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Tutte le polemiche virali tra Tory e Labour nel Regno Unito su vaccino e riaperture

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Che cosa succede nel Regno Unito tra corsa al vaccino e tensioni politiche. L’articolo di Daniele Meloni

Corsa al vaccino nel Regno Unito. Nel consueto briefing giornaliero sull’andamento del Covid-19 nel paese, il Business Secretary, Alok Sharma, ha annunciato che se gli esperimenti all’Istituto Jenner di Oxford avranno successo, ci saranno 30 milioni di vaccini anti-coronavirus disponibili per i cittadini britannici entro settembre. Allo sviluppo del vaccino partecipa anche l’azienda italiana Irbm di Pomezia. Sharma ha parlato del Regno Unito come del più grande finanziatore al mondo per la ricerca nel vaccino anti-Covid-19 e ha confermato che sono stati investiti altri 93 milioni di sterline per arrivare il prima possibile a distribuirlo. Sarà messo sul mercato grazie ad AstraZeneca, l’azienda britannica che ne produrrà in serie 100 milioni di dosi.

Nelle passate settimane uno studio sugli animali da laboratorio ha evidenziato che il vaccino a cui lavorano gli scienziati di Oxford è protettivo contro il nuovo Coronavirus. Secondo il report, alcune scimmie, alle quali è stata somministrata una singola dose, hanno sviluppato anticorpi protettivi entro 28 giorni, prima di essere esposte ad alte dosi del virus. Dopo l’esposizione, il vaccino è riuscito a prevenire danni ai polmoni, anche se il virus ha continuato a replicarsi nel naso.

Si tratta di notizie che la comunità scientifica britannica – e non solo – ha preso con tutte le cautele del caso ma che sembrano aver dato un’iniezione di fiducia a un paese che ha il triste record di numero di deceduti al mondo per Covid-19, e che sta cercando, come tutti, di allentare le misure di lockdown per tornare alla normalità al più presto possibile. Ieri il numero dei decessi si è assestato al numero più basso di sempre dall’inizio dell’emergenza, 178. Questo dato, unito a una ricerca sul buon andamento dei contagi hanno portato alcune ricerche a sostenere che entro giugno Londra potrebbe essere coronavirus free, libera dai contagi legati alla pandemia. Ottimismo o realtà? A breve vedremo.

Intanto, i laburisti sono sul piede di guerra con Johnson. Ieri c’è stato un attacco a due punte al premier e al governo Tory, con al centro il rapporto tra il centro (Londra) e la periferia del paese (Galles, Scozia e le altre regioni inglesi). In una lettera all’Observer il laburista Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester, ha accusato i conservatori di avere una visione della crisi incentrata su Londra senza tenere conto delle esigenze delle altre parti del Paese. Burnham ha retoricamente chiesto perché al COBRA partecipa solo il sindaco di Londra, Sadiq Khan (anch’egli laburista), e perché il messaggio del premier sulla riapertura sia arrivato come un fulmine a ciel sereno, senza alcuna consultazione con i territori. A rafforzare il suo messaggio è venuto anche il leader del partito, Sir Keir Starmer, che ha auspicato una soluzione alla crisi che “tenga conto di tutte le 4 nazioni del Regno, e non solo di Westminster e Whitehall”.

Starmer, che nei sondaggi non pare aver fatto recuperare voti al Labour, vuole insistere sul fattore territoriale, dopo che anche i Primi Ministri di Scozia (la nazionalista scozzese Sturgeon) e Galles (il laburista Drakeford) hanno criticato il modus operandi di Johnson sull’allentamento del lockdown. Dipingendo il leader Tory e il suo governo come Londoncentric – Londracentrico – i laburisti puntano a recuperare quei seggi persi nel nord est dell’Inghilterra, in Galles e in Scozia che lo scorso dicembre hanno determinato la loro peggiore sconfitta dal 1935 a oggi. Sarà una strategia vincente? Chissà. Sia Starmer che Johnson sono rappresentanti dell’élite del centro di Londra e i Tories hanno programmato un ingente piano di investimenti nelle infrastrutture delle zone di quel Red Wall, il muro rosso pro-Labour, crollato il 12 dicembre scorso.

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