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Vi spiego i subbugli in America sulla sindrome dell’Avana. Parla l’analista Fabbri

Russia Cina

“Gli apparati americani hanno interesse a rendere pubblica quella che ritengono una responsabilità russa nella sindrome dell’Avana perché temono che l’amministrazione politica possa trovare un accordo con il Cremlino”, dice l’analista geopolitico Dario Fabbri a Startmag

 

Giovedì il Wall Street Journal ha dato notizia di quattro nuovi casi sospetti di “sindrome dell’Avana”, il malessere – del quale si sa molto poco – che negli ultimi cinque anni ha colpito centinaia di funzionari americani tra Cuba, America del sud, Europa e Asia.

Nella lista dei disturbi causati dalla sindrome rientrano il mal di testa, la nausea, i problemi all’equilibrio e i vuoti di memoria. Le cause non sono chiare, ma l’intelligence degli Stati Uniti ipotizza che alla base del malessere vi siano delle onde elettromagnetiche, direzionate verso gli edifici consolari di Washington nel mondo tramite apparecchi non identificati. Dettaglio significativo: i servizi americani pensano che la responsabilità di questi ipotetici attacchi sia della Russia.

La geopolitica dietro la sindrome dell’Avana

“Non so stabilire se dietro alla sindrome dell’Avana vi sia davvero un’arma, nessuno può farlo”, dice a Start Magazine Dario Fabbri, analista geopolitico ed esperto di Stati Uniti. “Quello che mi pare rilevante, piuttosto, è che i servizi degli Stati Uniti affermino che, qualora di un’arma si trattasse, gli unici al mondo ad avere i mezzi per realizzarla sarebbero i russi”.

“Il dato geopolitico è questo”, prosegue Fabbri. “Non è un caso che gli Stati Uniti stiano rilanciando il tema proprio ora, in un momento di duro negoziato con la Russia” per la crisi militare al confine con l’Ucraina. Negoziati che non hanno prodotto, almeno al momento, risultati concreti.

Fabbri non crede che armi neurologiche capaci di indurre malesseri come nel caso della sindrome dell’Avana, se questa dovesse essere l’origine, siano un’esclusiva russa. “Armi di questo tipo non sono fantascienza, per niente. Penso che tutte le principali potenze del pianeta ne siano in possesso”.

Perché gli Stati Uniti danno la colpa alla Russia, e non alla Cina?

Perché allora l’America restringe così tanto, a un attore appena, la lista dei possibili responsabili? Perché addossa la colpa alla Russia e non – per esempio – alla Cina, che in questo momento è il principale rivale geopolitico di Washington?

“Perché è come se gli americani avessero diviso i campi”, spiega Fabbri: “È come se, in una fase in cui di questioni aperte con la Cina ce ne sono già tante, non volessero aggiungerne di nuove. Avere accusato i cinesi della creazione o della diffusione accidentale del coronavirus è abbastanza”.

Gli apparati militari contro la Casa Bianca

“È più utile”, continua l’analista, “far ricadere la vicenda della sindrome sulla Russia. Per diversi motivi, generali e contingenti. Sul piano generale, per gli Stati Uniti è sempre utile avere un’arma narrativa contro i russi. Su quello contingente, invece, questi attacchi si accavallano ai negoziati con Mosca” sulla questione ucraina e dell’allargamento della NATO.

C’è poi una terza ragione, precisa Fabbri. “Gli apparati americani hanno interesse a rendere pubblica quella che ritengono una responsabilità russa, e a diffonderla sui quotidiani, perché temono che l’amministrazione politica possa trovare un accordo con il Cremlino”. E temono, di conseguenza, che un’intesa tra Washington e Mosca possa mettere a rischio il predominio americano sull’Europa.

“Gli apparati pensano che quello europeo sia il continente più importante al mondo, che conti anche più dell’Asia sul piano economico e culturale”, dice Fabbri. “E dunque temono che, aprendo alla Russia, gli Stati Uniti vedrebbero minacciata la loro influenza ed egemonia sull’Europa, perché una Russia slegata dal contenimento americano potrebbe stringere patti con la Francia, l’Italia e forse anche la Germania”.

Schizofrenia strategica?

A Washington c’è una differenza di visione tra l’amministrazione politica e gli apparati militari. “L’amministrazione politica un accordo con la Russia lo farebbe: voleva farlo Barack Obama, voleva farlo Donald Trump e forse potrebbe anche Joe Biden”. Ma gli apparati sono contrari.

Da un punto di vista strategico, dice Fabbri, che ha lasciato da pochi giorni Limes, agli Stati Uniti converrebbe aprire alla Russia e sfruttarla contro la Cina: “proprio come fece Kissinger, facendo sponda con la Cina contro l’URSS. Ma oggi non succederà, a meno che la Cina non dovesse arrivare a mettere gli Stati Uniti con le spalle al muro. In caso contrario, l’America continuerà a tenersi due nemici”.

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