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Vaccineide Astrazeneca, la renzizzazione social di Enrico Letta, Grillo sposa Zingaretti e Lombardi, Sala verde di rabbia per Milano

Arnese

Vaccini Astrazeneca e non solo. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

ENRICO & LETTA

ASTRAZENECA, VACCINEIDE

 

LA BCE DI LAGARDE ANALIZZATA DAL PROF. MASCIANDARO

 

L’AMERICA SI RISOLLEVA

 

IL GARANTE BENEDICE L’ALLEANZA PD-M5S NEL LAZIO DI ZINGARETTI

 

AL SINDACO DI MILANO, MILANO FA UN PO’ SCHIFO

 

PILLOLE SU ENRICO LETTA

 

SONDAGGITE DEMOCRATICA

 

AGENDA ORLANDO

 

ZAMBON MOLLA, L’OMS ESULTA…

Perché accuso Ranieri Guerra. Parla Zambon (Oms)

LA MOSTRUOSA CAPACITA’ DI SPESA DELL’ITALIA…

 

PACCHI IN SCIOPERO

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

 

 

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUI FONDI EUROPEI:

La prima lezione per spendere bene le risorse del piano Next Generation Eu dovrebbe essere capire che cosa è successo, soprattutto che cosa non ha funzionato, con i fondi europei 2014-2020. L’ultimo monitoraggio dell’Ispettorato generale per i rapporti finanziari con l’Unione europea (Ragioneria dello Stato) mette chiaramente in guardia: l’Italia spende meno proprio nelle aree che sono considerate più strategiche per rispondere alla crisi e sono messe al centro del Recovery Plan, cioè il contrasto alla povertà, la riduzione dei rischi da cambiamento climatico, il rafforzamento della Pubblica amministrazione.

Al 31 dicembre 2020, rispetto alle risorse complessivamente programmate nell’ambito dei quattro Fondi strutturali e di investimento europei – 73,4 miliardi (di cui 45,5 di contributo Ue e 27,9 di cofinanziamento nazionale) – risulta un avanzamento del 70,1% in termini di impegni e del 48,7% in termini di pagamenti. In base alle regole Ue il completamento dei pagamenti è consentito entro il 2023. Ma è dall’analisi verticale della programmazione, cioè la ripartizione per gli 11 Obiettivi tematici, che emerge il ritardo più significativo alla luce delle sfide imposte dal Recovery Plan. Sia per la quota relativa ai Programmi nazionali sia per la fetta gestita dalle Regioni.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SULLO SCIOPERO NELLA LOGISTICA:

Primo sciopero nazionale di filiera Amazon non solo in Italia ma addirittura in Europa. È ambiziosa l’iniziativa presa dalle categorie dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil — Filt, Fit e Uiltrasporti — per il prossimo lunedì 22 marzo. Consegne a rischio quindi in tutta Italia.

A rischio: ma fino a che punto? La protesta creerà disagi? «È ora di considerare gli addetti alle consegne come lavoratori essenziali. In Lombardia prevediamo un’ altissima adesione allo sciopero», promette il segretario generale della Filt regionale Luca Stanzione. Gli iscritti al sindacato sul totale degli oltre 8.000 dipendenti diretti in Italia sono ancora in numero ristretto. Inoltre il primo centro Amazon in Italia, quello di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, applica il contratto del commercio, perciò non sciopererà. Nell’hub con le iscrizioni al sindacato più numerose, quello di Passo Corese (Rieti), il sindacato riferisce di circa 300 tessere su oltre 1.200 assunti.

Ma a fare la differenza potrebbe essere l’adesione dei circa 19 mila driver, gli autisti dei furgoni che dipendono dai padroncini iscritti ad Assoespressi ma che lavorano in esclusiva per Amazon. Non a caso Filt, Fit e Uiltrasporti hanno impostato una piattaforma rivendicativa unica con l’obiettivo di ottenere un accordo aziendale nazionale di secondo livello per i dipendenti diretti e un’assunzione di responsabilità di Amazon, in quanto capofiliera, sulle condizioni di lavoro dei driver. Di fondo l’obiettivo del sindacato è farsi riconoscere come interlocutore.

Il colosso guidato da Jeff Bezos ieri ha risposto cercando di separare quello che il sindacato vorrebbe tenere unito. Da una parte i dipendenti diretti: «Non è vero quanto dichiarato dal sindacato in merito al mancato confronto, perché si sono svolti due incontri nel mese di gennaio», spiega una nota. Amazon in particolare sottolinea che le sue buste paga sono «competitive» (si parla di un centinaio di euro al mese in più rispetto a quanto fissato dal contratto nazionale) e che durante la pandemia sono stati garantiti a tutti due bonus per un valore totale di 800 euro. Per quanto riguarda le rivendicazioni dei driver, poi, Amazon ricorda che il lavoro è svolto da «fornitori terzi». Come dire: è con questi che il sindacato deve vedersela.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 SULLO SCIOPERO NELLA LOGISTICA:

Il motivo della protesta sta nelle tensioni nate sulla contrattazione di secondo livello per la filiera di Amazon tra Assoespressi e i sindacati. Secondo quanto dicono i sindacati l’associazione datoriale è indisponibile ad affrontare positivamente le tematiche poste dal sindacato. Qualche esempio? La verifica dei turni, dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore. E poi ancora la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali. E non ultimo il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza.

I sindacati hanno scelto di chiamare in causa Amazon perché sostengono che la società, col suo comportamento, «inaccettabile di latitanza, manifesta l’indisponibilità cronica ad un confronto con le rappresentanze dei lavoratori in spregio alle regole e alle tutele previste dal Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione e ad un sistema di corrette relazioni sindacali».

Ma cosa dice Amazon? «Non è vero quanto dichiarato dal sindacato in merito al mancato confronto, tanto è vero che si sono svolti due incontri nel mese di gennaio – spiega in una nota -. Riguardo all’incontro svoltosi ieri con Assoespressi, ci teniamo a sottolineare che per le consegne ai clienti, Amazon Logistics si avvale di fornitori terzi. Perciò riteniamo che i corretti interlocutori siano i fornitori di servizi di consegna, nonché le Associazioni di Categoria che li rappresentano».

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