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Tutti gli scazzi fra Johnson e Cummings

Camera Dei Comuni

Perché volano gli stracci tra Johnson e il suo ex Chief Advisor Cummings. L’articolo di Daniele Meloni

“In politica una settimana dura una vita”. Lo diceva Margaret Thatcher, una delle mentori di Boris Johnson ai tempi dei suoi studi letterari a Oxford. Nel suo caso però, la settimana si è dimezzata. Dopo avere fatto da capopopolo dei tifosi contrari alla SuperLega, e ottenuto plausi per il piano di vaccinazioni che ha portato il Regno Unito fuori dalla pandemia, Johnson si è ritrovato già venerdì scorso a fare i conti con le rivelazioni del suo ex consigliere principe, Dominic Cummings, che ha sparato a zero contro di lui, la sua fidanzata, il suo modo di governare e tutta Downing Street. Un incendio che, se possibile, si gonfierà ancora di più invece che spegnersi.

È buon uso da parte dei collaboratori dei politici trincerarsi dietro la massima discrezione anche dopo avere terminato il mandato in maniera acrimoniosa come lo ha fatto Cummings a fine 2020. Ma se l’acrimonia supera la deontologia professionale allora si rischia di cadere nella situazione attuale, che vede l’ex Chief Advisor di Johnson sparare a zero sul premier sui giornali con rivelazioni imbarazzanti sulla vita a Downing Street nell’era di BoJo. “Io ti ho creato e io ti distruggo” sembra essere il motto di “Dom”, che è stato l’artefice delle fortunate campagne di comunicazione per la Brexit e per le elezioni del 2019.

Poi, qualcosa, tra i due, si è inevitabilmente spezzato. Nella scorsa primavera Cummings era stato sorpreso a violare il lockdown per andare a trovare, da Londra, la sua famiglia a Barnard Castle, nello Yorkshire. Le risibili scuse del collaboratore del Premier (“ho viaggiato per vedere se la mia vista si era messa a posto dopo una piccola operazione”) hanno fatto precipitare la fiducia nei confronti di Johnson, che raggiunse il punto più basso della sua premiership nei sondaggi. Eppure, il Premier confermò Cummings, anche contro le tanti voci nel partito che lo volevano fuori dalle stanze del potere. L’addio fu rimandato all’inverno, quando si racconta ch,e dopo una lite con la compagna di BoJo, sia Cummings che l’allora capo della comunicazione, Lee Cain, abbandonarono Downing Street. Ai media non parve vero di fotografare l’immagine del Rasputin della politica inglese mentre usciva dal suo ufficio con in mano gli scatoloni in stile Lehman Brothers del 2008.
Ma Cummings non si è arreso e ha iniziato a parlare. Prima ha criticato Matt Hancock, il ministro della salute, dandogli dell’incapace per come ha gestito la prima fase della pandemia. Poi ha alzato il bersaglio più in alto e ha detto che Johnson ha stoppato un’inchiesta interna al governo dopo avere scoperto che il rivelatore di notizie riservate alla stampa era il migliore amico della sua fidanzata Carrie, che i piani di riammodernamento della sala per il briefing della stampa sarebbero stati “illegali” se portati a termine come voleva Johnson e, infine, ha negato di essere la talpa che ha rivelato gli sms tra il Premier e Sir Dyson sulla fornitura di ventilatori allo scoppio della pandemia. Another fine mess, un altro bel casino, direbbero Stanlio e Ollio.

Così, il Cabinet Secretary di Johnson, Simon Case, sarà chiamato a testimoniare alla Commissione parlamentare sulla PA e gli affari costituzionali anche se ha già negato la veridicità delle affermazioni di Cummings. A essere messa in questione è l’integrità del governo Tory e del suo capo, anche dopo le rivelazioni sugli sms dell’ex Premier Cameron a funzionari del Tesoro e al Ministro Sunak per aiutare la Greensill Capital, finanziaria di cui era consulente, a evitare il fallimento.

I Laburisti si sono lanciati sulla polemica, riportando in voga una parola che fu usata dal New Labour per etichettare il governo di John Major negli anni novanta: sleaze, letteralmente, “sordidezza” o “marciume”. Per Starmer si tratta di una ghiotta occasione per recuperare consensi anche in vista delle elezioni amministrative del prossimo 6 maggio. Sicuramente Johnson deve fare attenzione ed evitare che lo scandalo si allarghi ma alcuni commentatori si sono posti una domanda: provato che in tutto questo non ci sia nulla che vada contro le norme vigenti, perché gli elettori che hanno dato il loro voto allo scapestrato ed eccentrico Johnson nel 2019 dovrebbero mollarlo adesso se è proprio questa sua dissennatezza ad averli spinti a votarlo? I sondaggi, che danno in media ai Tories dai 9 ai 13 punti di vantaggio, sono lì a dimostrarlo.

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