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Superlega, i top club avidi e i burocrati Uefa

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Uefa

La Superlega non sarà la soluzione e in sé è un’idea orripilante. Veder giocare sempre le stesse squadre finirà per annoiare tutti. Però è altrettanto vero che senza quei top club lo spettacolo non esiste più. Il corsivo di Tullio Fazzolari

 

Per cortesia non facciamoci prendere in giro. E non illudiamoci di difendere nobili ideali. Nella guerra tra Uefa e Superlega lo sport c’entra assai poco. L’unico pallone in gioco in questa partita sono i soldi e chi ne controlla la maggior parte.

È un derby in cui non ci sono buoni e cattivi. Più o meno sono tutti e soltanto maligni: da un lato i business men dei grandi club, dall’altro i burocrati degli organismi federali.

Una guerra del genere, nel nostro piccolo, l’abbiamo vista in Italia negli anni ’80.

Il grosso dei ricavi dello sport nazionale era rappresentato dal totocalcio. Il costo dello spettacolo lo sostenevano interamente le squadre che però dovevano campare quasi esclusivamente con la vendita dei biglietti allo stadio.

I soldi del totocalcio andavano al Coni che giustamente finanziava tutti gli altri sport. Bisognava darne un po’ di più alle squadre ormai sull’orlo del fallimento.

Ma vinsero i burocrati del Coni e i club si buttarono a capofitto su sponsorizzazioni e diritti tv.

Il dato di partenza è abbastanza simile.

Dopo un anno di pandemia e senza nemmeno quel poco di cash flow dei ricavi da stadio, la maggior parte dei top club europei è alla canna del gas e deve trovare altri introiti.

La Superlega non sarà la soluzione e in sé è un’idea orripilante. Veder giocare sempre le stesse squadre finirà per annoiare tutti. Però è altrettanto vero che senza quei top club lo spettacolo non esiste più.

Ci si abbona a Sky o Dazn per vedere Liverpool e Real Madrid e non per Cluj o Stella Rossa.

In altre parole una grossa parte dei ricavi si sposterebbe dai tornei Uefa alla Superlega.

I top club hanno lanciato l’iniziativa con arroganza.

L’Uefa sta reagendo in maniera stizzosa e scomposta come un bambino che viene privato del giocattolo.

Tutto si risolverebbe se la Superlega fosse un torneo in più oltre a quelli già esistenti portando così nuove risorse. Ma è un’impresa tutt’altro che semplice.

Tutto potrebbe risolversi anche se top club e Uefa si comportassero diversamente da Coni e squadre italiane negli anni ’80. E cioè sedendosi a un tavolo per riorganizzare Champions ed Europa League e ridefinire più razionalmente la spartizione delle risorse.

Ovvero fare a meno di qualche squadra cipriota di cui s’ignorava l’esistenza per assegnare più fondi al Barcellona o al City.

Neanche questo sarà facile per via degli equilibri interni dell’Uefa.

Tutto lascia pensare che sarà un estenuante braccio di ferro.

Ma senza un accordo fra Uefa e top club il calcio ne uscirà non soltanto diviso ma dimezzato.

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