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Tonnies: segreti e macelli della società tedesca focolaio Covid in Germania

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Fatti, numeri e polemiche su Tonnies, il gruppo tedesco proprietario del più grande mattatoio d’Europa ora focolaio che preoccupa la Germania

 

In Germania, nella regione del Gütersloh e nel vicino distretto di Warendorf, è tornato il lockdown. Divieto di uscire di casa se non per necessità, scuole e nidi chiuse. L’obiettivo è fermare il contagio che è partito dal mattatoio della Tonnies, a Rheda-Wiedenbrueck.

OLTRE 1500 CONTAGI NEL MATTATOIO

Nel mattatoio della Tonnies, ora chiuso a tempo indeterminato, sono stati riscontrati oltre 1.550 contagi ed oltre 6.500 persone, tra operai e famiglie, sono state messe in quarantena, con l’obiettivo di limitare il più possibile la diffusione del Covid-19.

AZIENDA SI ASSUME RESPONSABILITA’

L’azienda pagherà i tamponi per tutti gli interessati e, pubblicamente, si è assunta la responsabilità su quanto succede in queste ore.

Clemens Tonnies, proprietario del gruppo, ha dichiarato su Twitter: “Accettiamo le nostre responsabilità”.

DUE DISTRETTI IN LOCKDOWN

Il premier del Nordreno-Vestfalia, Armin Laschet, per paura che il contagio passa essere uscito anche al di fuori dell’impianto di lavorazione della carne, ha deciso di ripristinare il lockdown nella circoscrizione dove sorge l’impianto, Gütersloh, e nel vicino distretto di Warendorf. Ad essere sottoposte alle misure restrittive sono 560.000 persone.

I NUMERI DEL MATTATOIO

Il focolaio è scoppiato nel più grande mattatoio della Germania: l’azienda, come si legge dal sito, detiene il 27% del mercato della carne di maiale e nel 2019 ha generato un fatturato complessivo di 7 miliardi di euro, in un mercato di trasformazione della carne nazionale che vale 42,5 miliardi.

OPERAI PROVENIENTI DA 87 NAZIONI

L’azienda conta, nel suo complesso, 16.000 dipendenti che lavorano in 29 stabilimenti. Nell’impianto di Rheda-Wiedenbrueck (ma non solo), secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli operai sono infatti “Gastarbeiter”, ovvero provenienti da 87 nazioni, in maggioranza polacchi e rumeni.

Gli operai, spiega il quotidiano, sono “assunti per conto di Tönnies da società sub-appaltatrici con salari notevolmente inferiori al minimo garantito vigente in Germania”.

VIVONO IN CONDIZIONI PRECARIE

Sul banco degli imputati per il focolaio nato nel mattatoio di maiali ci sono le condizioni precarie in cui vivono gli operai. “Vengono alloggiati in condizioni terribili in appartamenti super affollati, anche in 40 o 50, con un solo bagno, senza alcun rispetto delle minime regole d’igiene e sicurezza. Molto spesso privi di automobile, vengono trasportati dalle imprese che li impiegano ammassati in piccoli bus o furgoni”, riporta il Corriere della Sera.

LA DENUNCIA DI SCORDAMAGLIA

Ha denunciato nei giorni scorsi Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia:  “La diffusione del Covid in quegli impianti è legata al fatto che da sempre in Germania si utilizzano cooperative dell’Est Europa che si spostano da un macello all’altro in condizioni e standard di lavoro in Italia assolutamente non consentiti. Se confrontiamo questi dati tedeschi con quelli delle principali industrie delle carni italiane localizzate in regioni ad alto rischio per i contagi come Lombardia ed Emilia, che sono anche le più grandi d’Europa, vediamo che nelle nostre aziende il fenomeno delle infezioni è stato praticamente inesistente con tassi di incidenza nei lavoratori inferiori, anche nel massimo dell’emergenza Covid, alla media delle stesse province. Controlli più seri e frequenti e diversi standard lavorativi spiegano tale differenza. Con buona pace di pseudo virologi che già si affannavano a spiegare che il freddo era l’elemento predisponente e ad annunciare seconde ondate senza conoscere i dati reali”.

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