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Ecco i piani americani per la base di Sigonella

Sindrome Avana

Cosa fanno gli Stati Uniti nella base militare di Sigonella per rafforzare le operazioni in Africa. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Secondo quanto riferito dal periodico online americano Stripes, allo scopo di rafforzare il supporto aereo nell’operazione militare africane presso la base militare di Sigonella – nello specifico all’operazione Naval Air Station – è stato inviato uno squadrone di velivoli del corpo dei marines che va ad aggiungersi all’Helicopter Sea Combat Squadron 28 della Marina, arrivato ad agosto.

Questo nuovo dispiegamento del dispositivo militare americano serve naturalmente per proiettare la politica potenza americana in Africa e deve essere inquadrato in un contesto assai preciso.

Nel mese di dicembre proprio uno di questi squadroni aveva preso parte ad un addestramento congiunto con la 173a Brigata di fanteria Combat Team (Airborne) e l’aeronautica statunitense, presso la base aerea italiana di Aviano, in Friuli Venezia-Giulia.

Sotto il profilo geostrategico – come sottolineato da V. K. Boulding nel 1989 nel suo testo fondamentale Conflict and Defense: A General Theory – la capacità di proiezione e cioè la capacità di uno Stato di dimostrare la sua potenza o di intervenire con forze militari significative lontano dal territorio nazionale per appoggiare la sua politica estera e per difendere i suoi interessi è assolutamente decisiva all’interno di un conflitto nel quale le forze navali o terrestri svolgono un ruolo di grande rilevanza.

Proprio per questa ragione il mantenimento di infrastrutture navali o aerea consente ad un Paese – in questo caso gli Stati Uniti – di avere una sorta di estensione della forza presente sul territorio nazionale riducendo in questo modo i fattori negativi che potrebbero presentarsi in assenza di ampie e capillari infrastrutture militari.

Il rafforzamento del dispositivo americano in Sicilia va tuttavia anche inquadrato – quindi non solo – nel contesto della guerra economica fra Cina e Stati Uniti.

Tuttavia non va dimenticato che la controffensiva americana è finalizzata anche a impedire che Pechino possa prendere il controllo di Gibuti – a Gibuti infatti è presente la base di Tadjoura –, dove gli Stati Uniti, insieme a Giappone e Francia, sono presenti con basi militari fondamentali per il controllo del Corno d’Africa.

Come è infatti noto, Gibuti si trova all’ingresso del mar Rosso, in una zona dove passa il 40% del traffico merci del mondo ed inoltre costituisce una infrastruttura fondamentale dal 2007 per gli USA per contrastare il terrorismo islamico. Infatti da Gibuti decollano i droni che attaccano Al Qaeda nello Yemen e gli Shabaab in Somalia.

Inoltre la Cina, attraverso la China Merchant Holdings International, ha acquistato il 23,5 per cento delle azioni del Porto di Gibuti per 185 milioni di dollari con lo scopo di farne uno dei grandi snodi globali del commercio internazionale.

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