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Tutte le differenze della Nato su Russia e Cina

Nato Cina

Perché la Nato si irrigidisce sulla Cina, ma non la chiama “minaccia”. L’articolo di Marco Dell’Aguzzo

 

Alla riunione del G7 di Cornovaglia, la settimana scorsa, gli Stati Uniti e gli alleati si erano accordati per contenere la potenza economica della Cina attraverso un grande progetto sulle infrastrutture. Al vertice della Nato di Bruxelles, ieri, l’America e gli altri ventinove membri hanno invece riconosciuto che l’ascesa di Pechino pone delle “sfide sistemiche” alla sicurezza dell’organizzazione e alla tenuta dell’ordine internazionale.

LA PRIMA VOLTA

È la prima volta, scrive il New York Times, che la Nato presenta l’assertività della Cina e il rafforzamento delle sue capacità militari in termini così potenzialmente conflittuali. In realtà, della crescita cinese e delle “sfide” – ma anche delle “opportunità” – che questa portava con sé si era già fatta menzione in una dichiarazione del 2019: ma di menzione si trattava, una riga appena; inoltre, un documento di dichiarazione (declaration) non ha lo stesso peso formale di un comunicato (communiqué) come quello di ieri.

La Nato è nata nel 1949 con lo scopo di istituire una collaborazione militare transatlantica per la protezione dell’Europa innanzitutto dalla Russia. Ma lo spostamento del suo focus verso la Cina era nell’aria da tempo, favorito dalla pressione nei confronti del Paese portata avanti dalle amministrazioni di Donald Trump prima e di Joe Biden ora.

LE PAROLE DEL SEGRETARIO STOLTENBERG

Lo scorso novembre il segretario generale Jens Stoltenberg aveva appunto invitato i membri dell’alleanza a restare uniti sulla Cina, che pone “sfide importanti alla nostra sicurezza” e che “sta investendo massicciamente in nuove armi”, in tecnologie come l’intelligenza artificiale e in infrastrutture di trasporto e di telecomunicazione. La Cina – aveva detto – “non condivide” i valori delle democrazie occidentali, “cerca di intimidire gli altri paesi” e “si sta avvicinando a noi, dall’Artico all’Africa” e anche dal cyberspazio.

LA CINA È UNA SFIDA, NON UNA “MINACCIA”

Stoltenberg riconosceva i rischi legati alla crescita cinese e alla sua diversità politica, però non aveva intenzione di trattarla come un vero e proprio nemico. E infatti nel comunicato di ieri della Cina non si parla come di una “minaccia”: quel termine viene riservato alla Russia, di cui si criticano gli attacchi informatici e di disinformazione rivolti verso i paesi occidentali, l’annessione della Crimea dall’Ucraina nel 2014, l’aggressività generale.

Ieri, sempre Stoltenberg ha dichiarato che “la Cina non è nostro avversario, ma gli equilibri di potere si stanno spostando. E la Cina si sta avvicinando a noi. Lo vediamo nel cyberspazio, vediamo la Cina in Africa, ma vediamo anche la Cina investire massicciamente nelle nostre infrastrutture critiche. Dobbiamo rispondere insieme come alleanza”.

LE INFRASTRUTTURE CRITICHE E IL RICHIAMO ALL’ITALIA

Sulla questione infrastrutture critiche, come le reti 5G, Stoltenberg era stato intervistato lo scorso novembre dallo scienziato politico americano Ian Bremmer. Alla richiesta di un commento sulla decisione dell’Italia di firmare un memorandum d’intesa con Pechino sulla Belt and Road Initiative, il segretario rispose che la NATO “dovrebbe insistere affinché tutti gli alleati abbiano reti di telecomunicazioni, 5G […] e infrastrutture civili sicure e protette, perché è importante per le nostre società ma anche per le operazioni militari”.

Spiegò che l’organizzazione aveva sviluppato delle linee guida sulla sicurezza delle infrastrutture e delle reti sensibili per assicurarsi che i membri e gli alleati tengano conto delle implicazioni legate agli investimenti stranieri. “Non facciamo nomi di aziende specifiche”, aveva precisato Stoltenberg, alludendo agli attacchi americani all’azienda cinese Huawei, “ma mettiamo degli standard e ci aspettiamo che gli alleati li rispettino”.

AGGIORNARE IL CONCETTO STRATEGICO

Ieri la NATO ha deciso di lavorare all’aggiornamento del Concetto strategico, ovvero il documento che definisce gli obiettivi di lungo periodo dell’organizzazione. L’ultima versione risale al 2010, non menziona affatto la Cina e non considera le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, il dominio cibernetico o le ultime evoluzioni delle capacità missilistiche.

COSA PENSA L’EUROPA DELLA CINA

La cautela generale riservata dalla Nato alla Cina riflette la diversa percezione che hanno del paese gli Stati Uniti e l’Unione europea: per i primi è di fatto una minaccia esistenziale; per la seconda è sì un “rivale sistemico” ma anche un possibile partner. L’immagine di Pechino è tuttavia cambiata a Bruxelles, che ha indurito le sue posizioni, ma i profondi legami commerciali bilaterali e la ricerca di un’“autonomia” decisionale sui grandi temi fanno resistere l’Europa dall’impostare una contrapposizione troppo netta.

La cautela è dovuta poi al fatto che alcuni membri della Nato – soprattutto quelli nell’Europa orientale e nell’area baltica – temono che lo spostamento del focus dell’alleanza verso la Cina possa portare a una riduzione delle risorse e delle attenzioni destinate al monitoraggio della Russia, alla quale guardano con preoccupazione.

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