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Usa e Cina verso un onorevole compromesso sulla guerra commerciale?

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Cina

Come procede il negoziato tra Stati Uniti e Cina. Il Punto di Marco Orioles

Ci sono stati “progressi sostanziali” nel negoziato sino-americano sul commercio, ha dichiarato giovedì il rappresentante al commercio Usa Robert Lighthizer al termine di due giorni di trattative a Washington tra la delegazione americana e quella cinese. Di “progressi importanti” hanno parlato anche i rappresentanti cinesi che, guidati dal vicepremier Liu He, si sono confrontati con i colleghi Usa su tutte le questioni sul tappeto.

Rimane “ancora molto lavoro da fare”, ha riconosciuto però Lighthizer. In due giorni di discussioni che il rappresentante al commercio ha definito “molto intense, dettagliate e specifiche”, sono stati fatti certamente “passi in avanti” sulle questioni sollevate dagli Usa, a partire da quelle, dirimenti, sulla protezione della proprietà intellettuale e sul trasferimento forzato di tecnologia. Ma un’intesa complessiva sembra essere ancora lontana,  e non si può escludere che il 1 marzo – termine entro cui, secondo la tabella di marcia fissata da Donald Trump, bisogna raggiungere un accordo, pena l’innalzamento dei dazi su duecento miliardi di dollari di esportazioni cinesi in America – arrivi senza risultati concreti.

Spetterà al presidente, a quel punto, decidere il da farsi: far scattare la tagliola dei dazi, prolungare il negoziato, o entrambe le cose. “Farà lui la decisione quando arriveremo lì”, ha spiegato Lighthizer. “La cosa più importante per ora”, conclude il rappresentante al commercio, “è continuare il lavoro” .

Per propiziare il risultato, la Cina ha messo tutta la propria buona volontà. Ha reso nota ad esempio la propria decisione di “incrementare vigorosamente le importazioni di prodotti agricoli Usa, di prodotti energetici, beni industriali e servizi”. E Trump, che è ossessionato dalla questione del deficit commerciale con Pechino, ha subito apprezzato. Di fronte alla promessa di Pechino di acquistare cinque milioni di tonnellate di soia americana, il capo della Casa Bianca ha esultato: “Questa è un sacco di soia!”. La delegazione giunta a Washington ha inoltre ascoltato attentamente le istanze americane, impegnandosi in discussioni che gli stessi cinesi hanno definito “candide, specifiche e fruttuose”.

Ma è apparso chiaro a tutti che per raggiungere un’intesa, e risolvere tutte le differenze, ci vuole un colpo d’ala. Che viene infatti annunciato giovedì dalla Casa Bianca: alla fine del mese, ci sarà un incontro al vertice tra The Donald e Xi Jinping. Lo ha comunicato il presidente direttamente dal suo account Twitter: “Nessun accordo finale sarà fatto”, ha cinguettato Trump, “fino a quando io e il mio amico presidente Xi ci incontreremo nel prossimo futuro per discutere e accordarci su alcuni dei punti (…) più difficili”.

La Casa Bianca fa dunque sapere che Ligthizer e il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin si recheranno in Cina dopo i festeggiamenti del capodanno lunare per concordare con i rappresentanti della Repubblica Popolare l’agenda dei colloqui tra i due presidenti.

Washington e Pechino scommettono tutto, dunque, sul buon rapporto personale tra i due leader. È l’unica strada, forse, per superare gli insormontabili ostacoli di un negoziato dalla posta altissima per entrambi i paesi, e per giungere, se non a un accordo definitivo, almeno ad un onorevole compromesso che consenta di evitare le dolorose conseguenze del protrarsi di una guerra dei dazi che sta danneggiando le rispettive economie e mettendo in fibrillazione i mercati finanziari.

Spetterà alla diplomazia personale il compito di avvicinare il più possibile Cina e Stati Uniti ad un traguardo che entrambi possano definire ragionevole. Affidare direttamente ai leader il compito di parlarsi è, probabilmente, l’unica soluzione per sciogliere il contenzioso sui commerci in un momento in cui i due paesi nutrono una profonda diffidenza reciproca che rischia di sfociare in aperta ostilità. A Trump, in ogni caso, questa prospettiva va a genio. Le sue rivendicate doti di “dealmaker” lo spingono ad affrontare personalmente anche questo spinoso dossier.

Parlando alla conclusione dei lavori delle due delegazioni, il presidente ha dato mostra di ottimismo sulla prova che lo attende al varco. “Penso che quando io e Xi ci incontreremo”, ha spiegato il presidente, “ogni punto sarà concordato”. “Ci sono alcuni punti su cui non siamo d’accordo, ma saremo d’accordo”. “Non abbiamo mai avuto un accordo commerciale con la Cina”, ha aggiunto, “e ora avremo un grande accordo commerciale con la Cina”.

Ma come in ogni negoziato che si rispetti, il giocatore deve sapere anche alzare la posta e, se necessario, bluffare. Ecco così che Trump non esclude di essere costretto, allo scoccare del fatidico 1 marzo, a dichiarare fallita la trattativa con la Cina e a procedere con il temuto innalzamento dei dazi. “Posso dirvi”, ha sottolineato il presidente, “che il 1 marzo i dazi sulla Cina salgono al 25%”. Sottinteso: se la Cina non ci dà quel che ci attendiamo.

È un messaggio determinato, quello che Trump recapita a Pechino. Dove Xi Jinping, che di determinazione ne ha da vendere, ha senz’altro preso nota.

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