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Tutti i guai di Google a Londra sulla privacy

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Google coronavirus

Il tribunale di Londra ripristina la class action contro Google accusato di aver raccolto dati da oltre 4 milioni di utenti di iPhone tra giugno 2011 e febbraio 2012

Guai in vista per Big G. I giudici della Court of Appeal di Londra hanno annullato una precedente sentenza che aveva respinto una causa collettiva contro Google per il presunto monitoraggio dei dati personali degli utenti di iPhone tra il 2011 e il 2012. Dopo questa decisione, la class action contro il colosso tecnologico di Mountain View potrà procedere nei tribunali del Regno Unito.

L’ANTEFATTO

Tutto è iniziato con Google You Owe Us (Google ce lo devi): un’organizzazione che rappresenta oltre 4 milioni di persone che ha accusato Google di aver raccolto illegalmente informazioni personali bypassando le impostazioni di privacy predefinite di Apple sugli iPhone.

LA VIOLAZIONE DI MOUNTAIN VIEW

Il comitato guidato da Richard Lloyd ha dichiarato che Google ha monitorato segretamente il comportamento online degli utenti di iPhone nel Regno Unito tra agosto 2011 e febbraio 2012. Ignorando le impostazioni sulla privacy degli iPhone, il colosso di Mountain View ha raccolto dati dal browser Safari. In questo modo ha aggregato dati sulle abitudini di navigazione in rete degli utenti come etnia, stato di salute e opinioni politiche. Il gruppo ha intentato dunque una class action ricorrendo alla Corte Suprema britannica.

Si tratta del primo caso in Gran Bretagna di un’azione collettiva di questo tipo — in cui una persona rappresenta un gruppo con una lamentela condivisa simile a una class action americana — contro una big tech per presunto uso improprio di dati.

RISARCIMENTO

Dalla causa dipendeva un probabile risarcimento da 3,3 miliardi di sterline. Lloyd ha stimato infatti un indennizzo di  750 sterline per utente di iPhone colpito.

LA DECISIONE DELLA HIG COURT NEL 2018

Un anno fa la Corte Suprema britannica ha stoppato la causa contro il colosso americano. Secondo il giudice, le affermazioni dei ricorrenti non trovavano adeguato riscontro pertanto era impossibile calcolare in modo affidabile il numero di utenti iPhone interessati dalla presunta violazione della privacy.

RIBALTATA DALLA CORTE DI APPELLO LONDINESE

Tuttavia ieri la Court of Appeal di Londra ha affermato che il gruppo potrà portare avanti la causa contro Google ai sensi del Data Protection Act del 1998 del Regno Unito.

Il giudice ha affermato che, monitorando e raccogliendo i dati dalla cronologia di navigazione degli utenti, Google ha tratto da questi valore. Ciò significa che tutti gli utenti hanno subito la stessa perdita e possono essere considerati come un gruppo.

“Il giudizio odierno invia un messaggio molto chiaro a Google e ad altre grandi aziende tecnologiche: non sei al di sopra della legge”, ha dichiarato Lloyd. “Google può essere ritenuto responsabile in questo Paese per aver abusato dei dati personali delle persone e gruppi di consumatori possono chiedere insieme ai tribunali un risarcimento”.

IL PROCEDIMENTO LIQUIDATO NEGLI STATI UNITI

La violazione sugli iPhone non ha riguardato soltanto gli utenti britannici. Nel 2012 Google si è accordata con la Federal Trade Commission statunitense accettando di pagare 22,5 milioni di dollari per risolvere l’accusa di aver bypassato le impostazioni sulla privacy di Apple pubblicando annunci mirati ai consumatori.

NESSUNA AMMISSIONE DI COLPA

L’accordo stretto con l’authority non includeva un’ammissione di illecito legale. Nel frattempo, diverse cause legali sono state intentante negli Stati Uniti come ricorda TechCrunch. Nel 2016 Google ha accettato di liquidare i contenziosi pagando 5,5 milioni di dollari a organizzazioni no profit che promuovono la consapevolezza degli utenti sulla privacy.

BIG G RICORRERÀ IN APPELLO

Tornando in Gran Bretagna, Google è pronto ad appellarsi alla Corte Suprema secondo il Financial Times. “Proteggere la privacy e la sicurezza dei nostri utenti è sempre stata la nostra priorità numero uno” ha dichiarato un portavoce della società. “Questo caso riguarda eventi accaduti quasi dieci anni fa e che abbiamo affrontato in quel momento. Riteniamo che non abbia alcun merito e che debba essere respinto”.

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