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Tutti i conflitti che squasseranno l’amministrazione Biden

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L’approfondimento di Daniela Coli sull’amministrazione Biden

 

Per Kissinger Trump è una di quelle figure della storia che di tanto in tanto segnano la fine di un’era e la costringono a rinunciare alle sue vecchie pretese. Nel luglio 2018 per Kissinger l’egemonia Usa era finita. Per Kissinger la Cina stava già per superando l’America e all’inizio del 2021, ripresasi rapidamente dal Covid-19, l’economia cinese avanza verso il centro dell’economia globale a lungo dominata dagli Stati Uniti. Lo scrive il Wsj, non il Global Times,  in un articolo del 13 gennaio. Nonostante gli sforzi degli Stati Uniti per persuadere le imprese a investire altrove, continua il WSJ, la Cina ha ampliato il suo ruolo commerciale e la sua posizione di fabbrica mondiale.

Trump ha tentato di combattere la Cina a suon di dazi e sanzioni, minacciando anche la guerra e ha messo dazi e sanzioni anche gli alleati europei e asiatici in rapporti con la Cina, ha bandito Huawei e 5G, ha rotto trattati come il TPP e il JCPOA, ritirato le truppe US dalla Germania e dichiarando la Nato obsoleta. Trump ha cambiato la politica del Medio Oriente, promuovendo la normalizzazione tra Israele e i paesi arabi. Ha fatto una politica anti-globalizzazione, ha tentato di riportare in America il lavoro e i soldati delle endless guerre in Afghanistan e Iraq, puntando ad annullare la Cina, ma anche l’Ue, sostenendo Brexit e i partiti sovranisti. E facendo di tutto per boicottare Nord Stream 2, frutto del partenariato economico tra Germania e Russia.

In fondo Trump con America First ha tentato di imitare l’Inghilterra vittoriana che divise l’Europa e il resto del mondo su cui dominava. Però il mondo dell’Inghilterra vittoriana non era quello del 2018.  Per questo, prima della presidenza Biden, gli alleati asiatici degli Usa si sono affrettati a firmare il trattato di libero scambio con la Cina, il Rcep, e così ha fatto l’Europa col Cai. Un chiaro messaggio a Biden, sostenitore del bando di Huawei e 5G, il quale, novello Wilson, pensava a una Lega delle democrazie contro la Cina, ma, visto quanto accade in Usa, dovrà rimandarla per curare la democrazia statunitense, come ha twittato Gideon Rachman del Financial Times.

L’impeachment di Trump per i fatti di Capitol Hill non ha lo scopo per Biden di far dimettere Trump, tra 6 giorni fuori dalla Casa Bianca, o di cacciarlo dalla politica. Trump si lascia dietro una rivoluzione della destra che può trovare eredi. L’obiettivo di Biden è di frantumare il Gop, neutralizzarlo per decenni. Ma anche dopo Capitol Hill il 73% degli elettori di Trump ritiene le elezioni truccate, mentre il 91% voterebbe ancora Trump, secondo un sondaggio del 12 gennaio di Franz Luntz, che aveva previsto la sconfitta di Trump e analista autorevole. Secondo i sondaggi di Axios/Ipsos di questa settimana, twittati da Ian Bremmer, il 64% dei repubblicani sostiene di Trump, il 57% dice che Trump deve essere il candidato del Gop del 2024, il 17% pensa che dovrebbe dimettersi. L’America sta vivendo giornate di grande tensione con migliaia di truppe schierate a difesa del Campidoglio come se fosse imminente l’attacco di una potenza nemica: perfino il Pentagono con gesto inusuale ha firmato un documento nel quale si schiera con Biden. Ciò che accade a Washington, è davvero la fine di un’era: la fine dell’America unita come un sol uomo, l’eccezionalismo americano.

I protagonisti dell’assalto a Capitol Hill erano tutti bianchi. Trump rappresenta i bianchi, non solo i forgotten men della Rust Belt, ma tutti quei bianchi convinti sia in corso un processo per eliminare la razza, la religione e la cultura che hanno fatto gli Stati Uniti. Per Massimo Gaggi, autore di “Razzismi di lotta e di governo” su La Lettura del 10 gennaio quella del complotto contro i bianchi è una idea diffusa. Anche in Europa l’immigrazione produce teorie del complotto per sostituire i nativi, ma l’Europa, seppure in crisi demografica, non ha un conflitto razziale secolare come gli Usa.

L’Europa ha radici e identità antiche e non si fa travolgere dalla paura di sparire. Ne ha passate di peggio: è stata sconfitta, divisa, occupata ed è riuscita a riemergere. Per gli Stati Uniti è diverso. Sono una nazione fondata da coloni britannici, bianchi e protestanti, alla fine del ‘700, dopo una guerra d’indipendenza contro il Regno Unito, ma dal 1861 al 1865 hanno avuto una guerra feroce perché gli americani volevano separarsi, avere due stati diversi. La guerra di secessione ha fatto più morti di tutte le guerre americane. Noi li abbiamo mitizzati e idealizzati, ma l’America che esportò la democrazia in Europa nel 1945 era uno stato apartheid fino agli anni ’60 e i soldati neri vennero in Europa in battaglioni separati dai bianchi. Il tentativo di riportare i neri in Africa nel 1822, in Liberia, non funzionò: gli afroamericani non si integravano con gli autoctoni. Gli afroamericani si sentono americani e vogliono vivere e contare negli Usa, ma rifiutano l’America dei bianchi: la condanna dell’America schiavista è talmente radicale da travolgere i padri fondatori e venerati presidenti come Woodrow Wilson. I Black Lives Matter, un movimento antirazzista, vuole costruire una nuova America e per questo Wilson, il vincitore della prima guerra mondiale, è stato rimosso da Princeton. A Londra, invece, non hanno rimosso Churchill.

Nell’amministrazione Biden, per la prima volta nella storia statunitense, non ci sono bianchi protestanti, i creatori e costruttori degli Stati Uniti, ma asiatici, ispanici, una ministra pre-colombiana, afroamericani, irlandesi, cattolici ed ebrei. L’amministrazione Biden è l’opposto di quella bianca protestante ed ebrea di Trump, ma anche delle altre amministrazioni Usa passate. È una novità. Il conflitto razziale è diventato politico e polarizza gli States. Dopo la strage afro di Charleston nel 2015 con un killer 21enne bianco con tanto di bandiera confederata, Oprah Winfrey, la star dei talk show Usa, disse: “Hanno paura di noi, hanno paura che prendiamo il potere”. Non ci sono solo i George Floyd, ma anche un’importante borghesia nera, l’élite nera.

Il conflitto razziale è diventato lotta per il potere, e si è moltiplicata la paura dei bianchi di essere sopraffatti. Da qui le bandiere confederate. Niall Ferguson ha scritto che dopo Obama non poteva esserci che Trump. Obama non è stato odiato solo perché nero, ma anche per la rivoluzione LGBT che ha sconvolto la base repubblicana conservatrice e cristiana. Come ha ricordato Niall Ferguson sullo Spectator a chiedere che Trump fosse bannato da Twitter è stata Michelle Obama.

Non sarà facile per Biden riconciliare il paese con due Americhe l’una contro l’altra armata ed è difficile prevedere quali forme potrà prendere il conflitto razziale e politico ormai incandescente.

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