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Tutti i trambusti anti Covid-19 negli Stati Uniti su aiuti, vaccini e aziende

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Come si discute negli Stati Uniti su come fronteggiare gli effetti della pandemia Covid-19 che vede aumentare contagiati e morti. Il punto di Marco Orioles

La rinuncia di Donald Trump a riaprire subito al business la corporate America è dolorosa ma necessaria.

Lo testimoniano i numeri del contagio ancora spaventosi, con ormai più di 160 mila casi di Covid-19 diagnosticati nel Paese e ben 3.003 decessi.

Per (riluttante) volontà della Casa Bianca, i 256 milioni circa di americani in Lockdown – stima della CNN che equivale al 78% della popolazione Usa – dovranno dunque attendere almeno il 30 aprile per tornare alla normalità e, soprattutto, attenersi fino a quel giorno alle norme di distanziamento sociale di cui lo stesso Trump ieri ha confermato la validità.

Quella di The Donald è stata in ogni caso una decisione ineludibile, visto il responso pressoché unanime dei 13 diversi modelli statistici a disposizione della sua task force anti-Coronavirus.

Uno di questi modelli ha fatto più rumore di tutti dopo che la coordinatrice della task force, Deborah Brix, ne ha accennato in diretta televisiva durante la consueta conferenza stampa quotidiana.

Realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington su dati provenienti dalle istituzioni internazionali come l’Oms, dai governi nazionali (incluso quelli cinese e italiano) e dai gruppi ospedalieri, il modello fornisce la fosca previsione di duemila americani morti al giorno di qui a metà Aprile, quando i decessi avranno toccato il picco.

Entro quel giorno pertanto, è la sentenza del modello, saranno necessari 224 mila posti letto negli ospedali, ossia 61 mila in più di quelli disponibili.

A quel punto i sistemi ospedalieri nazionali avranno raggiunto il “’picco delle loro risorse”, espressione che cela l’inesorabile crisi in assenza di rifornimenti massicci e tempestivi.

Se il sistema reggerà l’urto, e se gli americani sani avranno collaborato rispettando le norme per il contenimento del contagio, il bilancio di questa tragedia – scrivono  i ricercatori dell’Università di Washington – si fermerà a 82 mila morti.

Numero che invece si impennerebbe senza scampo in assenza delle due sopracitate condizioni.

Fiamme all’orizzonte a parte, tutto questo è purtroppo già realtà in posti come New York, l’epicentro americano della pandemia dove le persone positive al virus sono già 66.500, i decessi sono stati ieri 1.218 (erano 965 il giorno prima) e le persone ospedalizzate – il cui numero raddoppia ogni sei giorni, anche se il ritmo era tre volte maggiore all’inizio della crisi – sono 9.500, di cui 2.352 in terapia intensiva.

È dunque proprio qui, ossia in uno Stato che di qui ad una settimana avrà bisogno di più di 70 mila posti letto ospedalieri, che il modello statistico richiamato da Brix avrà il suo test decisivo: ce la faranno le istituzioni a tutti i livelli a sopperire in tempo al deficit di posti letto, o il sistema collasserà causando il caos e una sicura strage?

È sullo sfondo di questi interrogativi inquietanti che ieri New York è stata teatro di interventi straordinari e emblematici  come l’arrivo in porto della nave ospedale delle forze armate USNS Comfort con i suoi mille posti letto:

Ma il miracolo nella Grande Mela si chiama anche East Meadow, la verdeggiante sezione del leggendario Central Park nell’Upper East Side dove, al posto delle famigliole che (almeno ai bei tempi) prendono il sole o fanno un picnic, è apparso in quattro e quattr’otto un nugolo di volontari intenti a mettere in piedi (tutte da guardare le foto dei lavori pubblicate da CNBC  sullo sfondo del parco più famoso del mondo) un ospedale da campo da 68 posti dotato di una unità di terapia intensiva.

E davvero straordinario è stato infine lo sforzo del corpo degli ingegneri dell’Esercito che in men che non si dica ha trasformato il Javits Convention Center di Manatthan in un altro ospedale da campo da mille posti.

E se il governatore Andrew Cuomo è uomo di parola, a queste strutture si aggiungeranno presto gli ospedali temporanei che Cuomo vuole costruire in ognuno dei cinque bororugh di New York nonché nelle vicine contee di Westchester, Rockland, Nassau and Suffolk.

L’alacre ritmo dei lavori nella metropoli più famosa d’America non ha tuttavia silenziato le veementi polemiche tra le autorità locali inferocite per l’inquietante deficit di presidi sanitari e un presidente come Trump che non ha mai perso l’occasione, durante la crisi, di tacciarli di egocentrismo ed irriconoscenza.

Anche nelle ultime 48 ore è andata così in scena una semi-zuffa che ha avuto stavolta al centro i test per il Covid-19.

“Ne abbiamo un disperato bisogno”, ha dichiarato ad esempio domenica alla CNN il governatore di Washington,  Jay Inslee, riecheggiando il grido di aiuto lanciato pochi giorni prima dal collega della Virginia.

Una polemica che si è acuita nella giornata di ieri quando è sbucato un audio del governatore del Montana, Steve Bullock, che ammette che il suo stato è arrivato “all’ultimo giorno”, dopo di che “se non riceveremo i kit dalla C.D.C. non saremo più in grado di fare test in Montana”.

La reazione di Trump è stata tempestiva quanto inesorabile. Durante la consueta conferenza stampa quotidiana, ha prima chiesto all’infettivologo Anthony Fauci se volesse fornire lui una risposta ai governatori, salvo poi prorompere in un’affermazione – “è da settimane che no sento nulla sui test” – che avrà fatto fischiare le loro orecchie.

Rincarando la dose, il tycoon ha quindi rivendicato “di aver fatto più test (in America) che in qualsiasi altra nazione del mondo”.

E siccome in una conferenza stampa di Trump non possono mai mancare colpi di scena, ecco che il presidente ha mostrato a tutti i presenti il nuovo kit prodotto da Abbot Labs che sarebbe in grado di diagnosticare il Covid-19 in cinque minuti:

L’uomo che ha parlato ieri alla nazione dal giardino delle rose non poteva dunque che rassicurarla su un problema, quello della scarsità di presidi sanitari e di ogni altra attrezzatura necessaria per la lotta al Covid-19, che a suo dire sarà presto alle spalle.

Start Magazine ha già raccontato ieri del ponte aereo con la Cina gestito dalla FEMA e coordinato da un ammiraglio che si prefigge di portare negli Usa il materiale sanitario necessario all’emergenza, dalle mascherine, ai guanti ad ogni altra attrezzatura medica.

Ieri Trump ha inoltre fatto riferimento a due novità: il piano di Ford e GE Healthcare di produrre 50 mila respiratori in 100 giorni, e la decisione presa da altre dieci aziende Usa di accelerare la propria produzione di respiratori.

“Così, quando avremo prodotto più di ciò di cui abbiamo bisogno” – ha concluso The Donald –  “li manderemo in Italia, in Francia, in Spagna, dove hanno problemi tremendi, e in altri Paesi se potremo”.

Che il suo ottimismo sia o meno ben riposto, è certo che è un’altra ora la gatta da pelare per The Donald e per il suo Segretario al Tesoro in particolare.

Come scriveva ieri Politico, i 454 miliardi di dollari stanziati nell’ambito del maxi piano di stimolo economico varato venerdì dal Congresso e destinati a prestiti per le aziende in difficoltà potrebbero rivelarsi una beffa alla luce delle regole Fed – la quale, ricordiamo, è coinvolta nell’erogazione di quelle somme – che proibiscono di prestare danaro a società che hanno rating al livello spazzatura e sono dunque a rischio default.

Questo significa, in breve, che colossi della distribuzione come Macy’s – che proprio ieri ha annunciato di aver lasciato a casa la maggior parte dei propri 125 mila dipendenti – non potranno ricevere un solo dollaro.

Non lascia almeno spazio al dubbio Travis Norton, lobbista presso lo studio Brownstein Hyatt Farber Schreck, che a Politico confida con certezza che la gran parte delle aziende Usa rimarrà all’asciutto, “inclusi migliaia di detentori di marchi che conoscono tutti”.

Ma una via d’uscita c’è e si chiama, per l’appunto, Steven Mnuchin, il n. 1 del Tesoro che, stando a Politico, ha in animo di innalzare di gran lunga la dotazione originaria – secondo un senatore repubblicano, Pat Toomey, si dovrebbe arrivare ad una somma compresa tra 2 e 3 trilioni di dollari – per compensare i vincoli e il braccino corto della Fed.

Mnuchin ha ora una settimana per prendere una decisione e, quindi, scrivere i regolamenti in base ai quali decidere a chi erogare i prestiti e in che misura e termini farlo.

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