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Tutti i perché della sconfitta del centrodestra a Verona

Terzo Polo

Come sono andati i ballottaggi delle comunali. Il caso Verona per il centrodestra. La nota di Paola Sacchi

Se non ci fosse stata la vittoria di Lucca in Toscana, da anni governata dalla sinistra, per il centrodestra -che riconquista la città toscana con il sindaco Mario Pardini, battendo il candidato del Pd e di Carlo Calenda – si sarebbe parlato di débâcle.

Ma certamente sconfitte pesanti come quella di Verona, dopo 15 anni di governo di centrodestra, pesano: sono, in vista delle Politiche del 2023, un forte campanello d’allarme sulle spaccature della coalizione, divisa tra centrodestra di governo (Lega e Forza Italia) e destra di opposizione (Fratelli d’Italia), il partito dato in testa a tutti gli altri nei sondaggi.

Paradossalmente il centrodestra perde ai ballottaggi, per divisioni interne come quella clamorosa della città scaligera, pur essendo a circa il 50 per cento a livello nazionale rispetto agli avversari nei sondaggi.

Nei 13 capoluoghi in cui si sono tenuti i ballottaggi il centrodestra aveva 10 sindaci e il centrosinistra 3. Dopo il voto di ieri il centrosinistra (con o senza alleanza col M5S) ne ha 7, il centrodestra 4 e 2 sono civici.

Nella prima tornata di Amministrative di due settimane fa il centrodestra, che aveva riconquistato e conquistato significative città come Genova e Palermo, aveva preso nei capoluoghi 9 sindaci su 13. Ma ora bruciano sconfitte come quelle di Catanzaro, Piacenza, Monza.

La sconfitta simbolo che potrebbe ipotecare il futuro, diventando apripista di una sconfitta a livello nazionale, è Verona, dove la pace sembrava esser tornata dopo l’abbraccio sul palco dell’ultimo comizio di Federico Sboarina – il sindaco di FdI battuto da Damiano Tommasi, l’ex calciatore, sostenuto dal centrosinistra – tra Giorgia Meloni e il leader della Lega Matteo Salvini. Sembrava fatta. Ma restava lo scoglio della candidatura del terzo uomo: un pezzo da novanta come Flavio Tosi, sostenuto da Forza Italia dove poi è entrato.

Tosi, l’ex potente sindaco di Verona, prima storico esponente della Liga veneta e ora in FI, dalla personalità molto forte e pur essendo escluso dal ballottaggio sempre detentore di un pacchetto di oltre il 23 per cento dei voti, quello che avrebbe potuto fare la differenza, ha chiesto l’apparentamento che gli avrebbe portato un buon numero di consiglieri nonché lo stesso posto di vicesindaco. Condizioni rifiutate da Sboarina che ha temuto da parte di Tosi un implicito commissariamento.

Ma la frittata era già fatta, il punto vero della disfatta di Verona è all’inizio, ovvero il motivo, che resta il vero mistero, per il quale sono stati presentati due candidati, rivelatisi due debolezze, scelta che ha generato divisione e sconfitta.

Da un lato Sboarina fortemente voluto da FdI ma rivelatosi non fortissimo perché arrivato al ballottaggio e anche con un consenso inferiore a quello di Tommasi; dall’altro lato un ex sindaco, un tempo fortissimo, ma non più dominus della città da molti anni, seppur sempre molto radicato. E in ogni caso l’immagine della divisione non ha premiato.

La vicenda di Verona, per chi la conosce un po’ e non la decifra con superficiali letture di giornale, è complessa, non ascrivibile tutta alle sigle di partito, ma a storie di personaggi, divisioni anche interne ai partiti.

Storie in sintonia con i versi di Dante sugli scontri tra famiglie: “Vieni a veder Montecchi e Cappelletti… “. Lo stesso Tosi ebbe vita complessa anche dentro il suo primo e storico partito: la Lega, Liga veneta federata nella Lega Nord. Matteo Salvini ruppe con lui quando alla guida del Veneto gli preferì, con una mossa vincente, Luca Zaia.

Acqua passata, certamente. E stavolta la Lega con Salvini ha cercato di far da paciere tra i duellanti sostenuti da FdI e FI. Sarebbe sbagliato ora dare semplicisticamente tutta la colpa a Sboarina per non aver accettato l’apparentamento. Sboarina evidentemente ha sbagliato.

Ma Manuela Dal Lago, ex big veneta ed ex reggente federale della Lega Nord nei giorni del caso Belsito, parlando con Startmagnews.it, aveva saggiamente consigliato di lasciar perdere l’apparentamento per andare comunque a un sostegno da parte di Tosi. Così non è andata. L’ex potente sindaco non ha mostrato la flessibilità necessaria.

Gli errori sono di molti nel pasticciaccio di questa sconfitta. Ma Verona diventa ora paradigmatica per un centrodestra che, se vuole tornare a vincere, deve avere come obiettivo la coalizione, i suoi progetti per il Paese, e non le lotte di leadership tra partiti e esponenti di questi.

Il bilancio complessivo di questa tornata di Amministrative resta comunque favorevole al centrodestra: su 142 Comuni superiori andati al voto, 58 sono del centrodestra, 38 del centrosinistra. Ma il problema, dopo Verona e le altre città perse, resta.

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