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Tunisia

Tunisia, ecco le ultime pessime notizie

Mentre Rached Ghannouchi, principale oppositore del presidente della Tunisia, Kais Saied, è stato arrestato, il Paese scivola in una crisi economica sempre più profonda. Fatti, numeri e commenti

 

Al termine di un interrogatorio durato tutta la notte, questa mattina all’alba è stato convalidato l’arresto di Rached Ghannouchi, storico leader del partito islamico Ennahdha e principale oppositore del presidente della Tunisia, Kais Saied.

Il Paese, intanto, stretto nella morsa dell’autoritarismo, deve affrontare un’inflazione arrivata al livello massimo degli ultimi trent’anni e un debito pubblico che, senza l’intervento da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi), rischia di farlo finire in bancarotta.

In questo quadro si inserisce anche la strategia di Saied che, cavalcando l’impoverimento dovuto alla crisi economica, fomenta l’odio nei confronti delle migliaia di migranti che si trovano in Tunisia e si vedono costretti a partire alla volta del Mediterraneo, nella speranza di raggiungere vivi le coste dell’Europa.

L’ARRESTO DELL’OPPOSITORE DI SAIED

Martedì scorso la sede del partito di opposizione tunisino Ennahda era stata perquisita e poi chiusa dalla polizia poche ore dopo l’arresto del suo leader, Rached Ghannouchi, apertamente critico nei confronti della deriva autoritaria del presidente Saied, in carica dall’ottobre 2019.

Saied, infatti, nel 2021 si è attribuito pieni poteri costituzionali ed è arrivato a sciogliere il Parlamento, compiendo di fatto, secondo diversi analisti, un colpo di Stato. L’anno scorso ha poi adottato – tramite un referendum, in cui si è registrata un’affluenza molto bassa – una nuova Costituzione che ha ulteriormente rafforzato la sua autorità e definitivamente cancellato il ricordo delle Primavere arabe.

Ora, Ghannouchi, accusato di cospirazione contro la sicurezza dello Stato, dovrà rimanere in carcere fino al processo e rischia una condanna che potrebbe arrivare anche alla pena di morte. Per il suo partito si tratta di una “decisione ingiusta e politica per eccellenza”.

“Il suo scopo – ha detto Ennahda – è coprire il catastrofico fallimento delle autorità golpiste nel migliorare le condizioni sociali, economiche e di vita dei cittadini e l’incapacità di affrontare la soffocante crisi finanziaria che sta portando il Paese verso la bancarotta in mezzo a un’ondata senza precedenti di aumenti dei prezzi anche nel mese di Ramadan”.

I NUMERI DELLA CRISI ECONOMICA DELLA TUNISIA

Le disastrose condizioni economiche in cui versa la Tunisia sono il risultato di una serie di fattori che Lorena Stella Martini, analista dell’Ecfr (European Council on Foreign Relations) ha spiegato a Start: “Abbiamo anzitutto un’inflazione che è salita al livello massimo degli ultimi trent’anni e cioè al 10%. La disoccupazione è altissima e si attesta attorno al 15%, ma il dato secondo me più importante riguarda il tasso di disoccupazione giovanile, che nel II trimestre del 2022 ha toccato il 37%”.

“E poi – ha aggiunto Martini – ovviamente c’è il debito pubblico che è arrivato ormai al 90% del Pil. Dunque, senza aiuti internazionali la Tunisia non riuscirà ad andare avanti, al punto che non ha neanche i fondi per far funzionale la macchina amministrativa dello Stato. Da qui la necessità di negoziare un nuovo prestito con il Fondo monetario internazionale”.

SAIED FA LA VOCE GROSSA CON L’FMI E IL PAESE RISCHIA IL DEFAULT

Ma il deteriorarsi dei principi democratici ha portato a “uno stallo tra Tunisi e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che rischia di far precipitare il paese verso il default”, scrive l’ISPI.

Il presidente tunisino, infatti, ha detto chiaramente di non essere disposto ad accettare il piano di riforme richieste dall’Fmi in cambio di un prestito da 1,9 miliardi di euro: “Non accetteremo diktat che porterebbero a un aumento della povertà, sono inaccettabili”. Il populista Saied contesta in particolare il taglio dei sussidi che, secondo lui, provocherebbero “una rivolta sociale”.

L’INCREDIBILE POPOLARITÀ DI SAIED

Non stupisce dunque che, nonostante le persone siano sempre più povere, la sua popolarità continui incredibilmente a non risentirne. Secondo un sondaggio di Emrhod Consulting citato dall’analista Lorenzo Fruganti dell’ISPI MENA Centre, “se si andasse al voto domani il presidente tunisino otterrebbe una maggioranza che gli consentirebbe di vincere al primo turno delle elezioni presidenziali”.

“L’indice di gradimento per il suo operato, seppur in forte calo rispetto all’82% di agosto 2021, si attesta infatti intorno al 52%, dopo aver guadagnato quattro punti percentuali tra dicembre 2022 e febbraio 2023. Inoltre, – riferisce l’ISPI – più del 60% dei tunisini si è detto ottimista per il futuro del paese, contro il 28% di pessimisti”.

Interessante anche un sondaggio, commissionato da Bbc su oltre 23mila cittadini arabi, da cui emerge che nella regione cresce la convinzione che democrazia significhi fragilità economica.

CRESCONO XENOFOBIA E NUMERO DI MIGRANTI CHE VOGLIONO PARTIRE

Alla drammatica situazione economica si aggiunge, infine, la questione dei migranti, sia di coloro che vivono in Tunisia sia di coloro che vogliono partire, spinti ora a maggior ragione non solo perché le loro condizioni sono peggiorate ma perché la xenofobia nel Paese sta crescendo sempre di più, anche a causa di alcune dichiarazioni razziste, che richiamano la teoria della sostituzione etnica, pronunciate dallo stesso Saied.

Intanto, un “non paper” riportato dall’Ansa afferma che “la Commissione europea sta lavorando a un sostanzioso pacchetto di assistenza macro-finanziaria alla Tunisia, complementare all’accordo con il Fmi”.

“Il documento fa espressamente riferimento alla prevenzione delle partenze di migranti irregolari, anche grazie al varo nel 2023 di ‘un partenariato operativo contro il traffico di esseri umani’, sul quale Bruxelles sta lavorando e si spera possa essere varato entro la fine di aprile. L’approccio – conclude l’agenzia di stampa – comprende anche una ‘cooperazione sui ritorni e sulle riammissioni’ nonché il rafforzamento dell’offerta per la migrazione legale, come l’iniziativa della Talent Partnership”.

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