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Perché Biden vuole che Putin aggredisca l’Ucraina. Dialogo Dottori-Martino

Lobbying

Tutte le convergenze parallele di Russia e Usa in Ucraina. Il ruolo del Qatar sul gas in Europa secondo l’amministrazione Usa. E le debolezze interne di Biden e Putin. Conversazione tra Germano Dottori (Limes) e Lucio Martino (Guarini Institute)

 

Cui prodest la minaccia di guerra in Ucraina? Sia al presidente russo Vladimir Putin che a quello americano Joe Biden. A sostenere la convergenza parallela di interessi dei due leader sono il prof. Germano Dottori, analista di geopolitica e consigliere scientifico di Limes, e Lucio Martino, membro del Guarini Institute for Public Affair della John Cabot University ed ex direttore di ricerca presso il Cemiss, Centro Militare di Studi Strategici.

Dossier Ucraina

“Gli obiettivi di politica estera attualmente perseguiti dall’amministrazione americana sono di chiara impronta wilsoniana, l’estensione e la protezione della democrazia ovunque fanno parte di una strategia e un’ideologia neo conservatrice – ha sottolineato Lucio Martino nel corso di una conversazione sulla pagina Facebook del professor Dottori – Del resto la politica estera dell’amministrazione Biden è in mano a personaggi del calibro di Victoria Nuland, la moglie di Robert Kagan l’ideologo dell’amministrazione del Bush figlio, quello delle guerre mediorientali, ma anche Jake Sullivan, il Consigliere per la sicurezza nazionale, o Antony Blinken, lo stesso Segretario di Stato. Questa è la stessa squadra che ha firmato la politica estera americana del 2003, della guerra in Iraq, del 2008 della questione del Kosovo e della crisi ucraina del 2014. Questa è una squadra che ha come obiettivo il ridimensionamento della Federazione russa, da questo punto di vista ideologicamente c’è coerenza”.

Victoria Nuland e lo scandalo della crisi ucraina del 2014

Victoria Nuland è una diplomatica di lungo corso, fu vice direttrice del dipartimento ex affari sovietici durante la presidenza di Clinton e consigliere del vice presidente Dick Cheney. George Bush jr la nominò ambasciatrice a Bruxelles presso la Nato mentre con il presidente Obama è diventata assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici, gestendo le relazioni diplomatiche con i Paesi europei e con la Nato. Ha rivestito un ruolo centrale nella gestione della crisi ucraina del 2014, e fu al centro di uno scandalo per quel “Fuck The EU” pronunciato nel corso di una telefonata privata con l’ambasciatore Usa in Ucraina, Geoffrey Pyatt. La telefonata fu intercettata e pubblicata su Youtube.

Biden e le difficoltà della politica interna

A circa un anno dall’elezione Joe Biden naviga già in cattive acque. Il calo dei suoi consensi personali è costante, passato dal 55 al 36%, il precipitoso ritiro dall’Afghanistan ha dato un colpo alla sua immagine, l’inflazione è salita al 6% per la prima volta negli ultimi decenni e infine il deficit federale ha toccato il record di 3 mila miliardi di dollari. “L’amministrazione Biden quasi non ha goduto di luna di miele con il suo elettorato – ha aggiunto Martino –. L’inflazione è la più alta da quarant’anni a questa parte, che ha portato addirittura a una penuria di beni di prima necessità. È un paese diviso culturalmente, politicamente e anche etnicamente lungo linee identitarie che sono le stesse dei tempi della guerra civile di 150 anni fa”. In questo quadro un successo in politica estera potrebbe rappresentare una via di fuga. “L’amministrazione Biden guarda alla politica estera per cercare affermazione e successo, quel teatro potrebbe essere l’Ucraina”.

Gli interessi americani in Qatar

Una delle ragioni che muove gli interessi statunitensi in ottica anti russa riguarda il gas qatarino.  Gli Usa punterebbero, secondo Lucio Martino, a “riorientare gli interessi europei lontano dalla Russia attraverso un dispositivo sanzionatorio ancora più duro di quello che è in atto adesso. Io metterei in relazione la crisi ucraina con l’accordo appena raggiunto con il Qatar che è un altro grande produttore di gas naturale”. Il Qatar “è stato eletto al rango di paese alleato quasi come fosse un paese membro della Nato. Il grande disegno, se ce n’è uno perseguito dall’amministrazione Biden, mi sembra questo”, chiosa Martino.

Putin ricerca successi in politica estera

Distogliere l’attenzione dai problemi interni con la politica estera non è un atteggiamento esclusivo dell’amministrazione americana. “Anche Putin ha bisogno di qualche successo in politica internazionale dal momento che la gestione della pandemia non è stata tra quelle più felici – ha sottolineato Germano Dottori -. Io ho l’impressione che il successo che Putin persegua in questo momento in Ucraina sia quello di puntare dei paletti e impedire che l’alleanza atlantica si allarghi ulteriormente verso est, sostenendo che la Federazione russa non lo può accettare, e cercando di dimostrare anche agli attuali leader ucraini che la garanzia di sicurezza fornita dall’occidente al loro paese non è così solida. Il gioco dialettico che si sta instaurando tra le parti a un certo punto raggiungerà un momento della verità”.

La guerra: un’ipotesi plausibile per far scattare le sanzioni

La guerra, secondo Dottori, sarebbe un’ipotesi plausibile. “La mia impressione è che gli americani stiano cercando di convincere i russi che un’aggressione può pagare – secondo il consigliere scientifico di Limes -. Nel momento in cui fanno sapere al mondo intero che la guerra è probabile in qualche modo la rendono un’ipotesi normale, persino accettabile cui l’opinione pubblica internazionale viene preparata e dall’altro lato abbandonando gli ucraini al loro destino mettono Putin nella condizione di dover considerare facile un attacco o comunque una situazione nella quale l’Ucraina si trova completamente sola”.

L’attacco all’economia europea

Tutto questo può determinare grandissime conseguenze. “Se i russi non attaccano, la strategia americana fa un buco nell’acqua – ha aggiunto Dottori -. Se i russi attaccano e conducono anche un’offensiva limitata scattano le sanzioni che potrebbero essere il vero obiettivo dell’amministrazione americana, in modo da separare definitivamente la Russia dal mercato europeo dell’energia e in qualche modo assestare un colpo alla solidità dell’economia europea nel momento in cui l’Europa esce dalla pandemia e ha bisogno di rilanciarsi. La strategia ha obiettivi multipli in cui anche l’Europa può essere un bersaglio. Sull’Ucraina si gioca una partita complessa in cui gli europei, gli americani e i russi non sono del tutto allineati, anzi a me paiono del tutto in concorrenza gli uni rispetto agli altri”.

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