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Tutti gli effetti della guerra dei dazi Usa-Cina

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La deviazione dei commerci e il ricollocamento della filiera collegata alle esportazioni potrebbe anche fare emergere dei nuovi vincitori dalla guerra dei dazi. Prima, però, il resto del mondo dovrebbe fare i conti con un rallentamento economico della Cina e degli Stati Uniti, i due principali motori della crescita globale, con un probabile peggioramento delle condizioni finanziarie globali. Il commento di Aninda Mitra, analista senior di BNY Mellon IM basato a Singapore, sugli sviluppi nella guerra dei dazi tra Usa e Cina

I recenti annunci del Presidente Trump riguardo all’aumento dei dazi sulle importazioni cinesi hanno certamente colto i mercati di sorpresa.

Guardando alle reazioni immediate in termini di politiche monetarie, la Banca Popolare Cinese ha annunciato un taglio compreso tra il 2 e il 3,5% ai requisiti di riserva per le banche di piccole e medie dimensioni, a partire dal 15 maggio. Una misura che libererà circa 280 miliardi di renminbi (42 miliardi di dollari) di liquidità aggiuntiva, e che può essere interpretata come una mossa proattiva per proteggere i segmenti più vulnerabili dei debitori cinesi contro qualsiasi deterioramento del sentiment di mercato.

La performance dei mercati azionari e l’outlook ciclico macroeconomico dei due Paesi possono aver giocato un ruolo nella recente impasse delle negoziazioni, scatenando la reazione di Trump. Recentemente è stata avanzata la prospettiva di una rinuncia, da parte degli Stati Uniti, ai tentativi di alterare le politiche cinesi sui sussidi statali.

L’impatto macroeconomico collegato a una guerra dei dazi “minima” è limitato: vale a dire, una tariffa del 10% da parte degli Usa sui 200 miliardi di dollari importati dalla Cina ha un impatto dello 0,14% sul Pil cinese (presumendo un effetto di sostituzione perfetto sulle importazioni statunitensi). Una reazione analoga da parte della Cina con dazi del 10% avrebbe ricadute trascurabili per gli Stati Uniti.

Ma una tariffa su più di 500 miliardi di dollari di importazioni (e su più di 100 miliardi di dollari di esportazioni dagli Usa alla Cina) potrebbe avere un impatto molto più ampio. Il FMI stima che l’imposizione bilaterale di dazi pari al 25% potrebbe costare alla Cina l’1,3% del PIL base, e agli Stati Uniti fino allo 0,3% del Pil.

La deviazione dei commerci e il ricollocamento della filiera collegata alle esportazioni potrebbe anche fare emergere dei nuovi vincitori dalla guerra dei dazi. Prima, però, il resto del mondo dovrebbe fare i conti con un rallentamento economico della Cina e degli Stati Uniti, i due principali motori della crescita globale, con un probabile peggioramento delle condizioni finanziarie globali.

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