Mondo

Tarantelle e capriole della sinistra su armi e difesa

di

Guerini

Il corsivo di Giuseppe Gagliano

Chi ancora – ingenuamente – fosse convinto che la sinistra sia estranea, se non addirittura ostile, al mondo militare e, nello specifico al mondo dell’industria militare, commetterebbe un errore di dimensioni apocalittiche.

Infatti il Pd – formalmente erede del Pci avamposto del Patto di Varsavia in Europa – rappresenta uno dei baluardi non solo della Nato ma in generale della politica estera americana e della politica industriale di difesa del nostro paese.

Resta naturalmente un enigma come l’Arci – da sempre legata a questo partito -possa poi promuovere su tutto il territorio nazionale iniziative  che vanno in senso esattamente contrario.Probabilmente si tratta di dialettica politica interna. Probabilmente si tratta di pluralismo. Probabilmente…

Stavamo parlando del Pd.Ci riferiamo per esempio a Marco Minniti che guida la Fondazione «Med-Or» di Leonardo, l’ex Finmeccanica controllata per il 30% dal ministero dell’Economia; ci riferiamo a Nicola Latorre ex strettissimo collaboratore di Massimo D’Alema,  già presidente della commissione Difesa del Senato e che oggi guida come direttore generale l’Agenzia Industrie Difesa nominato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd).

Ma certamente il personaggio più illustre è appunto Guerini, attuale ministro della Difesa, atlantico di ferro che durante il recente incontro Nato tenutosi tra il 17 e 18 febbraio ha garantito che il nostro paese si impegnerà a destinare almeno il 20% della spesa militare all’acquisto di nuovi armamenti.

Ma altrettanto significativo è il suo intervento su Defense news in cui ha sottolineato come l’industria della difesa, in un mondo caratterizzato da incertezza sul piano geopolitico, costituisca una solida garanzia sia per rilanciare la nostra economia sia di occupazione.

Insomma l’industria della difesa è certamente una fonte di rilancio economico ma anche un investimento per le generazioni future.

Un’impostazione che è stata nuovamente ribadita il 9 marzo presso le commissioni Difesa di Camera e Senato in cui ha avuto modo di sottolineare la necessità di valorizzare l’industria della difesa italiana proprio per garantire una leva strategica per l’economia nazionale.

Per quei lettori che ingenuamente pensassero che la produzione di armi serve solo a garantire la crescita economica sarebbe utile ricordare – non senza ironia – che le armi in primo luogo servono per fare la guerra, sia difensiva sia offensiva. Chissà cosa ne pensa l’onorevole Lia Quartapelle del suo collega Guerini.

Difficile non osservare che il Pd è veramente una sorta di Giano bifronte.

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