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Vi dico cosa (non) faranno Mattarella e Draghi contro Russia e Cina. Parla il prof. Pelanda

Quale sarà la politica estera del governo Draghi fra Ue, Usa, Russia e Cina? Ecco l’analisi di Carlo Pelanda, analista, saggista e docente di economia e geopolitica economica

Quale sarà la politica estera dell’Italia dopo il discorso di Mario Draghi in Senato?

E’ questa la domanda che si pongono oggi osservatori e analisti di politica internazionale dopo alcune frasi clou del presidente del Consiglio.

Ecco i brani salienti del discorso di Draghi.

“Nei nostri rapporti internazionali questo governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite”.

“L’Italia si adopererà per alimentare meccanismi di dialogo con la Federazione Russa. Seguiamo con preoccupazione ciò che sta accadendo in questo e in altri paesi dove i diritti dei cittadini sono spesso violati. Seguiamo anche con preoccupazione l’aumento delle tensioni in Asia intorno alla Cina”.

Ecco l’opinione di Carlo Pelanda, analista, saggista e docente di economia e geopolitica economica sull’Università Marconi.

Professor Pelanda, il discorso di Draghi che politica estera ci fa immaginare per l’Italia?

Il complesso delle dichiarazioni di Draghi chiarisce una linea euro atlantica, di lealtà sia europea sia atlantica. E poi, tra le righe, c’è l’idea che l’Italia ha una rilevanza passiva molto elevata, le frasi di Draghi vogliono dire che ora cercheremo di trasformare questa rilevanza passiva in rilevanza attiva. In pratica c’è il desiderio di far diventare l’Italia più importante. Questo è uno dei punti più importanti.

Draghi ha fatto un passaggio velocissimo sulla Cina, limitandosi a ricordare le tensioni nell’area asiatica intorno alla Cina. Secondo lei a chi stava parlando Draghi quando ha parlato in quel modo della Cina?

Beh prima di tutto agli italiani, poi agli americani e agli europei. Ha dato un segnale, che chiaramente non può essere conflittuale con la Cina perché l’Italia è presidente del G20 quest’anno. Però è come se avesse detto “Con il mio Governo le cose saranno diverse”. Il segnale al mondo e all’Italia è che l’Italia è molto più importante di quanto appare, che è un vecchio concetto di Draghi. 

Eppure Repubblica oggi scrive che “Russia e Cina ora fuori dal perimetro dei legami esteri dell’Italia”. Condivide? 

Ma no, con la Russia ci sono rapporti molto intensi. Con la Cina meno.  Certo c’è una questione cinese nel mondo che mette in imbarazzo gli europei e gli americani. Da un lato non è accettabile una Cina così aggressiva e autoritaria, dall’altro nessuno vuole fare la guerra. Realisticamente ormai la Cina è nel mezzo del mercato globale, quindi il mondo delle democrazie sta cercando di capire come trattare la questione cinese. Al momento la sintesi è: “Non è possibile lasciare alla Cina la libertà di azione che ha con la sua aggressività ma non vogliamo fare guerra alla Cina”.

Nel gioco internazionale dell’Italia ci saranno anche Russia e Cina?

L’Italia farà un suo gioco europeo, avrà una politica di convergenza tra America e Unione Europea e sicuramente cercherà di aprire alla Russia e sulla Cina ha dato un segnale coerente con quella che è l’impostazione di lealtà europea e lealtà atlantica.

Siamo a un punto di svolta?

Sì, da un lato è una svolta perché fino ad adesso la questione cinese era rimasta silente per una questione di mercantilismo, soprattuto in Germania ma anche in America. È stato fatto un errore nell’inserire la Cina nel mercato globale senza condizioni. Ora si sta cercando convergenza su una linea comune. Gli americani spingeranno per una linea comune euro-americana e Draghi ha comunicato che l’Italia sarà su questa linea comune. 

Sarà facile far accettare questa linea atlantista dell’Italia ai partner europei?

Ci sarà un po’ di frizione con la Germania e la Francia sull’enfasi atlantica. Ma Draghi ha bilanciato questa frizione sottolineando la necessità di rafforzare i rapporti con i partner europei, facendo però cenno al fatto che qualcosa dovrà cambiare. Quindi è molto interessante quel brevissimo cenno di politica estera. Implica una svolta della collocazione internazionale dell’Italia per intelligentemente Draghi non ha spiegato come, ma ha detto solo che ci sarà. Questo ha ottenuto l’effetto di aumentare l’attenzione sull’Italia da parte di tutte le potenze straniere. 

Ma in che modo e in che senso il governo Draghi sarà atlantico e filo Usa? E la Nato deve restare così com’è o deve rivedere lo spettro di interventi come si discute anche negli Stati Uniti?

L’unica cosa che si può dire è che la Nato sarà rinforzata. Cosa che pone un problema nei rapporti con la Francia, anche se la Francia vuole una sovranità europea ma non vuole una ostilità contro l’America. Qui ci sarà una continuità della linea Trump. Qui però occorre aspettare, perché in politica estera si lavora molto sulle situazioni, sulla contingenza. Infatti Draghi non ha parlato di una strategia, ma ha fatto riferimento a una collocazione. 

Qual è la differenza?

Una cosa è una strategia, un’altra una collocazione internazionale. Ha posizionato l’Italia nel solco della collaborazione con l’Europa e con gli Usa. Implicitamente vuol dire che ci muoveremo in sintonia e favoriremo la convergenza tra Europa e Usa. 

Questa impostazione, che è diversa da quella avuta dall’Italia nel governo Conte, è affidata allo stesso ministro degli Esteri, Di Maio. Come si coniugano questi due aspetti?

La risposta è facile. La figura del Primo ministro è talmente forte che il ministro degli Esteri è un assistente. Detto con tutto il rispetto per Di Maio, ma non farà lui la politica estera, la farà Draghi insieme al Quirinale. In maniera silenziosa è sempre il Quirinale che fa la politica di collocazione internazionale. 

Perché il Quirinale?

Perché è l’interlocutore di tutti i poteri esteri che non parlano con i governi ma parlano con il Quirinale che rappresenta il vero potere in Italia. Poi, in questo caso, essendoci un binomio tra Quirinale e Palazzo Chigi, ci sarà una condivisione della linea. C’è un’ipotesi di struttura di governo molto forte in Italia. Non sarà il ministro degli Esteri a decidere. Con tutto il rispetto, perché Di Maio è un ragazzo senza arte né parte che sta imparando il mestiere, questa è una cosa che va notata, ma non è una figura capace di fare una grande strategia. 

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