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Amministrative, che cosa succede nel centrodestra a Verona

Meloni Centrodestra

Verona e la Lega tra storia e cronaca. La nota di Paola Sacchi

 

Spiegare il caso Verona, dove un centrodestra già vincente in altre significative realtà, da Genova a Palermo al primo turno delle Amministrative, rischia una sconfitta simbolo delle sue divisioni, vuol dire andare a ritroso in una lunga storia principalmente leghista. Rifare un’immersione in diatribe dantesche (“Vieni a veder Montecchi e Cappelletti…”), divisioni tra personaggi e “fazioni”, cui però pose fine Matteo Salvini. Che, con una mossa di rottura ma rivelatasi vincente, a Flavio Tosi preferì Luca Zaia, al secondo mandato, come candidato governatore del Veneto.

A Tosi, sindaco molto apprezzato, secondo le cronache di allora, ormai Verona legittimamente andava un po’ stretta. Forte di un solido legame con Roberto Maroni, asse non visto con grande entusiasmo dagli ortodossi bossiani, l’area dominante del partito-movimento, di cui a capo era ancora il Senatùr fondatore, sembra che Tosi subì la prima delusione quando Maroni, secondo segretario di Via Bellerio, a lui preferì Salvini come successore. E lo stesso Salvini poi preferì al sindaco e segretario regionale veneto Tosi la ricandidatura di Zaia al secondo mandato.

Il presidente veneto era reduce dalla prima elezione nel 2010, con l’ampia vittoria di oltre il 60 per cento, il governatore più votato d’Italia. Si consumò la rottura tra il nuovo segretario federale, Salvini, e quel “Flavio”, uno dei giovani leoni che più brillavano nel firmamento leghista, che, secondo retroscena, Salvini ora sarebbe stato anche disposto a candidare a Verona. “Flavio”, il sindaco molto forte nella sua città però in Lega, partito dall’organizzazione leninista, dalla dirigenza ortodossa era accusato di giocare troppo per sé.

Prima del suo recente ingresso in Forza Italia dopo l’ancora considerevole 20 per cento preso domenica scorsa, Tosi, fuori dalla Lega da anni, era scomparso dalle cronache nazionali. Ora, dopo il rifiuto da parte del sindaco Federico Sboarina (FdI) di un apparentamento per il ballottaggio, vedremo se gli elettori di quel pacchetto di voti inciderà comunque sulla rielezione di Sboarina al ballottaggio. Con tanto di indicazione di FI di votare per il sindaco uscente.

Ma padroni della situazione sono i veronesi. Manuela Dal Lago, oggi fuori dalla politica attiva, ma osservatrice di peso, poiché ex storica dirigente e parlamentare veneta del Carroccio, di cui fu anche reggente federale durante il passaggio di consegne tra Bossi e Maroni, nei giorni del caso Belsito, ritiene sia migliore il sostegno esterno che l’apparentamento per far vincere Sboarina e il centrodestra. Sostiene: “Non so quanto sia stata utile la mossa di Tosi di entrare in Forza Italia. Flavio un tempo aveva preso posizioni anche di sinistra, a mio modo di vedere. Ma a Verona ora sono gli elettori che devono decidere”.

Quanto alle critiche venute a Salvini dal Veneto, Dal Lago è netta a difesa del segretario federale: “Matteo è l’uomo che ha salvato la Lega. Cosa che alcuni ora sembrano aver dimenticato. Da noi non è mai stato un buon metodo parlare con i giornali anziché nel partito. Salvini ha fatto anche errori ma sempre in buonafede, mettendoci la faccia”. Spiega la storica dirigente del Carroccio : “Salvini soprattutto ha pagato la scelta di stare al governo, che per un partito come la Lega, votata da imprenditori da noi anche consistenti, era obbligata. Ma, date le sue capacità di leader, io credo che riuscirà anche stavolta a mantenere la Lega protagonista. Magari anche ascoltando di più la gente capace e competente che ha”.

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