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Tutte le ire Usa anti Cina per il Coronavirus made in Wuhan

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Chi, come e perché negli Stati Uniti punta il dito sull’Istituto di Virologia di Wuhan per la diffusione del Coronavirus

Uscita diverse settimane fa dalla porta dell’informazione mainstream causa assenza di prove e conseguente eccesso di complottismo, la teoria che vuole che il Covid-19 non sia di origine naturale ma sia scaturita da un laboratorio di Wuhan è rientrata dalla finestra in questi ultimi giorni.

E, come riferisce su Twitter il politologo Ian Bremmer, sembra che alla notizia rimbalzata nelle maggiori testate internazionali creda ciecamente quasi un terzo del popolo americano:

 

Ma come è potuto succedere che in poco più di un mese quella che presto apparve a tutti come una fake news sia diventata un’ipotesi di lavoro per le spie di mezzo mondo, incluse quelle delle potenti agenzie statunitensi?

Tutto comincia immediatamente dopo Pasqua, quando tre diverse testate puntano di nuovo l’attenzione sull’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV), l’ormai famoso laboratorio costruito a partire dal 2003 – due anni dopo la micidiale epidemia di SARS – nei pressi del fiume Yangtze dove oggi operano, come si può desumere dal suo sito web, diversi centri di ricerca afferenti a 37 diversi gruppi disciplinari, incluso un “nuovo centro di ricerca sulle malattie infettive”.

In mezzo al diluvio di notizie circolanti a gennaio relative alla sospetta “ingegnerizzazione” del Coronavirus da parte del WIV, non sfuggì comunque che l’istituto, oltre a vantare collaborazioni con analoghe istituzioni di mezzo mondo (incluso lo U.S. National Institutes of Health), fosse uno dei siti chiave del Global Virome Project, iniziativa lanciata per prevenire le prossime pandemie attraverso l’analisi del DNA e del RNA di virus che circolano tra animali che potenzialmente possono infettare gli uomini.

Tutto il mondo insomma sa che al WIV si lavora su virus e sui pipistrelli. Di qui l’impossibilità di escludere, evidenziata tra gli altri dal microbiologo della Stanford University, David Relman, che i suoi ricercatori abbiano isolato in vitro il Covid-19 il quale poi, a causa evidentemente di qualche errore umano, sia sfuggito al controllo dei suoi Frankenstein per andare ad infettare mezzo mondo.

L’ipotesi, ripetiamo, non è nuova, e a tal proposito il New York Times lunedì ha scritto un lungo articolo nel quale riferisce il nome del membro del governo Usa, il vice consigliere alla Sicurezza Nazionale Matthew Pottinger, che per primo se ne occupò chiedendo alla comunità dell’intelligence, inclusa la divisione della CIA che si occupa di armi di distruzione di massa.

E se allora la voce fu presto accantonata a causa soprattutto della fatale contaminazione con la fake news dell’arma biologica, ecco che in questi giorni la discussione si è riaccesa ma con la nuova angolazione dell’errore umano.

Tra martedì e giovedì nella stampa Usa fanno infatti la loro comparsa tre articoli che riaprono il caso. Ad aprire le danze è Yahoo News, che dopo aver consultato nove fonti di intelligence in servizio e a riposo rende noto che la teoria dell’errore è, secondo loro, “una reale possibilità che viene valutata al più alto livello dell’amministrazione” e persino, aggiungono, dal governo britannico.

Ma il colpo da maestro lo fa il Washington Post che era nel frattempo venuto in possesso di due allarmanti cablo trasmessi al Dipartimento di Stato da diplomatici americani in missione proprio al WIV : gli spericolati esperimenti condotti a Wuhan sui pipistrelli, scrivevano i due addetti dell’ambasciata Usa in Cina, “comportano il rischio di una nuova pandemia come la SARS”

Si segnalava, in particolare, “la grave carenza di tecnici appropriatamente formati e di (altro personale) necessario per operare in sicurezza in questo laboratorio ad alto contenimento”, e si sollecitava Washington a fornire il sostegno necessario perché le ricerche a Wuhan fossero condotte secondo i più alti standard.

Il terzo intervento è arrivato mercoledì e porta la firma di Fox News. Anche le fonti sentite dall’emittente tv preferita da Trump ritengono che il Covid-19 sia “originato probabilmente in laboratorio”, al punto che i documenti in loro possesso consentono di asserirlo con “increasing confidence”.

Sebbene venga scartata l’ipotesi dell’atto consapevole (tutto nascerebbe invece, secondo Fox, dal maldestro desiderio di Pechino di esibire capacità scientifiche alla pari di quelle dei rivali Usa), si sostiene comunque che il “paziente zero” sia da rinvenirsi proprio tra il personale del WIV, che avrebbe poi sparso il virus in città.

E il mercato degli animali vivi? Per le fonti della tv di Murdoch, quello fu un grottesco diversivo del PCC per impedire che l’attenzione del mondo si appuntasse sul WIV. L’ennesima quanto irresponsabile operazione di censura da parte del regime.

Le rivelazioni delle tre testate hanno un effetto dirompente sul dibattito negli Usa dove Donald Trump e sodali, che sono già sul piede di guerra nei confronti della Cina, si sono visti recapitare un poderoso asso.

Il primo a pronunciarsi, ossia il Segretario alla Difesa Mark Esper, ha sposato in verità una linea prudente dichiarando che è opinione condivisa che l’origine del Covid-19 sia “naturale”. “Ma – ha subito aggiunto il capo del Pentagono – “penso che si debba continuare a lavorarci”.

Nella stessa giornata di martedì ha preso la parola anche il capo degli Stati Maggiori Riuniti, gen. Mark Milley, per ribadire a grandi linee il pensiero di Esper. Se dunque per il capo delle forze armate “il peso delle prove sembra indicare che (l’origine del virus) sia naturale”,  la teoria dell’errore di laboratorio è suffragata al momento solo da “un sacco di intelligence” da valutare, cosa che rende impossibile “affermar(ne) con certezza” la veridicità-.

Chi ha invece abbandonato ogni remora è stato un uomo che a Pechino non ne risparmia mai una: è il Segretario di Stato Mike Pompeo, che interrogato dai conduttori della trasmissione”The Story“sulle rivelazioni di questi giorni ha risposto che ”sappiamo dove sia il WIV, a pochissimi chilometri dal mercato degli animali vivi. E c’è ancora molto da scoprire”.

Quando mercoledì la parola è passata al capo della Casa Bianca, ne è scaturito un commento più o meno analogo, ossia che “stiamo sentendo sempre più cose su questa storia” e “procederemo con un esame completo e accurato di questa situazione orribile”.

A Pechino, frattanto, l’indignazione montava come la panna, al punto da spingere il portavoce del Ministero degli Esteri a scandire ad alta voce ai reporter presenti al suo briefing quotidiano che “abbiamo detto molte volte che non vi sono prove che il coronavirus sia stato creato in laboratorio”.

Rabbia cinese a parte, tutto lascia intendere però che la polemica non solo non morirà qui, ma si trascinerà a lungo. E farà tornare a galla alcuni segnali di fumo apparsi in questo periodo proprio dalla Cina.

Ci si riferisce anzitutto al post scritto a febbraio – sebbene poi ritrattato da uno degli autori – su ResearchGate da Botao Xiao e Lei Xiao della Guangxhou’s South China University of Technology nel quale, sotto il titolo “Le possibili origini del coronavirus”, affermavano che il Covid-19 “è originato probabilmente in un laboratorio di Wuhan”.

Ma avrà il suo peso anche l’articolo uscito a febbraio sulla rivista Lancet nella quale un gruppo di ricercatori cinesi, sulla base di uno studio condotto su 41 pazienti di Covid-19, escluse che il paziente zero fosse stato contagiato nel mercato di Wuhan.

E l’attenzione  finirà per ricadere anche sul paper che Zheng-Li Shi, che al WIV guida il gruppo degli scienziati che lavora sui pipistrelli e il coronavirus, scrisse nel 2016 per descrivere alcuni esperimenti effettuati nel laboratorio. Esperimenti che, riferiva Zheng, erano stati effettuati attenendosi al “livello due” di sicurezza.

Come ricordava ieri la BBC, in tutti i laboratori in cui si studiano virus e batteri vige un sistema di precauzioni a 4 livelli noto come “BSL standards”, dove BLS è l’acronimo di “Biosafety Level”.

Si va dal livello BSL-1, il più blando, impiegato quando vengono condotte ricerche su agenti biologici innocui, al BSL-4, il più severo (e contemplato in soli 50 laboratori in tutto il mondo), cui si ricorre quando si lavora con patogeni pericolossimi come l’Ebola .

Ebbene, tornando agli esperimenti di Wuhan, effettuarli con la sola protezione BSL-2 – ossia un livello di “rischio moderato” – rappresenta per il biologo molecolare della Rutgers Unbversity Richard Ebright un sommo esempio di imprudenza.

“La raccolta, coltura, isolamento di virus o l’infezione animale” condotti secondo lo standard BSL-2, osserva Ebright, “pone un alto rischio o di infezione accidentale di un addetto del laboratorio, o da questo addetto al pubblico”.

Insomma, se di errore umano si è trattato, e fatto per di più nel tentativo di mostrare agli Usa quanto si è bravi, la Cina farà meglio a prepararsi alla più furente reazione degli Usa.

Che non richiederà molto tempo. Già ieri, otto senatori repubblicani capitanati da Marco Rubio hanno infatti esortato l’amministrazione Trump ad aprire, insieme al Giappone, alla Corea del Sud e agli alleati europei, un’inchiesta sulle origini del Covid-19, affidando ad un inviato presidenziale di alto livello il compito di coordinare le indagini a livello internazionale.

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