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Il Pd si frantuma sulle Fremm di Fincantieri all’Egitto

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Pd

Ecco come il Partito democratico si spacca sulla vendita delle due Fremm di Fincantieri all’Egitto dopo l’ok del governo.

 

Non ci sono soltanto i mal di pancia dei Cinque Stelle e le palesi contrarietà di Leu sulla vendita delle 2 Fremm di Fincantieri all’Egitto decisa dal governo italiano.

A sorpresa, nonostante il sì del premier Giuseppe Conte e l’ok del ministro democrat dell’Economia, Roberto Gualtieri, all’operazione finanziaria di Sace-Cdp, il Partito democratico sta implodendo per contrasti interni.

Tanto che Matteo Orfini chiede al segretario Nicola Zingaretti se davvero il Pd ha dato il via libera.

In effetti molti esponenti del Partito democratico chiedono a Palazzo Chigi chiarimenti sui rapporti diplomatici che legano l’Italia al Paese governato da al-Sisi, mentre il Movimento 5 stelle auspica un ripensamento su un “fatto grave”.

Una vicenda che si intreccia con le indagini sul delitto di Giulio Regeni e con il caso di Patrick Zaki, lo studente egiziano iscritto all’università di Bologna detenuto da ormai quattro mesi.

L’ufficio di presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Regeni ieri si è riunito in via straordinaria e ha deciso all’unanimità di convocare urgentemente per un’audizione il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Un appuntamento che – afferma il presidente della commissione Erasmo Palazzotto di Leu – viene considerato “preliminare, sotto il profilo politico ed istituzionale, al proseguimento di ogni altra attività di indagine”.

La deputata dem Barbara Pollastrini esprime “profonda amarezza” e considera la cessione delle due imbarcazioni come “una ferita”: “Patrick Zacki – ricorda – e’ ancora detenuto nelle carceri e cosi’ tanti oppositori al dittatore. Da quattro anni al Sisi boicotta le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni. Promesse e impegni delle istituzioni sembrano scritte sulla sabbia. Non possiamo tacere”.

Lia Quartapelle, capogruppo del Pd in commissione Esteri alla Camera da sempre avversaria all’operazione (come hanno evidenziato e stimmatizzato Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, e l’analista di Start Magazine, Giuseppe Gagliano), ha avvisato: “La vendita delle due fregate porta con se’ grossi rischi. Non solo gli sforzi internazionali dovrebbero andare verso la de-escalation militare nella regione, ma l’Egitto non e’ un nostro alleato: nel Mediterraneo abbiamo interessi diversi, con gli egiziani che fanno parte di un’asse regionale reazionaria e che in Libia sostengono il governo di Haftar, mentre l’Italia quello internazionalmente riconosciuto di Serraj”.
A questo quadro, afferma ancora – “si aggiunge la mancanza di collaborazione da parte egiziana sia sulla vicenda di Giulio Regeni che quella di Patrick Zaky, a testimonianza di una scarsa attenzione verso le richieste italiane. E’ quindi sia una questione di interesse nazionale che di prestigio della nostra nazione: per farci rispettare ed avere giustizia, avremmo dovuto dire di no”.
Aggiunge oggi Repubblica: Nel Pd Boldrini, Pollastrini, Quartapelle e Cuperlo hanno fatto sapere al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, come la pensano. «Una decisione incomprensibile e inaccettabile » ha detto Cuperlo. «L’Egitto non è un nostro alleato» ha aggiunto Quartapelle. «Nel Mediterraneo abbiamo interessi diversi, con gli egiziani che fanno parte di un’asse reazionario che in Libia sostiene Haftar, mentre l’Italia quello internazionalmente riconosciuto di Serraj». Di contro il capogruppo in commissione Difesa al Senato, Vito Vattuone, ha detto che non «può venir meno la cooperazione con un Paese importante in un’area strategica tra nord Africa e Vicino Oriente”.
Diversa l’opinione di Alberto Pagani, deputato del Pd e membro della Commissione Difesa, e di Carmelo Miceli, deputato Pd e responsabile della Sicurezza nella segreteria nazionale: “La decisione del governo italiano di autorizzare (come prevede la normativa vigente) la cessione all’Egitto delle due fregate FREMM richieste, che erano destinate alla Marina Militare Italiana, è ragionevole e politicamente opportuna – scrivono in un intervento – Legare le decisioni su un tema di questa portata solamente alla giusta insoddisfazione per l’inconcludenza delle indagini sul caso Regeni sarebbe l’espressione di una visione politica angusta, che non offrirebbe certo più opportunità alla ricerca della verità e della giustizia a cui tutti miriamo”.

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