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Spagna, il governo Sánchez ingesserà il mercato del lavoro? Analisi

di

Sánchez

L’analisi di Marco Bolognini, socio fondatore dello studio Maio Legal ed editorialista di Expansion, sul nuovo governo in Spagna

La riconferma di Pedro Sánchez come presidente del governo spagnolo, è frutto delle incessanti trattative portate avanti nelle scorse settimane con diversi partiti minoritari – di matrice principalmente regionalista – tra cui spicca certamente ERC, la formazione catalana di estrema sinistra, repubblicana ed indipendentista.

Gli effetti probabili che avrà, questo curioso patchwork di partiti, sulle scelte di governo, si possono riassumere nei seguenti punti:

– Il dicastero del Lavoro verrà verosimilmente offerto a Podemos, come da accordi intercorsi tra i socialisti e la compagine di Pablo Iglesias. Ciò significherà che aumenteranno leggermente i contributi (specie per quanto concerne le “partite IVA”) e probabilmente verrà fatto un qualche tentativo di modifica della legge varata dal Governo Rajoy nel 2012 e che rese ben più flessibile il mercato del lavoro. In particolare, uno degli elementi portanti della riforma era la prevalenza dei contratti collettivi d’impresa su quelli settoriali, in certe circostanze. Pare che, a questo proposito, Podemos darà battaglia per invertire l’ordine delle priorità.

Ciononostante (ed è importante sottolinearlo), è d’obbligo essere realistici e dunque pensare che nulla di tutto ciò avverrà – almeno non in maniera drastica e traumatica – giacché Sánchez va a presiedere un governo schiettamente europeista. A tale proposito, proprio le autorità europee, a più riprese, si sono già espresse fortemente a favore della riforma del mercato del lavoro del 2012.

– Il Governo Sánchez, legato a doppio mandato ai voti di micro-partiti regionalisti (qui escludiamo ERC, che merita un discorso a parte), dovrà concedere loro una serie di prebende.

Vediamo l’aspetto positivo di quella che potrebbe sembrare una situazione precaria: ciò si tradurrà (anche) in attività economica in zone periferiche: leggasi nuove commodities in zone rurali o periferiche, nuovi servizi e, in generale, nuove opportunità di fare impresa in aree non principali della penisola iberica (treni? Alta velocità? Reti di connessione? Microimprese e fondi locali di investimento?).

– ERC sosterrà – via astensione – il governo Sánchez ma i nodi, prima o poi, arriveranno al pettine: quando l’organizzazione di Oriol Junqueras abbandonerà le buone maniere costituzionali e avanzerà le proprie richieste probabilmente inaccettabili per il Partito Socialista (leggasi referendum per l’autodeterminazione et similia), arriverà il momento del collasso del governo, e si tornerà – verosimilmente – alle urne.

Quanto potrà durare questa pax istituzionale tra i socialisti e ERC? Almeno fino a una ri-definizione delle posizioni carcerarie dei leader di ERC, e comunque finché verranno fatte piccole concessioni governative alle velleità indipendentiste, concessioni che non dovranno comunque infiammare l’elettorato del PSOE.

– In generale, è probabile che il Governo Sánchez prosegua il cammino, in quanto a politiche economiche, già intrapreso durante il primo mandato.

La quasi certa riconferma di Nadia Calviño come superministra dell’Economia, è una garanzia in questo senso. Donna di grande capacità gestionale ed avvezza alle logiche di mercato, gode di notevole apprezzamento a Bruxelles. Inoltre, dovrebbe essere confermata anche la Ministra uscente per la Transizione Ecologica – Teresa Ribero – che sicuramente ha dimostrato di saper indirizzare il Paese verso una riconversione “verde”, moderna e purtuttavia produttiva (economicamente fattibile).

Resta ora da vedersi quali saranno gli altri nomi che verranno ricompresi, da Pedro Sánchez, nella squadra di Governo, e questo fattore ci darà ulteriori indicazioni sugli orientamenti del nuovo Esecutivo. A livello di puro gossip, sembrerebbe ormai certo che il Consiglio dei Ministri sarà anche “una questione di famiglia” per il leader di Unidas Podemos, Pablo Iglesias. La sua compagna sentimentale Irene Montero occuperà infatti un dicastero e lui, codino al vento, la Vicepresidenza. Si usa dire che è meglio non lavorare con il coniuge per non logorare il rapporto: anche in questo caso, staremo a vedere.

Marco Bolognini, socio fondatore dello studio Maio Legal, con sedi a Madrid, Siviglia, Vigo, ed editorialista di Expansion

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