”, al netto dei duecento assenti. Fra i quali, per dissenso dichiarato pubblicamente, ci sono stati però tutti i deputati di due partiti della maggioranza ancora in carica, diciamo così. Che è sempre in esercizio, pur tra rinvii e litigi, per spartirsi tutto quel che c’è di spartibile in Parlamento e fuori, nel governo e nel sottogoverno. Sono i partiti, agli antipodi per molti altri versi, di Matteo Renzi e della sinistra dei cosiddetti liberi e uguali, che uscirono dal Pd quando l’attuale senatore di Scandicci si ostinò a rimanerne segretario dopo la sconfitta referendaria del 2016 sulla riforma costituzionale.

Fra i ventitré voti contrari ce ne sono un po’ di tutti i colori, compreso il Pd col suo ex presidente Matteo Orfini: l’unico o il più noto fra i suoi ad avere ottemperato con quel no alla linea dettata sul tema dei rapporti evanescenti con la Libia in materia di migranti dall’assemblea nazionale del partito.

Questo pasticcio politico, a dir poco, è stato ignorato sorprendentemente — ma fino ad un certo punto — dalle prime pagine di tutti i giornaloni, giornali e giornalini, interessatissimi invece alle beghe minori della  politica, ad eccezione lodevole di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, e del manifesto. Che hanno titolato, rispettivamente e a ragione entrambi, “Scandalo continuo” e “Omissione compiuta”.

Il presidente del Consiglio, sfinito dalla vittoria che si è vantato di avere conseguito con la pur problematica e sotto molti aspetti ancora incerta soluzione della vertenza politica sulle concessioni autostradali, è ora alle prese con un Consiglio Europeo sul cosiddetto “Recovery fund” al quale si è preparato — ha detto in Parlamento — “affinando” e persino “affilando” le armi per contrastare i riottosi alla consistenza degli aiuti che lui si attende per fronteggiare la crisi economica e sociale prodotta, o aggravata, dall’epidemia virale. Ma non sarebbe male se egli si occupasse un po’ di più anche del problema che ha fatto perdere la testa un po’ a tutti alla Camera con quella votazione intraducibile in un discorso politico serio, sullo sfondo dell’immagine di quel cadavere galleggiante.

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