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Tutti gli ultimi subbugli interni a Google

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Di che cosa si dibatte tra i dipendenti di Google.

L’audio carpito da una riunione interna di Google sta scatenando un rinnovato dibattito su quanto l’azienda voglia veramente che i suoi dipendenti facciano sentire la loro voce. All’inizio di ottobre, infatti, i dipendenti dell’azienda di Mountain View, avevano scoperto una squadra prima sconosciuta all’interno dell’azienda, che sta realizzando uno strumento di sorveglianza per “monitorare i tentativi dei lavoratori di organizzare proteste e discutere i diritti dei lavoratori”, ha riferito Bloomberg.

LA RECENTE ASSUNZIONE DI MILES TAYLOR

La questione più recente è stata l’assunzione da parte di Google di Miles Taylor, che ha lavorato come capo del personale del segretario alla Sicurezza Nazionale Kirstjen Nielsen. Pichai e il capo della politica globale di Google, Karan Bhatia, hanno difeso l’assunzione da parte dell’azienda dell’ex funzionario del Dipartimento della sicurezza nazionale. In particolare il management di Google, durante la presentazione, aveva eliminato due domande dei dipendenti su Taylor prima dell’incontro, ha riferito Buzzfeed.

LE DENUNCE DI MOLESTIE SESSUALI A I RAPPORTO CON IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI

Non solo. Negli ultimi mesi, i dipendenti hanno anche chiesto all’azienda di prendere posizione su una serie di questioni, da come si gestiscono le denunce di molestie sessuali a quali tipi di lavoro vengono eseguiti per il governo degli Stati Uniti. “Stiamo davvero lottando con alcune questioni riguardati la trasparenza”, ha detto il Ceo di Goole Sundar Pichai in una riunione interna la scorsa settimana secondo quanto riportato dal Washington Post.

IN PASSATO PICHAI AVEVA SEMPRE MINIMIZZATO

In realtà, riferisce Axios citando una precedente intervista a Pichai, il numero uno di Google a suo tempo minimizzò l’idea che i lavoratori stessero discutendo, o addirittura che esistesse un problema del genere. “Incoraggiamo i nostri dipendenti a parlare. E questo ci dà un sacco di intuizioni. Ho visto situazioni in cui altre aziende possono essere cieche di fronte ai potenziali problemi o preoccupazioni, quindi l’ho sempre considerato un modo prezioso per ottenere un feedback”, le parole di Pichai. Almeno all’epoca, Pichai suggerì che voleva che i dipendenti continuassero a far sentire la loro voce. “Sai, se è una preoccupazione valida, una preoccupazione reale, voglio sempre sentirne parlare”, ha detto. “Non ho mai sentito che è un onere eccessivo per come devo fare il mio lavoro”. Parole, tuttavia, smentite dagli ultimi fatti.

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