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Tutti i nuovi affari tra Russia e India (Putin gongola e Trump mormora)

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L’approfondimento di Marco Orioles a latere della visita di Vladimir Putin in India

Non è passata inosservata la visita giovedì e venerdì scorso di Vladimir Putin in India. Un viaggio che è servito al capo del Cremlino per rinsaldare i rapporti con un partner storico e, soprattutto, per finalizzare la vendita a Delhi di cinque unità del sistema missilistico S-400 Triumf. Un affare da 5,43 miliardi di dollari che sono musica per le orecchie di zar Vladimir, e soprattutto rappresentano uno sgambetto strategico agli Usa, che corteggiano da tempo l’India in un’ottica di contenimento dell’espansionismo cinese negli oceani Indiano e Pacifico.

LA NOTA CONGIUNTA SULL’ACCORDO INDIA-RUSSIA

“Le parti hanno accolto con favore la conclusione del contratto per la fornitura del sistema missilistico terra-aria a lungo raggio S-400 in India”, si legge nella nota congiunta russo-indiana rilasciata alla fine del bilaterale tra Putin e il premier indiano Narendra Modi. Il sistema, in base agli accordi, sarà consegnato nel 2020. Non è tutto: l’India acquista dalla Russia, per un valore di 2,2 miliardi di dollari, due fregate della classe Krivak, una delle quali sarà costruita nel porto di Goa. È stata discussa inoltre la possibilità di emettere una licenza per la fabbricazione in loco dei fucili d’assalto AK-103. E non c’è solo il settore militare: siglati anche numerosi accordi di cooperazione nel settore spaziale, dei trasporti e del nucleare.

LE PAROLE DI MODI

Modi, che ha già incontrato tre volte Putin quest’anno, saluta l’intesa con Mosca con parole enfatiche. “In questo mondo in veloce cambiamento”, si legge nella dichiarazione congiunta rilasciata dal premier e dal presidente russo, “i nostri legami si sono rafforzati ad un ritmo accelerato. Nel tempo, le relazioni tra i nostri paesi hanno sviluppato sempre nuovi punti di forza”.

L’ESULTANZA DELL’ESERCITO

Esulta anche il capo dell’esercito di Dehli, Bipin Rawat, a detta del quale l’India – che ha una storica familiarità con i sistemi d’arma di Mosca, acquistati copiosamente sin dagli anni ’60 – potrebbe considerare anche l’acquisto di elicotteri Kamov. Per Rawat, l’affare degli S-400 conferma che l’India segue “una politica indipendente”, eufemismo per sottolineare l’antico posizionamento super partes dell’India e per rimarcare come le crescenti relazioni sull’asse Delhi-Washington non debbano compromettere i rapporti con un partner tradizionale e fedele qual è Mosca.

IL COMMENTO DELL’ANALISTA

Come evidenzia Rajiv Nayan, analista dell’Institute for Defence Studies and Analyses, acquistando dalla Russia gli S-400 l’India assume un “rischio calcolato”: da un lato, c’è il vantaggio di entrare in possesso di un sistema prodotto da un fornitore con cui c’è una storica familiarità; dall’altro lato, però, c’è la possibilità concreta di incorrere nell’ira dell’America di Donald Trump, che dai giorni dell’invasione russa della Crimea ha preso numerose contromisure per punire Mosca per la sua politica estera spregiudicata, fatta di provocazioni e sfide di cui le forniture militari rappresentano uno degli strumenti.

LO STATO DEI RAPPORTI

Il “rischio calcolato” preso da Delhi assume una dimensione concreta alla luce delle sanzioni contro Mosca varate da Washington, con particolare riferimento al Countering American Activities Through Sanctions Act (CAATSA) del 2017 che colpisce chiunque compia “transazioni significative” con la Russia, l’Iran e la Corea del Nord. Una scure che si è già abbattuta a settembre su Pechino, colpevole di aver acquisito a sua volta da Mosca gli S-400 oltre ai caccia Su-35 Flanker-E fighters, e che pende sul capo della Turchia, anch’essa in procinto di ricevere dalla Russia gli S-400.

CHE COSA SI DICE NEGLI STATI UNITI

In teoria, con decisione presidenziale gli Stati Uniti potrebbero concedere una deroga all’India, una possibilità su cui Delhi evidentemente fa affidamento. Ma è una scommessa pericolosa, evidenziata dall’assenza di impegni e dichiarazioni in tal senso del capo della difesa a stelle e strisce James Mattis e del numero 1 del Dipartimento di Stato Mike Pompeo, entrambi in visita a Delhi a settembre. Non rassicurano nemmeno le parole di uno dei vice di Mattis, Randall Schriver, che ha detto di non poter “stare seduto qui e dirvi che (l’India) sarebbe esente” dalle sanzioni; “questa sarà (eventualmente) la decisione del presidente se dovrà misurarsi con una nuova piattaforma e capacità che l’India ha acquistato dalla Russia”.

I MOTIVI DELLA DECISIONE DI DEHLI

Dietro la decisione di Dehli di acquistare gli S-400 si celano non solo necessità strategiche, ma anche la volontà di compiere un consapevole bilanciamento delle relazioni che l’India coltiva con Mosca e Washington. Uno sforzo che Modi ha esercitato con maestria, giostrandosi tra le ambizioni di una Russia risorgente e l’abbraccio con un’America sempre più interessata a quanto accade nella regione indo-pacifica. Ma che oggi, nell’era dell’irruenza trumpiana, è un gioco sempre più difficile.

CHE COSA STA CAMBIANDO IN INDIA

Come sottolinea Pratyush Rao, analista della società di consulenza Control Risks, Modi ha “investito un significativo capitale politico nel rafforzamento dei legami Usa-India durante la presidenza di Barack Obama”. Ma oggi, data “l’alta imprevedibilità associata all’amministrazione Trump”, il premier avverte la necessità di coltivare piani di riserva, e di garantirsi il sostegno di una potenza, la Russia, che offre all’India comode ed economiche soluzioni per le sue pressanti necessità militari. Acquistando gli S-400, sottolinea Rao, Delhi ha rassicurato Mosca che “continua a considerarla un importante partner strategico e militare, e firmare l’accordo ne è una dimostrazione” concreta.

L’INTERSCAMBIO INDIA-USA

Negli ultimi cinque anni, l’India ha aumentato di cinque volte le sue acquisizioni dall’America nel comparto difesa: tra gli acquisti più rilevanti si segnalano quelli degli arei per il pattugliamento marittimo P-8, gli aerei da trasporto C-17 e C-130 e i micidiali elicotteri d’attacco Apache. Delhi e Washington starebbero considerando anche la fornitura dei jet FA-18 Super Hornet e dei caccia di quinta generazione F-35.

I SEGNALI IN CONTROTENDENZA

In questo quadro di cooperazione rafforzata si inseriscono tuttavia segnali di tutt’altro verso. L’India, per esempio, si appresta ad acquistare dall’Iran nel mese di novembre nove milioni di barili di petrolio, sfidando le sanzioni americane che scatteranno il 4 novembre e che sono state pensate per azzerare l’export energetico di Teheran. Non proprio un allineamento strategico.

LO SCENARIO

L’India, insomma, fa di testa sua. Porta a casa il più avanzato sistema missilistico terra-aria che esista al mondo, curando i propri interessi dettati dalla competizione strategica con India e Pakistan. E fa affidamento sulle probabili resistenze di Washington a sanzionare un partner che, in chiave geopolitica, sarà sempre più presente nei suoi calcoli. Ma con Trump, si sa, non è mai detta l’ultima parola.

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