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Gli Stati Uniti temono davvero il sorpasso militare della Cina?

Sindrome Avana

Si moltiplicano le dichiarazioni preoccupate dei militari americani sui progressi della Cina nello spazio e nella missilistica. Il sorpasso è davvero imminente o si tratta di una tattica? L’approfondimento di Marco Dell’Aguzzo

In un recente articolo per il Washington Post, l’analista Josh Rogin ha riportato alcune dichiarazioni del generale americano David Thompson, vicecapo delle operazioni spaziali della Space Force, la branca delle forze armate dedicata al presidio dello spazio creata da Donald Trump a fine 2019.

LA GUERRA-OMBRA NELLO SPAZIO

In quell’articolo Thompson descrive una sorta di guerra-ombra continua, da parte di Cina e Russia, ai danni degli Stati Uniti nello spazio. “Ogni singolo giorno”, spiega il generale, Mosca e Pechino attaccano e disturbano i satelliti americani utilizzando laser e jammer o lanciando cyberattacchi. Sono tutti attacchi “reversibili”, cioè che non lasciano danni permanenti agli apparecchi: non si tratta dunque di manovre classificabili come attacchi di guerra, ma non sono nemmeno semplici molestie.

LA CINA SORPASSERÀ GLI STATI UNITI NELLO SPAZIO?

Thompson sostiene che i cinesi siano “molto più avanti” dei russi in quanto a capacità spaziali. Talmente avanti che nel giro di qualche anno potrebbero superare anche gli Stati Uniti. Il generale dice a Rogin che Pechino sta mettendo in orbita satelliti a un ritmo doppio rispetto a quello americano. “Siamo ancora i migliori al mondo”, rassicura, “ma dovremmo preoccuparci entro la fine di questo decennio, se non ci adattiamo”.

PERCHÉ LO SPAZIO È STRATEGICO

Lo spazio è un dominio di competizione tra le potenze dal grande valore strategico. È importante per la competitività e l’economia delle nazioni: dall’orbita partono infatti servizi di connettività, di gestione della logistica e di innovazione agricola (il precision farming), senza considerare il nascente settore del turismo.

Lo spazio è ricco di risorse da rivendicare: le rocce possono contenere metalli utili; i ghiacci significano acqua, e dunque idrogeno e ossigeno (per i carburanti e per la respirazione extra-terrestre).

Lo spazio è cruciale per la sicurezza: i satelliti permettono di monitorare le infrastrutture critiche e di osservare le mosse dei governi avversari; per l’orbita, poi, viaggiano quei missili ipersonici che invalidano le difese contraeree tradizionali.

IL NUOVO “MOMENTO SPUTNIK”

A proposito di missili ipersonici – che Cina e Russia, come gli Stati Uniti, stanno sviluppando -, anche in questo caso l’apparato militare americano sta mostrando grande preoccupazione per i progressi cinesi: la scorsa estate Pechino ha effettuato due diversi test di armi ipersoniche, avendo cura di renderli ben visibili agli occhi dei satelliti di Washington.

Poche settimane fa il generale americano Mark Milley, capo dello stato maggiore congiunto, disse di credere che, dopo le ultime sperimentazioni ipersoniche cinesi, gli Stati Uniti siano “molto vicini” al “momento Sputnik”: vale a dire quell’istante in cui prendono coscienza di essere rimasti indietro nello sviluppo militare e, quindi, in pericolo.

Con quel termine, Milley è andato a evocare un periodo preciso e cruciale della Guerra fredda, quando nel 1957 l’Unione sovietica – allora la concorrente globale di Washington – lanciò il satellite Sputnik e l’America temette di perdere la corsa allo spazio. Da quel momento gli sforzi aumentarono e i finanziamenti economici al programma spaziale pure: nel luglio 1969 gli astronauti americani poggiarono i loro piedi sulla Luna e gli Stati Uniti finirono per vincere sia la corsa allo spazio che la Guerra fredda.

IL SENSO DELLA RETORICA DEL SORPASSO

La Cina non è l’URSS, né la competizione odierna può essere considerata una nuova Guerra fredda. Ma il richiamo a quei tempi e a quelle sensazioni di paura e di inferiorità è funzionale. Benché le ambizioni globali e i progressi militari cinesi siano innegabili, non è detto che il generale Milley pensi davvero che il primato americano rischi di svanire dall’oggi al domani.

A prescindere dalla veridicità, infatti, la sua retorica è funzionale: serve ad accendere l’attenzione dell’opinione pubblica domestica, a convincere la politica a stanziare più risorse alla difesa, a spronare gli alleati di Washington nel mondo a schierarsi contro Pechino.

Non è chiaro chi, tra America e Cina, sia più avanti per capacità ipersoniche. Anche perché le tecnologie di questo tipo non sono tutte uguali. I test, di conseguenza, non sono sempre paragonabili.

THOMPSON COME MILLEY?

Non è chiaro nemmeno se la Cina sia davvero così vicina all’America nello spazio. Le frasi di Thompson, per l’impostazione e il tono allarmistico, ricordano insomma quelle di Milley.

LA CORSA AI CANTIERI NAVALI

In un rapporto presentato al Congresso, il dipartimento della Difesa ha fatto notare come la Cina sia il paese che produce più navi sulla base del loro tonnellaggio. L’allerta, stavolta, riguarda un altro dominio cruciale nella competizione tra le due potenze: quello marittimo. Anche in questo caso, l’allarme degli apparati militari sulla imminente e presunta perdita della supremazia navale (che va oltre il mero numero di navi possedute) serve a ottenere più fondi per la cantieristica.

Un gruppo bipartisan di deputati ha in effetti proposto un pacchetto da 25 miliardi di dollari, chiamato SHIPYARD Act, per l’aggiornamento dei cantieri navali americani, sia privati che pubblici.

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