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Covid-19, ecco perché le scelte di Johnson suscitano polemiche

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Boris Johnson

Che cosa fa il governo Johnson contro il Covid-19? Fatti e dibattito nel Regno Unito. Il Punto di Daniele Meloni

In una conferenza stampa tenutasi ieri a Downing Street, il premier Boris Johnson ha annunciato che il Regno Unito è passato alla fase 2 della lotta al Coronavirus, da “containment” a “delay”. Accanto a lui il capo dei consiglieri scientifici del governo, Sir Patrick Vallance, e il Chief Medical Officer, Professor Whitty, hanno affermato che il picco dei casi di Covid-19 nel Regno Unito è previsto tra 10/14 settimane, e che, anche se i casi registrati sono 590 (10 i decessi), è realistico pensare che attualmente sono tra 5mila e 10mila i cittadini britannici affetti dal virus.

La fase “delay” prevede misure per ritardare il picco del virus, e l’imposizione di 7 giorni di auto-quarantena per tutti gli individui che soffrono di tosse, leggera febbre e raffreddore. Sono in fase di studio misure di restrizione dei movimenti e delle libertà personali come la chiusura di scuole, atenei e mezzi di trasporto, ma al momento il consiglio degli scienziati è quello di lasciare tutto così com’è.

Per il governo e i suoi consiglieri non è detto che il Regno Unito sia destinato ad avere lo stesso numero di casi dell’Italia: Sir Vallance sostiene che il paese è indietro di 4 settimane rispetto al nostro, e che nella fase iniziale di diffusione della malattia l’Inghilterra aveva più casi dell’Italia. Secondo il Professor Jimmy Whitworth, docente a livello internazionale di medicina e scienza della salute, ciò sta a dimostrare che c’è stata una fase in cui in Italia il Coronavirus ha agito indisturbato senza essere identificato e impedendo alle autorità italiane di tracciare i contatti di coloro che si sono ammalati e isolare i casi per impedire la sua diffusione.

Inoltre, se comparato con quello italiano il tasso di mortalità della malattia nei casi acquisiti è molto diverso: 1,4 è la percentuale dei decessi dei malati in UK contro il 6,7% in Italia, dove il virus è anche più concentrato. Per David Halpern, membro della Commissione istituita dal governo, “per rispondere alla pandemia si deve costruire la cosiddetta “immunità di gregge” di modo tale da proteggere gli individui maggiormente a rischio”.

L’ex ministro della Salute (e degli Esteri) il Conservatore Jeremy Hunt, ora Presidente della Commissione Salute alla Camera dei Comuni, ha criticato il governo definendo “preoccupante” il ritardo nel prendere misure più severe e drastiche per limitare al massimo il contagio. Anche l’inviato speciale dell’OMS per il Coronavirus, David Nabarro, ha affermato che “nel Regno Unito c’è bisogno di azioni urgenti e più incisive”. In un editoriale su Lancet, una rivista scientifica su cui scrivono molti medici di fama britannici, il direttore Richard Horton ha rincarato la dose contro il governo reo, secondo lui, “di giocare con la salute dei cittadini”

In particolare la polemica – anche sui social – si è focalizzata sulla decisione di Johnson di non cancellare gli eventi pubblici con grande affluenza e di non chiudere gli stadi. Ieri sera a Glasgow la partita tra Rangers e Leverkusen per l’Europa League si è disputata di fronte a spalti gremiti, così come il giorno prima ad Anfield il Liverpool ha giocato di fronte a oltre 50mila spettatori come se nulla stesse succedendo contro l’Atletico Madrid. Per l’occasione erano circa 3mila i tifosi provenienti dalla Spagna. Per Sir Vallance la cancellazione di questi eventi è inutile, in quanto – parole sue – “ci sono basse possibilità che il virus si diffonda in simili eventi”. Piuttosto, il problema sarebbe quello di fare convergere ambulanze, poliziotti e altri funzionari pubblici a questi eventi, impedendo loro di essere altrove dove in questo momento c’è maggiore necessità.

La Premier League, il massimo torneo calcistico inglese, si apprestava a vivere un altro week-end di business as usual, ma è stata freddata dalle notizie arrivate nella notte: l’allenatore dell’Arsenal, Mikel Arteta, è risultato positivo al test per il Covid19 e tutta la squadra londinese è in quarantena, dopo che i suoi impianti di Colney sono stati chiusi al pubblico per l’opera di sanificazione. C’è anche il primo calciatore positivo: si tratta di Hudson-Odoi del Chelsea. Oggi i 20 club si incontreranno per affrontare l’emergenza: ci deve essere l’unanimità per prendere una decisione sul prosieguo del campionato. A quanto trapela il campionato si potrebbe fermare per due settimane. Difficile, per non dire impossibile, l’annuncio della conclusione anticipata della stagione.

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