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Un mese di lockdown a Parigi, nel Nord e a Nizza ma con le scuole aperte

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L’articolo di Enrico Martial

È un lockdown parziale, e si continua ad andare a scuola: 16 dei 96 dipartimenti francesi entrano in una specie di zona rossa, in cui però è concessa l’attività sportiva all’aperto entro dieci km, con autocertificazione. Tutti i negozi non essenziali sono chiusi – sulla base dei settori merceologici, ma tra i beni essenziali vengono inseriti anche i libri e i supporti musicali. La zona interessata è composta dagli otto dipartimenti della regione parigina, a cui si aggiungono l’Eure e Senna Marittima, da cinque dipartimenti della regione Haut-de-France, e dal dipartimento delle Alpi Marittime, cioè quello di Nizza al confine con l’Italia. Sono misure destinate a durare quattro settimane, salvo miglioramenti in corso d’opera, a partire dalla mezzanotte di venerdì 20 marzo. La popolazione interessata è di 18 milioni su 67 milioni di francesi. Il Pil della regione parigina è il 30% di quello nazionale.

Alcune misure si applicano all’intero territorio francese: il coprifuoco viene spostato dalle 18 alle 19, in vista del cambio dell’ora legale, e viene instaurato il divieto di spostamento tra regioni, fatti salvi i motivi professionali o di necessità.

Nelle scuole dei 16 dipartimenti con le restrizioni, vengono mantenute le attività ricreative e sportive. I licei che ospitavano tutti gli studenti passeranno al 50%, come gli istituti che già avevano introdotto questo vincolo. Il primo ministro Jean Castex, nella tradizionale conferenza stampa del giovedì, ha confermato che ci saranno interventi sulle mense aziendali, con protocolli più stretti, e che il telelavoro sarà la regola, salvo l’eccezione di un giorno alla settimana in ufficio per coloro che ne sentono la necessità, anche per ragioni di equilibrio psicologico.

Da venerdì pomeriggio riprenderanno le vaccinazioni con AstraZeneca, dopo che l’istituto superiore di sanità francese (la Haute Autorité de Santé) avrà aggiornato le proprie raccomandazioni sulla base delle decisioni dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) del 18 marzo. L’obiettivo è di mettere in sicurezza 10 milioni di persone entro la metà di aprile, cioè tutte le persone vulnerabili volontarie sopra i 75 anni e coloro di oltre 50 anni che presentano comorbidità. Entro metà maggio si vorrebbero vaccinate 20 milioni di persone, cioè tutte le persone di oltre cinquant’anni su base volontaria.

Il governo di Jean Castex e la presidenza di Emmanuel Macron avevano creato una serie di misure di contenimento – chiusure per superficie commerciale e un coprifuoco alle 18 – puntando sulle vaccinazioni come strumento di anticipazione della terza ondata. Tuttavia, anche in ragione della variante inglese i contagi, a partire da Dunkerque e da Nizza sono saliti oltre le soglie più elevate, e sono iniziati anche alcuni trasferimenti di pazienti dagli ospedali in saturazione, con discussioni sull’opportunità di queste operazioni per i pazienti più fragili. Il tasso nazionale di incidenza su 100mila abitanti si trova a una media di 266,5 sulla settimana, con punte nella regione parigina di 544,8 in Vad’Oise e di 512,7 a Seine-Saint-Denis. Il Finistère ha un tasso basso, a 76,6 ma preoccupano tra l’altro anche l’Alta Savoia (289,4) e Lione (299,1). I nuovi positivi erano 42.758 il 15 marzo, con 274 decessi giornalieri.

Le misure in preparazione sono state anticipate ai capigruppo in parlamento già il 12 marzo e poi ad alcuni sindaci ed eletti locali e regionali. Mercoledì 17 marzo, lo stesso presidente Emmanuel Macron ha incontrato in videoconferenza undici sindaci, nel corso di una visita a Poissy, a nord ovest nella regione parigina. Per quanto le misure siano accolte senza grandi polemiche – anche per le pressioni che vengono dalle autorità ospedaliere – si registra una tensione evidente in particolare con la sindaca socialista di Parigi, Anne Hidalgo, che sta tra l’altro emergendo come candidata dell’area verde e socialista per le presidenziali del 2022.

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