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Tutti gli affari economici tra Russia e Ucraina

Nato

Grano, mais, acciaio e microchip: una guerra tra Russia e Ucraina avrebbe conseguenze economiche globali. Ecco perché

 

Una guerra tra Russia e Ucraina avrebbe ripercussioni economiche che andrebbero al di là del gas naturale: è la preoccupazione principale dell’Unione europea nella crisi.

I PARTNER COMMERCIALI DELL’UCRAINA

Il principale partner commerciale di Kiev (dati 2019) è proprio Mosca, seguita dalla Cina, la Germania, la Polonia e l’Italia. Il paese esporta principalmente cereali, come mais  e grano, oli di semi, minerali di ferro e altri prodotti per l’industria siderurgica. Di contro, importa dall’estero soprattutto idrocarburi.

GRANO E MAIS A RISCHIO

Come spiega Argus, portale specializzato in materie prime, una guerra in Ucraina potrebbe mettere a rischio fino al 13 per cento delle forniture mondiali di mais e grano. Il paese è, nello specifico, il quarto maggiore esportatore di grano al mondo: secondo le stime del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel periodo 2021-2022 arriverà a metterne in commercio 24,2 milioni di tonnellate (attualmente è sui 16,7 milioni).

In caso di conflitto e di interruzione delle forniture ucraine, gli acquirenti di grano dovrebbero allora rivolgersi ad altri produttori come l’Unione europea, gli Stati Uniti, l’Argentina e l’Australia: i loro volumi destinati all’esportazione, però, sono già ridotti. La Russia – la seconda maggiore esportatrice del cereale – non potrebbe rifornire il mercato perché le sanzioni che probabilmente verrebbero imposte nei suoi confronti in caso di invasione la escluderanno dalla rete SWIFT per i pagamenti internazionali.

Oltre al grano, l’Ucraina è anche il quarto esportatore più grande al mondo di mais: vale più del 16 per cento del totale mondiale. Considerate le quantità già immesse nei mercati e quelle rimanenti, una guerra in Ucraina metterebbe a rischio all’incirca il 9 per cento dell’offerta internazionale di mais.

I TIMORI DELLA CINA

A seguito delle tensioni tra Kiev e Mosca e dei timori sulle ripercussioni commerciali, in Cina il prezzo del mais ha già iniziato a salire: Pechino ne è la più grande importatrice, nonché la maggiore acquirente di quello ucraino.

I TIMORI DEGLI STATI UNITI

A preoccupare gli Stati Uniti, invece, non sono i cereali ma i materiali per l’industria siderurgica. Il settore americano dipende infatti dall’Ucraina e dalla Russia per l’approvvigionamento della ghisa e delle lastre d’acciaio necessarie alla produzione di laminati piatti.

Dal 2018 in poi – spiega sempre Argus – Kiev e Mosca sono valse insieme più del 60 per cento delle importazioni di ghisa di Washington. In caso di blocco delle forniture, l’America potrebbe rivolgersi alla ghisa del Brasile, un altro importante fornitore; ma quella brasiliana è ricca di fosforo e dunque giudicata meno conveniente.

LA RUSSIA E I SEMICONDUTTORI

Oltre che nei mercati dei cereali e dell’acciaio, una guerra in Ucraina potrebbe creare perturbazioni anche in quello dei semiconduttori. Fortune scrive che Kiev è un’esportatrice di primo piano di neon, un elemento necessario ai laser impiegati per la realizzazione dei wafer di silicio, che a loro volta servono per fabbricare i microchip.

Mosca, invece, è una grande produttrice di palladio (un metallo critico per i chip di memoria) e di scandio (un elemento delle terre rare, fondamentale per i chip dei computer). Ed è anche una fornitrice rilevantissima di C4F6, un gas – è un sottoprodotto della lavorazione dell’acciaio – utilizzato nei processi di litografia per i semiconduttori.

Riporta Fortune che nel 2014, quando la Russa invase l’Ucraina per attenere la Crimea, i prezzi del neon crebbero del 600 per cento nel giro di poco tempo. Da allora l’industria dei microchip ha lavorato sulla diversificazione degli approvvigionamenti, ma Kiev rimane un fornitore importante.

Di recente la Casa Bianca ha invitato i produttori nazionali di semiconduttori a prepararsi alle restrizioni all’export di materie prime che la Russia potrebbe imporre come ritorsione verso l’America per le sanzioni. Si stima che più del 90 per cento del neon per i semiconduttori utilizzato dagli Stati Uniti provenga dall’Ucraina; il 35 per cento del palladio consumato in territorio americano, invece, è di origine russa.

IL COMMERCIO TRA UCRAINA E RUSSIA

Su Domani si legge che nel 2020 l’Ucraina ha inviato in Russia beni per 2,7 miliardi di dollari, principalmente “ossidi di alluminio, materiale ferroviario o tram, uranio naturale, laminati piatti prodotti in acciaio inossidabile e laminati a caldo in ferro o acciaio”. Di contro, Kiev importa da Mosca “prodotti legati all’energia, petrolio, carbone e gas”.

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