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Tutte le sintonie anti Usa di Russia e Iran contro il sistema dei pagamenti Swift

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Concepita come contraltare all’embargo contro Teheran promosso da Washington, l’intesa anti Swift tra Russia e Iran ha anche un corollario: l’ingresso di Teheran, a partire dal mese prossimo, nell’Unione Economica Eurasiatica (EEU). L’articolo di Marco Orioles

 

La notizia, in teoria, sarebbe che lunedì i leader di Russia, Iran e Turchia si sono riuniti ad Ankara per dare vita al sesto summit trilaterale nel formato cosiddetto di “Astana”, nato due anni fa con lo scopo di gestire congiuntamente, al riparo dalla longa manus degli Usa, le ultime battute della guerra civile siriana, nella quale gli eserciti delle tre potenze sono impegnati anche se su fronti opposti.

Nell’agenda del meeting della capitale turca figuravano questioni di stretta pertinenza militare, in primis la situazione deteriorata nella provincia siriana nord-occidentale di Idlib, dove le ultime sacche di resistenza dei ribelli anti-Assad sono da settimane sotto il fuoco degli aerei di Damasco e Mosca. Uno sviluppo che ha irritato non poco il  presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che di una cessazione delle ostilità a Idlib si era fatto garante insieme al collega russo Vladimir Putin e che, oltretutto, proprio in quel territorio ha impiantato dodici posti di osservazione militari per monitorare il cessate il fuoco che però sono finiti ripetutamente, durante le recenti offensive, nel mirino dei belligeranti.

Ma da un incontro che metteva faccia a faccia tre leader come Putin, Erdogan e l’iraniano Hassan Rouhani che hanno tutti più di qualche conticino in sospeso con Washington non poteva che scaturire, a beneficio dei media mondiali, qualche provocazione all’indirizzo del nemico comune insediato dall’altra parte dell’oceano Atlantico.

Ad Ankara, così, è stato scandito un annuncio pensato proprio per punzecchiare quel paese che pretende, con le sue sanzioni, di dettare legge nel mondo. A farlo è stato il governatore della Banca Centrale iraniana Abdolnasser Hemmati che, dopo essersi incontrato coi colleghi russi, ha spiegato che d’ora in poi le banche del suo Paese e quelle di Mosca gestiranno le proprie transazioni facendo a mano del sistema SWIFT e ricorrendo invece al sistema russo SPFS e a quello iraniano SEPAM.

La notizia era stata anticipata in verità venerdì dal consigliere di Putin Yuri Ushakov. “Per proteggere il commercio bilaterale e i legami economici dalle sanzioni di paesi terzi”, aveva spiegato Ushakov, “abbiamo preso delle misure per (…) usare le nostre valute nazionali e stabilire una connessione tra il sistema di comunicazione finanziario russo e quello SEPAM dell’Iran”. L’obiettivo, aveva chiarito il consigliere, era di mettere in piedi una “alternativa” a SWIFT per gestire i propri pagamenti al riparo dall’occhiuta sorveglianza di un sistema come quello basato in Belgio che tende a obbedire ai diktat occidentali.

SWIFT peraltro aveva reso noto lo scorso novembre che avrebbe interrotto i rapporti con le banche iraniane, ufficialmente per garantire “la stabilità globale del sistema”, in realtà per non entrare in rotta di collisione con l’amministrazione Trump che proprio in quel periodo aveva reintrodotto le sanzioni contro il settore petrolifero iraniano.

Chiaramente concepita come contraltare all’embargo contro Teheran promosso da Washington, l’intesa tra Russia e Iran ha anche un corollario: l’ingresso di Teheran, a partire dal mese prossimo, nell’Unione Economica Eurasiatica (EEU). Le due mosse annunciate ad Ankara vanno lette all’unisono, conferma Hemmati, per il quale il sistema di pagamenti alternativo a SWIFT concordato con Mosca “aiuterà ad espandere gli scambi commerciali tra gli stati membri dell’EEU”.

Ammonta per il momento a circa due miliardi di dollari il commercio (esclusi i beni energetici) tra l’Iran e i cinque membri dell’EEU. Non è poco, ma è certo una somma insufficiente per garantire a Teheran un’alternativa ai ben più floridi circuiti economici occidentali che transitano attraverso i meccanismi di SWIFT. Circuiti che però le sono preclusi a causa delle sanzioni di Trump nonchéP della reticenza di alleati e partner di Washington di contrastare le politiche della Casa Bianca.

Tutto lascia pensare, dunque, che quella di lunedì ad Ankara sia stata solo – come si dice a Napoli – ammuina. Provocazioni, cioè, buone a rinforzare l’orgoglio nazionale di un Paese come l’Iran che dalla Russia può ricevere tanta solidarietà nel nome della comune opposizione all’egemonia Usa, ma ben pochi soldi con cui rimpinguare casse sempre più esangui.

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