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Come commerciano Usa e Cina sul negoziato commerciale

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Che cosa succede tra Cina e Usa nel negoziato Usa-Cina sul commercio? L’articolo di Marco Orioles

Si è concluso venerdì a Pechino il nuovo round del negoziato commerciale Usa-Cina. A rappresentare l’America di Donald Trump, nella capitale cinese, c’erano il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin e il Rappresentante al Commercio Robert Lightizer, che si sono confrontati con la delegazione cinese guidata dal vicepremier Liu He.

L’incontro di venerdì è stato il primo da quando il presidente Usa ha lasciato trascorrere senza conseguenze la deadline da lui precedentemente fissata al 2 marzo ed entro la quale, secondo i suoi auspici, le due parti avrebbero dovuto raggiungere un accordo complessivo.

Mnuchin e Lightizer sono stati accolti intorno alle nove del mattino alla Guest House Diaoyutai, dove – secondo la dichiarazione del Ministero del Commercio cinese – ha avuto luogo una full immersion.

Secondo il dispaccio emesso in serata dall’agenzia di stampa governativa Xinhua, le due delegazioni avrebbero discusso i “rilevanti documenti di accordo” e, sostiene Xinhua senza però entrare nel merito, fatto progressi.

Di “progressi” registrati durante “discussioni candide e costruttive” ha parlato invece la Casa Bianca nella sua nota ugualmente scarna. Commentando su Twitter la scelta degli aggettivi fatta dalla residenza del presidente Usa, il corrispondente della BBC da Pechino, Robin Brant ha sottolineato come, nel gergo diplomatico, il ricorso alla parola “candida” denoti l’esistenza di “differenze assolute”.

Sul negoziato in corso non ha mancato di dire la sua Donald Trump. “L’accordo commerciale sta andando molto bene”, ha affermato venerdì il presidente dalla sua residenza di Mar-a-Lago in Florida, sottolineando come nei colloqui si stiano affrontando la folta serie di “problemi che abbiamo avuto con la Cina in tutti questi anni”. “E dovrà essere un grande accordo”, ha precisato, perché se “non è un grande accordo, non lo possiamo fare”.

Da Malvern, Iowa, dove era ospite di una kermesse sull’agricoltura, il presidente della Commissione Finanze del Senato Chuck Grassley ha rivelato all’agenzia Reuters che l’amministrazione Trump conta di stringere un accordo con la Cina entro la fine di questo mese.

“Tra le altre cose – ha dichiarato Grassley – abbiamo fatto grandi progressi sulla proprietà intellettuale, sui segreti commerciali, sul loro governo che non costringa le nostre aziende a cedere loro le nostre tecnologie e sulla manipolazione della valuta”. Il senatore repubblicano, tuttavia, ha toccato una nota dolente quando ha sottolineato che, senza un efficace meccanismo di enforcement che costringa Pechino a tenere fede agli accordi presi, “nessuna di queste cose importa”.

Un altro aspetto cruciale emerge dalla testimonianza di una persona al corrente dello stato dei colloqui citata anonimamente da Reuters: “la traduzione è decisamente un tema”, rimarca la fonte, indicando l’esistenza di discrepanze tra i documenti in lingua inglese e quelli in mandarino che sono oggetto di confronto tra le due delegazioni.

Giovedì, il premier cinese Li Keqiang aveva annunciato che Pechino è intenzionata ad espandere l’accesso al mercato cinese a banche e assicurazioni straniere, lasciando intendere che Pechino è pronta a mettere nero su bianco nuove regole per il settore.

E i dazi? Il mese scorso, Trump aveva rinunciato a aumentarli, come stabilito al summit dei G20 a Buenos Aires durante il quale concordò col collega cinese Xi Jinping una tregua alla guerra commerciale, aprendo le porte all’attuale negoziato.

Il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, ha dichiarato giovedì che gli Usa potrebbero rimuovere alcuni dazi esistenti qualora Cina e Usa stringessero un accordo, laciandone in vigore altri al fine di assicurarsi che Pechino sia ottemperante: “Non abbiamo – ha affermato – intenzione di rinunciare (a questa) leva”.

Il prossimo round del negoziato avrà luogo questa settimana a Washington, dove è previsto l’arrivo della delegazione cinese guidata dal vicepremier Liu He.

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