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Sinopharm, il vaccino cinese (non valido per il Green Pass Ue) punta all’Africa. Dossier Marocco

Quanto Guadagnano Big Pharma

Il Re del Marocco ha annunciato un accordo per produzione e distribuzione in Marocco del vaccino anti Covid-19. Tra le diverse intese spicca quella con il gruppo cinese Sinopharm, ma il primo ministro dice che… Tutti i dettagli (non solo sul Marocco)

I vaccini cinesi saranno prodotti anche in Marocco. La via della seta sanitaria, il progetto di espansione diplomatica cinese in salsa sanitaria, mette a segno altri due colpi. Da un lato ha annunciato che i vaccini di Sinopharm saranno prodotti anche in Marocco e dall’altro ha celebrato un milione di dosi prodotte in Egitto, paese in cui la produzione di sieri anti covid è iniziata dallo scorso gennaio. Il Marocco, del resto, è in cima alla lista dei paesi africani che hanno somministrato più vaccini con 10 milioni di dosi iniettate, sebbene resti un grosso scarto tra la prima e la seconda.

La diplomazia cinese in Africa

La diplomazia sanitaria della Cina in Africa ha radici solide. Il primo gruppo di medici cinesi fu inviato in Algeria nel 1963, ne seguirono altri negli anni successivi, più di 15.000 medici in 47 paesi. I medici facevano spesso parte di una collaborazione più ampia ed erano percepiti come una necessità più politica che sanitaria. Nel corso degli ultimi 20 anni la Cina è diventata il maggior partner commerciale e il maggior creditore dei paesi africani.

I vaccini cinesi prodotti in Egitto

Il Consigliere di Stato cinese e ministro degli esteri Wang Yi è in visita nel continente africano. Due giorni fa, insieme al ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, ha partecipato a una cerimonia per celebrare la produzione congiunta di 1 milione di dosi di vaccini anti Covid-19 nel Paese nordafricano. Lo scorso dicembre le due parti hanno sottoscritto una lettera d’intenti per la cooperazione nella produzione del vaccino Covid-19, una società cinese si è impegnata con una egiziana con la firma di un accordo e ha inviato squadre tecniche in Egitto per facilitare la produzione locale del farmaco. Appena sei mesi dopo, il vaccino cinese è stato ufficialmente messo in produzione in Egitto e ha raggiunto in poco tempo quota 1 milione di dosi.

Egitto primo paese africano nella produzione dei vaccini cinesi

La produzione del primo lotto di vaccini ha portato l’Egitto a diventare il primo Paese del continente africano nella produzione del vaccino cinese contro il Covid-19. Il coinvolgimento dell’Egitto è un altro passo importante per il rafforzamento della collaborazione tra Cina e uno dei paesi più avanzati del continente africano. Inoltre faciliterà la diffusione del vaccino anche in Africa andando a colmare il divario di immunità.

Accordo tra il Marocco e Sinopharm

Lo scorso 5 luglio il Re del Marocco Mohammed VI ha annunciato di aver raggiunto un accordo relativo alla produzione e distribuzione in Marocco del vaccino contro il Covid-19. Tra le diverse intese spicca quella con Sinopharm, il Gruppo Farmaceutico Nazionale Cinese che per produrre il suo vaccino anti-Covid direttamente nel Regno del Nord Africa collaborerà con la società farmaceutica marocchina Sothema, di proprietà statale. Il contratto sottoscritto prevede la fornitura da parte dello Stato marocchino di impianti industriali della SOTHEMA per la produzione del vaccino cinese. Gli investimenti si aggireranno intorno ai 421 milioni di euro per produrre 5 milioni di dosi al mese, cifre che aumenteranno progressivamente rendendo il Marocco uno dei primi Paesi africani a produrre in loco i vaccini anti-Covid. La collaborazione in campo sanitario tra Rabat e Pechino era iniziata nel 2020 quando, con un accordo con Sinopharm, il Marocco aveva acconsentito alla sperimentazione clinica su 600 volontari marocchini del vaccino cinese in fase III. L’accordo prevedeva anche l’accesso prioritario a 10 milioni di dosi del vaccino stesso entro la fine dell’anno

Espansione dell’influenza marocchina nel continente attraverso la Cina

Il progetto, oltre a promuovere la sovranità sanitaria del Regno di fronte alle dipendenze esterne, mira a espandere l’influenza marocchina nel continente africano. La Cina sarà lo sponsor del prestigioso progetto egiziano e lo sfrutterà strategicamente per facilitare i propri interessi in Africa, di cui è ormai il principale partner commerciale. Il governo di Rabat punta a guadagnare prestigio in chiave diplomatica, accrescendo le capacità di soft power in modo da riuscire a contrastare le ambizioni di espansione dell’Algeria verso il Sahel e l’Africa Occidentale.

L’allarme del primo ministro

Nonostante l’ampia diffusione del Sinopharm, il vaccino cinese la cui efficacia suscita tuttavia perplessità, il Regno nordafricano potrebbe registrare una media di 8 mila casi al giorno ad agosto, il picco più alto mai registrato da inizio pandemia, se non verranno prese subito misure di contenimento dei contagi. A lanciare l’allarme è stato ieri il primo ministro marocchino, Saadeddine el Othmani, sottolineando che il Comitato scientifico ha proposto l’applicazione di misure più stringenti per contrastare la diffusione dell’epidemia. Da parte sua, il governo marocchino si riserva di decidere di introdurre nuove misure con gradualità e di valutare eventualmente l’andamento dell’epidemia nelle prossime tre settimane. L’ultima parola, peraltro, spetta al re Mohamed VI. Ma secondo quanto riferisce il quotidiano “Al Yaoum 24”, il premier ha aggiunto che se i casi continueranno ad aumentare seguendo questo andamento, l’introduzione di nuove misure contenitive sarà inevitabile.

Vaccini in Africa: le importazioni da Cina, India e Russia

Il programma COVID-19 Vaccine Global Access (Covax), nato dalla collaborazione tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), UNICEF, Gavi e Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), punta a portare i vaccini anche nei paesi meno economicamente sviluppati per diminuire il divario nell’accesso alla vaccinazione. L’iniziativa copre la grande maggioranza degli Stati africani. I vaccini distribuiti tramite questa iniziativa hanno raggiunto 22 Stati tra i quali la Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo. L’Africa si approvvigiona di vaccini anche attraverso l’import diretto da India, Russia e Cina. La Cina ha attuato un programma di donazioni di vaccino Sinopharm che finora copre ben 13 Stati: Egitto, Algeria, Marocco, Niger, Benin, Guinea, Sierra Leone, Djibouti, Guinea Equatoriale, Gabon, Namibia, Mozambico e Comoros.

Validità del vaccino cinese in Europa

Dal 1° luglio è stato introdotto in Europa il Green Pass, il certificato grazie al quale si può circolare senza le restrizioni che abbiamo imparato a conoscere. La validità del green pass è di sei mesi per chi è guarito dal Covid e 48 ore per chi ha effettuato un tampone con esito negativo. Per chi è vaccinato è  di nove mesi dal completamento della vaccinazione, quindi dalla seconda dose per i vaccini che la prevedono. Chi ha fatto il vaccino Astrazeneca avrà un certificato vaccinale valido per circa un anno, cioè da quindici giorni dopo la prima dose a nove mesi dopo la seconda. Per i vaccinati con Pfizer e Moderna la durata si aggirerà attorno ai dieci mesi, mentre per quelli in cui è prevista un’unica dose Johnson&Johnson la durata è di poco più di nove mesi. È possibile anche attestare la vaccinazione con vaccini non approvati dall’Ema, come Sputnik o Sinopharm, utilizzati ad esempio in Ungheria: in questo caso, però, spetterà ai singoli Stati membri decidere se accettarli o meno.

In Italia il vaccino cinese non vale

Il pass ha un omologo nazionale, che può essere usato per transitare tra regioni di colore diverso.  Tale documento è valido dal 15esimo giorno successivo all’inoculazione della prima dose di uno dei vaccini riconosciuto dall’Aifa, dunque uno tra Pfizer, Moderna, Vaxzevria (AstraZeneca) o Janssen (Johnson&Johnson). Non ha valore, dunque, la vaccinazione effettuata con vaccini differenti.

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