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Tutte le mosse di Silvio Berlusconi, nuovo ago della bilancia

di

governo Conte

Mosse e progetti di Silvio Berlusconi. Il corsivo di Paola Sacchi

 

Quella mattina del marzo 2018, quando ormai il responso delle urne aveva certificato il sorpasso della Lega nazionale di Matteo Salvini su Forza Italia, sorpasso che già c’era stato anni prima in Veneto, non sentii per prima cosa i politici, ma un ex top manager del gruppo fondato da Silvio Berlusconi. Amico di una vita, non era riuscito a parlarci al telefono neppure lui. Chiese: “Il dottore (come lo chiamano ad Arcore da sempre nella ristretta cerchia) è molto arrabbiato?”. Gli risposero: “Di più”. Ma il mio interlocutore, che conosce “il dottore”, fondatore del centrodestra e quattro volte premier, dai primi anni ’80, mi disse anche: “Tanto gli passa presto e riprenderà la partita, perché, come lui stesso ha sempre detto di sé, l’uomo è concavo e convesso. E poi se continuate ad identificarlo solo con il suo partito vi sbagliate: lui ha un valore di suo, rappresenta una potenza industriale, finanziaria e mediatica. Di più: ha in mano molto più di altri nei rapporti internazionali il boccino della politica estera, dall’Europa agli Usa alla Russia di Putin. Lo si giudica dal numero di voti di Forza Italia? Sbagliato. Come diceva Cuccia: le azioni si pesano, non si contano”.

Ora, facendo un salto di due anni dopo, il Cav si è ripreso la scena, seppur i numeri di Fi ormai siano anche al di sotto di quel circa 14 per cento delle ultime politiche del 2018 quando venne superato dalla Lega di Salvini che prese più del 17 per cento, per poi fare il grande balzo dell’oltre 34 per cento alle Europee, diventando così il primo partito italiano, primato che nel Paese, stando anche alle successive elezioni amministrative e regionali e ai recenti sondaggi, detiene ancora, seppur al di sotto del dato delle Europee, questo però in uno scenario completamente cambiato dal Covid. La Lega fu, tra l’altro, forza trainante, rispetto a una Forza Italia da sempre con problemi organizzativi sul territorio, ad esempio anche della vittoria in luoghi piccoli ma molto simbolici delle roccaforti rosse come l’Umbria. 

Ma ora è un fatto che il sistema politico-mediatico e gli alleati di centrodestra siano tornati a chiedersi, dopo la mossa della proposta di aiutare l’Italia e non certo il governo Conte in quanto tale, come ormai Berlusconi ha detto e scritto quasi anche in aramaico, cosa farà il Cav “da grande”, all’età di 84 anni. La parola “inciucio”, termine introdotto in politica da Massimo D’Alema, come Umberto Bossi fece con la quadra, ormai si sente a ogni stormir di fronda. Inciucio nel senso di “deteriore compromesso” per salvare “i suoi interessi”, questo ci offre la narrazione mainstream e a volte non solo. E questo per via del famoso emendamento proposto dal governo contro le scalate estere alle aziende italiane. Ora, a parte che i famosi “suoi interessi” coincidono con quelli di migliaia di posti di lavoro e di un patrimonio che deve restare italiano, a parte anche che capovolgendo un vecchio slogan leghista (“Padania is not Italy”) invece Cologno Monzese is Italy eccome, ma ce lo vedete uno sperimentato “giocatore d’azzardo” della politica stare lì a reclamare qualche strapuntino di seconda classe in una barca ormai quasi alla deriva come l’esecutivo Conte/2?

E, allora, di cosa va in cerca Berlusconi, dopo esser stato anche un po’ sfottuto dai suoi stessi alleati quel giorno della gag, studiata ad arte in realtà (l’uomo secondo chi lo conosce bene non fa mai niente a caso) delle consultazioni al Quirinale per la nascita del governo Conte/1, giallo-verde o blu sovranista? L’esecutivo dal quale rimase fuori non solo Fi ma alla fine anche Fd’I?

Innanzitutto c’è, a dispetto di una narrazione dove ormai non si vede quasi più la scena ma fa testo solo il retroscena, l’interesse per quello che lui chiamò, nel discorso della discesa in campo nel ’94, “Il Paese che amo”. E quindi, in questo caso, l’obiettivo sarebbe quello di cercare di introdursi in qualche modo nella stanza dei bottoni per tentare di non far fare a questo governo quantomeno ulteriori danni. Come riassumerebbe l’uomo della strada.

Proprio ieri sera un elettore di centrodestra riassumeva così semplicemente, senza giri di politichese, con la sottoscritta il senso della mossa del Cav. Perché probabilmente questo è l’unico modo rimasto ormai per tentare di strappare qualcosa di concreto, come ha scritto al Corriere della Sera, per i “non garantiti”, piccola imprenditoria, autonomi, professionisti, partite Iva, ovvero l’ossatura economica, sociale di un’Italia che rischia di andare a fondo. Risultati che forse è un po’ più difficile strappare solo con sacrosante, cazzute proteste e manifestazioni di piazza. E naturalmente ci sono poi obiettivi tutti politici come quello di non restare escluso, con il suo pacchetto di voti che sono ancora in parlamento quel 14 per cento delle elezioni 2018, dalla principale partita che da sempre si gioca in politica: la votazione del Capo dello Stato nel 2022 con questo quadro parlamentare, dal momento che ormai sembra chiaro da tempo che prima di allora, piaccia o no, non si andrà a elezioni politiche anticipate.

Ma ultimo e non ultimo, come ordine di importanza, sullo sfondo c’è, oltre a un quadro internazionale cambiato (sempre comunque opportuno aspettare l’esito definitivo) con la vittoria di Biden in Usa, anche un possibile cambio di legge elettorale verso il proporzionale. Salvini, secondo attenti osservatori, non a caso avrebbe lanciato l’idea di una federazione di centrodestra, alla quale però oggi, in un’intervista a Il Giornale, Berlusconi risponde picche diplomaticamente, auspicando invece un’azione della coalizione unita in parlamento. Ma tra gli osservatori si sarà anche messa in conto la voglia quasi naturale del Cav di puntare, in un sistema dove non servono montagne di voti per “comandare” (Craxi docet), ad esser invece lui il famoso ago della bilancia e questo senza naturalmente rompere l’alleanza di centrodestra? Un ago della bilancia che potrebbe anche avere una sua influenza nella politica estera, nel momento in cui la Lega in Europa è ancora alleata della Le Pen, cosa che lui non a caso ha sottolineato, e quindi con il rischio di non poter battere i pugni sul tavolo nei luoghi dove si decide per poter incidere e cercare di cambiare un’Europa certamente da riformare. La partita del Cav sembra andare, senza sopravvalutarla ma neppure senza sottovalutarla, un po’ oltre il cosiddetto piccolo inciucio.

Ne sa qualcosa un po’ lo stesso Matteo Renzi, che rimase sconfitto con quell’ampio margine al referendum anche a causa del medesimo Cav, il quale disse ai suoi “lui i miei voti non me li prende”. Rimase un elettore di Fi su tre o quattro a votar sì. Molte cose anche in termini di voti azzurri sono cambiate da allora. Certamente però non è cambiata l’indole dell’uomo, al quale mal si addice il termine di “stampella”. Tanto più di un governo “perdente”, termine, a detta di quell’ex top manager, che “al dottore ha fatto sempre infuriare”.

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